C’era o no una questione ebraica in Europa? Come siamo arrivati al punto che solo parlarne “Storicamente” sembra un oltraggio alle vittime della Shoah? Perchè nei libri di storia si parla così raramente dell’usura e del Talmud?

C’era o no una questione ebraica in Europa?

 

 

La storia che ci viene raccontata a partire dal 1945, fin dai banchi di scuola, è una storia dove si vedono gli effetti ma nessuno parla delle cause. Si dice che esisteva l’antisemitismo; che Hitler non l’ha inventato, ma che lo ha solo perfezionato e portato alle estreme conseguenze; che non solo in Germania, ma un po’ in tutta Europa esistevano sentimenti di preclusione, diffidenza, ostilità verso gli ebrei, benché questi vivessero nei rispettivi Paesi da molti secoli; e che di tanto in tanto i malumori sociali venivano dirottati contro le comunità ebraiche, specie nell’Europa orientale. Non si parla mai delle ragioni, giuste o sbagliate che fossero, di tali sentimenti negativi e di tali atteggiamenti ostili agli ebrei. I pochi libri di testo che lo fanno, si riallacciano direttamente al medioevo, all’Inquisizione (che non c’entra nulla), alla ben nota intolleranza della Chiesa cattolica: si dice che gli ebrei erano accusati collettivamente di essere deicidi, per la condanna a morte di Gesù Cristo, e che fin dall’inizio, cioè fin da quando l’Impero romano si era cristianizzato, con Teodosio, e poi durante i secoli delle Crociate e delle repressioni contro gli eretici, essi avevamo fatto le spese dei malumori e delle tensioni sociali, ed erano stati i capri espiatori perfino per la diffusione della peste nera nel XIV secolo. Non si prendono la briga, quei libri di testo, di fare alcuna distinzione fra l’antigiudaismo, che è un fatto religioso, e l’antisemitismo, che è una teoria biologica e razziale: si pretende di far risalire l’antisemitismo nazista all’antigiudaismo della cristianità medievale, e si tace bellamente sul fatto che i papi del Medioevo, e anche dei secoli successivi, furono i più validi difensori degli ebrei contro le violenze e gli eccessi che, di tanto in tanto, si verificavano ai loro danni.

 

 Oggi la Chiesa è in pratica infeudata all’ebraismo; il Vaticano II nasce in gran parte da un disegno del B’nai B’rith, in accordo con un gruppo di cardinali massoni e filo-giudei: oggi siamo al punto che solo parlare storicamente d’una questione ebraica sembra un oltraggio alle vittime della Shoah...

Raramente si parla dell’usura da loro praticata, come di cosa secondaria e quasi irrilevante; se lo si fa, è solo per evidenziare che ai poveri ebrei, vedendosi interdette le professioni liberali e la proprietà terriera, altro non restava da fare che prestar denaro a interesse. Il sorgere delle grandi banche all’alba del moderno capitalismo non viene collegato a tale pratica, così come non ci si sofferma a ricordare che la presenza ebraica nel grande capitale finanziario moderno era sproporzionatamente rilevante, in rapporto alla percentuale di popolazione ebraica sulla popolazione totale. Allo stesso modo, non si perde tempo a ricordare che la gran parte dei beni ecclesiastici confiscati alla Chiesa dalla Rivoluzione francese fu acquistata da banchieri e affaristi ebrei per delle somme ridicole, e che ciò condusse alla formazione di fortune immense, praticamente  dall’oggi al domani.

Marinus van Reymerswaele 1540. The Tax Collector
 L’usura e il sorgere delle grandi banche all’alba del moderno capitalismo? oggi non si perde tempo a ricordare che la gran parte dei beni ecclesiastici confiscati alla Chiesa dalla Rivoluzione francese fu acquistata da banchieri e affaristi ebrei per delle somme ridicole, e che ciò condusse alla formazione di fortune immense, praticamente  dall’oggi al domani!

Talmud.

In altre parole, si pretende di far studiare ai ragazzi la storia dell’antisemitismo, ma senza minimamente spiegare come sia nato e senza distinguerlo dall’antigiudaismo, che era un aspetto religioso

Sefer Torah della Synagoge Glockengasse (ricostruzione), Colonia. Il testo sacro ebraico è qui nella sua forma tradizionale di rotolo.

del cristianesimo, a sua volta originata dall’anticristianesimo degli ebrei, seguaci delTalmud(1) assai più che della Torah(2), cosa che ci si guarda bene dal dire loro; così come ci si guarda bene dal dire loro che, nel Talmud, non solo si copre d’insulti e di maledizioni Gesù Cristo, ma si afferma a chiare lettere che qualsiasi comportamento scorretto, sleale e immorale, severamente proibito nei confronti degli ebrei, diventa lecito, buono e santo se messo in opera nei confronti dei goyim, dei non ebrei; e che verrà il tempo in cui tutti i popoli dovranno piegare le ginocchia e chinare la fronte di fronte a loro, gli ebrei, il popolo eletto, che conoscerà un trionfo totale e definitivo grazie all’avvento del glorioso Messia ebraico, con il quale si concluderà la storia del mondo. Ma se, per sbaglio e per miracolo, non diciamo qualche libro di testo, il che è escluso, ma qualche professore, a suo rischio e pericolo, si azzarda e ricordare ai suoi studenti questi dati di fatto, e la cosa giunge ad orecchi esterni alla classe, il minimo che possa accadere all’imprudente (o all’impudente) è che vi sia una levata di scudi basata, se non proprio sull’accusa di fomentare l’odio razziale e religioso e di manifestare simpatie neofasciste e neonaziste, d’infierire contro le vittime e attenuare le responsabilità dei loro persecutori: come se essere vittime di qualcosa automaticamente liberi da qualsiasi responsabilità pregressa.

 

C’era o no una questione ebraica in Europa? Perchè nei libri di storia si parla solo dell’Olocausto evitando altri argomenti? Non si tratta di un silenzio casuale, bensì di una rigida auto-censura che la cultura poltically correct si è imposta, e ha imposto a tutti, dopo il 1945!

Oggi sembrerà strano a molti, sapendo e vedendo cosa sono diventati e come agiscono i gesuiti ai nostri dì, ma alla fine del XIX secolo, quando in Europa era maggiormente sentita la “questione ebraica”, i gesuiti erano i più virulenti sostenitori di una politica di rigore e di separazione nei confronti degli ebrei; posizione che mantennero, e se possibile accentuarono, nella prima metà del XX secolo, sia durante il fascismo, sia, se pur con toni più sfumati, anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale. In pratica, bisogna arrivare agli anni a ridosso del Concilio per vedere i gesuiti passare da una posizione d’intransigente anti-giudaismo a una, ormai in accordo col vertice della Chiesa, Giovanni XXIII e Paolo VI in testa, assai più accomodante, per non dire subalterna, culminata nella dichiarazione Nostra aetate del 1965 e poi, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, nella netta e recisa affermazione che gli ebrei non si devono convertire al cristianesimo, né riconoscere Gesù come Figlio di Dio (non diciamo pentirsi e chiedere perdono d’averlo messo in croce per volontà del Sinedrio), perché l’Antica Alleanza è sempre valida e quindi hanno già le porte della salvezza spalancate, in quanto popolo eletto. Il testo fondamentale della polemica antigiudaica dei gesuiti è un lungo saggio del padre Raffaele Ballerini (bolognese, giornalista, storico e romanziere di un certo nome, tanto da avere una voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico della Treccani, nato nel 1830 e morto nel 1907), pubblicato in tre numeri de La Civiltà Cattolica del 1890: testo ampiamente discusso da Renzo De Felice nel suo Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, del 1961, più tardi preso in esame da Vittorio Messori in un articolo apparso su Il Timone del 2004.

 

Con la dichiarazione Nostra aetate del 1965 e poi con il pontificato di Giovanni Paolo II, gli ebrei non si devono convertire al cristianesimo, né riconoscere Gesù come Figlio di Dio (non diciamo pentirsi e chiedere perdono d’averlo messo in croce per volontà del Sinedrio), perché l’Antica Alleanza è sempre valida e quindi hanno già le porte della salvezza spalancate, in quanto popolo eletto!

Ecco come il giornalista Bruno Vespa riassume i termini della scottante questione nel suo Vincitori e vinti. Le stragi dell’odio. Dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi (Roma, R.A.I., e Milano, Mondadori, 2005, pp. 55-58):

Per l’occasione [cioè con le leggi razziali del 1938] fu rispolverata dagli archivi un saggio di padre Raffaele Ballerini pubblicato su tre numeri della “Civiltà Cattolica”, le cui conclusioni erano tremende: “Se non si rimettono gli ebrei al posto loro, con leggi umane e cristiane sì, ma di eccezione, che tolgano loro “eguaglianza civile a cui non hanno diritto… non si farà nulla o si farà ben poco”. Il gesuita suggeriva “leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani e ai cristiani di offendere quello degli ebrei.”. In un saggio pubblicato nel febbraio 2004 sulla rivista cattolica “Il Timone”, Vittorio Messori fornisce la spiegazione storica a un atteggiamento così duro. Sostiene Ballerini: “Il giudaismo da secoli ha voltato le spalle alla legge mosaica, surrogandovi il Talmud, quinta essenza di quel fariseismo che in tante guise venne fulminato dalla riprovazione di Gesù Cristo” (…) Spiegata così, sembra una questione religiosa tutta interna al mondo ebraico, ma, avverte Messori, il Talmud, oltre a riportare una serie di espressioni ingiuriose verso Cristo (“l’impostore”, “il falso messia”). Afferma “la superiorità di Israele su ogni altro popolo annunciando – per un futuro indefinito ma certo – il trionfo mondiale dei figli circoncisi di Abramo, cui tutti gli altri finiranno per versare tributo e prestare omaggio”.

 

Il cardinale Augustin Bea, qui nella foto con il rabbi Abraham Joshua Heschel durante il meeting del 1963 con la rappresentanza dell’American Jewish Committee, fu uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, impegnandosi in prima persona alla stesura della dichiarazione Nostra aetate!

L’allarme dei gesuiti, spiega Messori, era determinato da due fattori: una parte rilevante degli ebrei religiosi preferivano le inquietanti profezie del Talmud alle rassicuranti rivelazioni della Torah, mentre gli ebrei laici e secolarizzati, quando non erano massoni, ne condividevano l’anticattolicesimo militante. Di più, padre Ballerini – all’unisono con protestanti e ortodossi – “riporta una serie impressionante di citazioni talmudiche, secondo le quali i comportamenti immorali non solo sono permessi, ma sono meritori se danneggiano i popoli, soprattutto cristiani, tra i quali gli ebrei sono ospiti. È vero, ad esempio, che mentre l’usura è vietata tra israeliti, non solo è permessa ma è raccomandata se è praticata a spese dei “gentili” (…). Ed è vero anche che… la prospettiva talmudica molto insiste sulla pretesa ebraica di costituire una razza superiore, eletta, destinata a sottomettere le altre, a utilizzarle, se necessario a umiliarle. Di qui, la paura, se non l’angoscia, cristiana di essere minacciati da una! “quinta colonna” di nemici che, seppure in minoranza, agivano con lucidità implacabile e con arti spesso ingannevoli se non truffaldine per diventare padroni”. (…) I gesuiti erano allarmatissimi all’idea che, alla fine dell’Ottocento, almeno la metà dei banchieri di Parigi, Londra, Amsterdam e New York fosse ebraica, e che “l’usura strangolasse i cristiani”. Padre Ballerini non perdonava agli ebrei – appena “liberati” dalla Rivoluzione francese – di “aver messo insieme di colpo grandi ricchezze comprando a prezzo spesso vile i beni sequestrati alla Chiesa”. Nel 1789 questi beni, espropriati senza indennizzo, furono stimati in 4 miliardi di franchi, la cui rendita serviva a mantenere 130.000 religiosi e a finanziare le opere di carità. La “Civiltà Cattolica” scrisse che lo stesso Stato francese, “repubblicano e filo semita” calcolava che nel 1880 i Rotschild, celebre famiglia di banchieri ebrei, possedessero 4 miliardi (una cifra corrispondente al valore dell’intero patrimonio ecclesiastico durante l’Antico Regime) e, annota Messori citando la rivista dei gesuiti, “agli 80.000 ebrei, in maggioranza di origine straniera, facevano capo ben 90 miliardi, non certo frutto di libere elemosine, bensì accumulati (l’opinione pubblica ne era sicura) con mezzi disonesti, come sembravamo dimostrare anche gli scandali finanziari – tra cui quello del canale di Panama e in Italia quello della Banca Romana e della speculazione edilizia a Roma – che avevano rovinato i risparmiatori”. Gli ebrei erano inoltre formidabili proprietari immobiliari in tutta Europa: un quarto del territorio ungherese e l’80 per cento della regione spagnola della Galizia [o forse è la provincia dell’Impero austro-ungarico?]erano sotto il loro controllo (…). I cattolici temevano anche il potere politico degli ebrei. Nell’impero austroungarico gli ebrei erano il 4 per cento della popolazione, e controllavano un terzo del Senato, eletto per censo, e c’era una forte rappresentanza ebraica anche nel parlamento francese. “In Italia che conta 30 milioni di abitanti” scriveva padre Ballerini “invece di mezzo ebreo a rappresentare i nostri 50.000 giudei, se ne contano al Parlamento oltre una dozzina e una regione come il Veneto è rappresentata da deputati e senatori tutti israeliti, tranne uno”.

Di qui la conclusione dei gesuiti: noi alla confisca dei beni giudaici, non all’espulsione degli ebrei, ma, scrive Messori, “una legislazione di ‘legittima difesa”, dunque, che non perseguiti, ma separi… una segregazione dai cittadini come quella praticata  per gli stranieri ostili”.

 

 Per Hans Jonas è difficile parlare di Dio “dopo Auschwitz”, visto che Dio ha permesso il genocidio degli ebrei e che ad attuarlo è stato un popolo cristiano, nel cuore dell’Europa cristiana!

Eppure, i dati citati da Raffaele Ballerini e ripresi sia da Renzo De Felice che da Vittorio Messori, e citati da Bruno Vespa, sono indispensabili per farsi un quadro completo della situazione esistente fra ebrei e non ebrei nell’Europa tra la fine del 1800 e la Seconda guerra mondiale. Senza aver presenti quei fatti, non si può collocare nel suo giusto contesto né l’affaire Dreyfuss, né la nascita di un partito antisemita nella Germania imperiale, né l’antisemitismo diffuso in Polonia, in Romania, in Russia e in Ucraina, sfociante di tanto in tanto nei drammatici pogrom degli ultimi anni dell’Impero zarista. Non si tratta di un silenzio casuale, bensì di una rigida auto-censura che la cultura politically correct si è imposta, e ha imposto a tutti, dopo il 1945 e dopo che Hans Jonas(3) ha perfino reso difficile parlare di Dio “dopo Auschwitz”, con l’argomento che forse è indelicato parlarne, visto che Dio ha permesso il genocidio degli ebrei e che ad attuarlo è stato un il popolo cristiano, nel cuore dell’Europa cristiana: figuriamoci quanto è difficile parlare di queste cose. Nessuna parola viene tollerata su questo argomento, a meno che suoni come una condanna totale e preventiva di qualsiasi atteggiamento ostile agli ebrei. Il risultato è che l’antisemitismo europeo sembra essere nato letteralmente dal nulla, il che equivale a dire che i popoli europei hanno avuto un atteggiamento stupido e irrazionale, oltre crudele, per millecinquecento anni, perseverando in un odio irragionevole e immotivato. Quanto all’antigiudaismo, se pure qualche cattolico è disposto a parlarne è solo per fare mea culpa: anche qui ci si guarda bene dal ricordare quanto virulenti fossero i sentimenti anticristiani dell’ebraismo talmudico. Ed ecco spiegato, in buona misura, l’isolamento in cui vengono a trovarsi, sia rispetto alla cultura laica che alla stessa cultura cattolica – che ai nostri giorni è tutt’uno con la cultura catto-progressista – i rari intellettuali che, come Vittorio Messori, hanno l’onestà intellettuale di ricordare che ogni medaglia possiede due facce, e che ciò vale anche per la storia delle relazioni fra ebrei e cristiani nel corso dei secoli. Oggi la Chiesa è in pratica infeudata all’ebraismo; il Vaticano II nasce in gran parte da un disegno del B’nai B’rith,(4) in accordo con un gruppo di cardinali massoni e filo-giudei, come Augustin Bea; e la forza di tale fattore si è vista negli attacchi lanciati contro Benedetto XVI all’epoca del caso Williamson. Siamo al punto che solo parlare storicamente d’una questione ebraica sembra un oltraggio alle vittime della Shoah…

Francesco Lamendola

 

 

NOTE

  • (1) Il Talmud (in ebraico: תַּלְמוּד‎?, talmūd, che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica ל-מ-ד) è uno dei testi sacri dell’ebraismo. Tradizionalmente viene citato col termine Shas (in ebraico: ש״ס‎?), un’abbreviazione ebraica di shisha sedarim, i “sei ordini”, riferimento ai sei ordini della Mishnah. Il termine Talmud normalmente si riferisce alla raccolta di scritti intitolati specificamente Talmud babilonese (Talmud Bavli), sebbene ci sia anche un’altra raccolta precedente nota come Talmud di Gerusalemme, o Talmud Yerushalmi (Talmud Yerushalmi, gerosolimitano). Quando ci si riferisce ai periodi postbiblici, cioè quelli della creazione del Talmud, dell’accademia talmudiche e dell’esilarcato babilonese, le fonti ebraiche usano il termine “Babilonia” da un punto di vista strettamente “ebraico”, continuando a usare tale nome anche dopo che era divenuto obsoleto in termini geopolitici
  • (2) Tōrāh (in ebraico: תּוֹרָה‎?, anche italianizzata in torah o torà, lett. “istruzione, insegnamento”) è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica e ha una vasta gamma di significati: può significare più specificamente i primi cinque dei ventiquattro libri del Tanakh, detti Pentateuco dai cristiani. Essi comprendono l’insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei come rivelati da Dio tramite Mosè. Un insegnamento che offre un sistema di vita per coloro che lo seguono: può designare la narrazione continua dalla Genesi alla fine del Tanakh, come può anche indicare la totalità della cultura e della pratica ebraiche. Comune a tutti questi significati è il convincimento che la tōrāh sia costituita dalla narrazione fondante degli ebrei: la loro chiamata in essere da Dio, le loro sofferenze e tribolazioni, e il loro patto con Dio, che implica la fedeltà a un modo di vita incorporato in una serie di obblighi morali e religiosi e di leggi civili (halakhah). Secondo la tradizione rabbinica, tutti gli insegnamenti presenti nella tōrāh, sia scritti sia orali, furono dati da Dio a Mosè, un profeta, alcuni sul monte Sinai e altri presso il tabernacolo, e tutti furono scritti e raccolti da Mosè nella tōrāh attuale. Secondo un Midrash, la tōrāh fu creata prima della creazione del mondo, e fu usata come matrice per la creazione.
  • (3) Hans Jonas (Mönchengladbach, 10 maggio 1903 – New York, 5 febbraio 1993) è stato un filosofo tedesco naturalizzato statunitense di origine ebraica.
  • (4) L’Ordine Indipendente B’nai B’rith o Bené Berith (in ebraico: בני ברית, “figli dell’alleanza”) è una loggia ebraica nata nel 1843 durante la presidenza di John Tyler ed ancora esistente ed attiva. La sua missione è quella di fare beneficenza verso i poveri.
  • Fonte: Wikipedia.

 

Immagine:  Al Pacino in una scena del fil Il mercante di Venezia (2004)

Per gentile concessione:  

Fonte: Accademia Nuova Italia

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Un commento

  1. Francesca Rita Rombolà

    17 Settembre 2019 a 16:26

    Si, molte cose andrebbero conosciute e chiarite, ma finchè prevarrà il politically correct non credo sia possibile. Chi andrà a ricercarsi la verità “per conto proprio?” Pochi o quasi nessuno.

    rispondere

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