Cinque anni per cambiare un quarto di tutti i posti di lavoro nel mondo

Uomo e robot in attesa di un colloquio di lavoro: I.A. vs competizione umana

LA RIVOLUZIONE DEL LAVORO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

CAMBIERÀ IL 25% DEI LAVORI ENTRO 5 ANNI


Cinque anni per cambiare un quarto di tutti i posti di lavoro nel mondo. Ed a sostenerlo non è qualche complottista o qualche luddista. Ma è un rapporto della Banca Mondiale che ha preso in esame le conseguenze della crescente introduzione dell’intelligenza artificiale in ogni genere di attività. In una prima fase, sostiene la ricerca, verranno cancellati 26 milioni di posti di lavoro nelle sole aziende che hanno partecipato allo studio. Dunque, è facile immaginare il numero immenso delle persone coinvolte in questa rivoluzione del lavoro.

Ovviamente, trattandosi della Banca Mondiale, le conclusioni sono ottimistiche. E, dunque, l’intelligenza artificiale favorirà la trasformazione di alcune attività e la nascita di nuove figure professionali. Peccato che non sia per nulla chiaro come, in 5 anni, si possa trasformare un non più giovanissimo impiegato pubblico o privato in un esperto in tecnologie di gestione sostenibile. E un battilastra in uno specialista in sicurezza informatica.

Di certo c’è che gli ingenti finanziamenti per l’intelligenza artificiale saranno ricavati dai tagli occupazionali. Ma su questo punto la Banca Mondiale preferisce sorvolare.

 

 

 

 

 

 

 

Come si sorvola sulla totale mancanza di iniziative, pubbliche e private, per affrontare la rivoluzione. In Italia, poi, si preferisce affrontare l’emergenza – perché rende di più e giustifica ogni rinuncia ai controlli – piuttosto di preparare il cambiamento. In fondo è sufficiente che i giovani continuino a giocare con gli smartphone per essere sicuri che sapranno adattarsi all’introduzione dell’intelligenza artificiale.

In effetti è così. Si “adatteranno”. Il che significa che la subiranno. Saranno altri, in un altro Paese (e sappiamo benissimo qual è), a gestire il cambiamento ed a scegliere il nostro futuro. Perché anche su questo fronte è già in atto lo scontro tra Washington e Pechino. Uno scontro che si gioca anche sul fronte del soft power perché favorisce la penetrazione di stili di vita e modelli di società differenti.

Quel soft power che passa anche attraverso la guerra in Ucraina raccontata nei diversi modi. Alessandro Di Battista, nei giorni scorsi, ha raccontato che in numerosi Stati africani si continuano a svolgere manifestazioni a sostegno della Russia, ovviamente non raccontate dai media atlantisti. Perché la Russia rappresenta la ribellione ai soprusi dell’Occidente in epoca coloniale e poi nei decenni successivi attraverso lo sfruttamento senza limiti.

Sarà difficile imporre a tutti questi Paesi il modello di intelligenza artificiale che piace a Washington ed alla Banca Mondiale. Con decine di milioni di posti di lavoro cancellati in cambio di un numero decisamente inferiore di nuovi occupati gestiti dalle multinazionali atlantiste.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

 

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