Quando il corpo finisce, ma il desiderio sopravvive tra le righe.

LA SECONDA STAGIONE CHE NETFLIX NON AVREBBE
MAI OSATO GIRARE
(troppa teologia, troppo amore)
— lettere, conventi e l’eternità dei sentimenti (senza organi riproduttivi)
Redazione Inchiostronero
Abelardo è stato punito. Eloisa è stata chiusa in convento. Ma tra i due, l’amore non si spegne: cambia forma. Diventa parola, lettera, memoria. Inizia così un carteggio intensissimo: lei ama senza vergogna; lui risponde con teologia e frasi da ex problematico. Tra conventi, oratori, ferite e risentimenti, la storia prende un tono diverso: meno carne, più anima. Eppure ancora più potente. Fino alla morte. E oltre.
Una seconda puntata che racconta come si sopravvive all’amore. E come, a volte, ci si ama per sempre. Anche da lontano.
Riassunto:
Dopo lo scandalo e la tragedia, Eloisa e Abelardo continuano a parlarsi. Ma solo con la penna, e con il cuore. Il Medioevo ci regala il primo ghosting spirituale della storia.
Avevamo lasciato Pietro Abelardo privato delle sue virtù virili ma ancora pieno di fede, mentre Eloisa veniva murata viva — pardon, ritirata in convento — come si faceva con le donne scomode:
chiudile, nascondile, falle cantare i salmi, e spera che dimentichino chi erano.
Che poi, si sa: una donna intelligente è ancora più pericolosa dopo che ha smesso di parlare. E ha cominciato a scrivere.
Spoiler: Eloisa non dimentica un bel niente.
Cominciano le lettere
(quelle che oggi sarebbero dei vocali da 5 minuti su WhatsApp, ma scritti in latino e senza la possibilità di eliminarli dopo l’invio)
A differenza di molte coppie moderne, che si ghostano con un “visualizzato alle 21:03” e nessuna risposta, Eloisa prende la penna.
E non una penna qualunque: una che graffia. Una che incide. Una che non perdona.
Scrive con l’anima, con il cuore, con la carne che non può più dare.
Scrive tutto quello che nel convento non si può dire: il desiderio, la rabbia, il senso di colpa che sa di ingiustizia.
Racconta a Pietro che ogni preghiera è diventata una bestemmia d’amore,
che ogni Ave Maria le risuona come un’eco del suo nome,
che ogni notte, nel silenzio della clausura, l’unico canto che le resta è il ricordo di lui.
Gli scrive:
«Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo.»
(“Tale voluptas mihi non displicuit…”)
E attenzione: non è nostalgia. È dichiarazione di resistenza.
Lei non ha sepolto nulla. Sta solo cambiando forma al desiderio.
E lui?
Lui risponde.
Ma come solo un chierico evirato con il senso di colpa incorporato può rispondere.
«Ti considero come una sorella.»
Una. Sorella.
Davvero, Pietro?
Dopo tutto quello che è successo — la passione, il figlio, il matrimonio, le urla, il sangue, i voti — la sorella?!
Neanche oggi, con tutta la diplomazia sentimentale del XXI secolo, ti augureresti una frase così dopo aver messo in pausa la tua vita per qualcuno.
Nemmeno nel peggiore dei friendzone.
Nemmeno su Messenger nel 2009.
Eppure, non è la fine.
Perché quella frase non chiude nulla.
Non per lei.
Non per loro.
È solo l’inizio di un carteggio che diventerà leggenda,
un’educazione sentimentale al contrario,
un amore che vive dove non può più toccare,
ma continua a scrivere.
Ma l’amore di Eloisa non è solo carne. È ragione. È ribellione.
È ragione. È ribellione. È una mente lucida che osa amare quando sarebbe più facile dimenticare.
Lei non si limita a ricordare un corpo:
interroga l’idea stessa di Dio per capire perché amare un uomo debba costarle tutto.
E non si pente.
Non chiede scusa.
Non si dichiara vittima.
Anzi: rivendica la propria intelligenza come parte dell’amore.
Dice, tra le righe:
«Ti ho seguito non perché mi hai sedotta.
Ma perché avevi una mente che faceva danzare la mia.»
Ecco perché il suo amore fa paura ancora oggi:
perché non è solo desiderio — è una forma di pensiero eretico.
Un amore logico, articolato, consapevole.
Una scelta fatta da una donna che non chiede il permesso.
L’oratorio del Paracleto e il ritorno del “ti penso, ma da lontano”
Qualche anno dopo, Eloisa viene sfrattata insieme alle monache di Argenteuil (non per colpa dell’amore, per colpa della solita politica ecclesiastica).
Chi corre in aiuto? Proprio lui, Abelardo.
Costruisce per loro un rifugio: il Paracleto.
Un gesto nobile? Certamente. Ma anche un modo per controllarla da lontano, per darle qualcosa senza rischiare nulla.
Il Paracleto diventa il simbolo della loro seconda fase: niente più baci, solo benedizioni.
Eppure, in tutto questo, non c’è cinismo. C’è dolore. Ci sono due persone che, travolte dalle conseguenze delle loro scelte, tentano di salvarsi come possono.
Ultima lettera: «Sarà la tomba a unirci.»
Nel 1142, Abelardo muore. Forse finalmente in pace. Chiede di essere sepolto proprio lì, nel Paracleto.
E nel 1164, anche Eloisa, ormai badessa, ormai santa per tutti tranne che per sé stessa, chiede di essergli sepolta accanto.
Una leggenda medievale racconta che, quando fu deposta nella tomba, lo scheletro di Abelardo aprì le braccia per accoglierla.
Forse un modo poetico per dire che, alla fine, anche i filosofi capiscono qualcosa dell’amore.
Epilogo: Eternamente insieme… a Père Lachaise
Nel 1800, le spoglie furono trasferite a Parigi.
Nel 1817, trovarono la loro casa definitiva nel cimitero degli artisti, degli amanti e dei poeti: Père Lachaise.
(anonima, ma citata in alcune guide):
“Vous étiez chair, vous êtes cendre,
mais vos lettres brûlent encore.”
(“Eravate carne, ora siete cenere,
ma le vostre lettere bruciano ancora.”)
E ancora oggi, tra teschi, rose e selfie dei turisti, i loro nomi stanno scritti sulla stessa tomba.
Separati da Dio, riuniti dalla morte.
Titoli di coda
Cosa ci hanno insegnato Eloisa e Abelardo?
Che l’amore non ha bisogno di essere giusto per essere vero.
Che si può scrivere di eros anche dopo l’evirazione.
Che si può amare senza possedere, e si può soffrire senza smettere di desiderare.
E che se mai qualcuno ti dice «ti considero come una sorella»,
tu puoi sempre rispondergli:
«Io invece ti amerò per sempre. Anche se sei stato un cretino.»


Prima che arrivassero le lettere, il convento e l’evirazione…
c’era una ragazza geniale, un filosofo irresistibile e uno zio con troppa fiducia.
👇 Scopri come tutto è iniziato: leggi la Prima Parte – Atto I