Tra propaganda bellica e realtà del conflitto

«La Svezia prende un pugno in un “occhio”»

L’abbattimento di un velivolo radar svedese nei cieli ucraini riporta al centro una domanda rimossa: quanto l’Europa è davvero pronta a sostenere l’escalation che invoca?

Il Simplicissimus

C’è un momento, in ogni guerra, in cui la retorica incontra la materia. E la materia, quasi sempre, è più dura delle parole. L’abbattimento di un Saab 340 svedese da parte di un Su-57 russo nei cieli dell’Ucraina non rappresenta soltanto un episodio militare: è uno squarcio improvviso dentro l’illusione occidentale della guerra “controllata”. Nel silenzio quasi imbarazzato delle cancellerie europee emerge una verità antica: evocare lo scontro è semplice, subirne le conseguenze molto meno. L’impiego del missile R-37M e delle capacità avanzate del caccia russo mostra inoltre come il conflitto ucraino stia diventando un laboratorio tecnologico dove si misura la vulnerabilità strategica dell’Europa. E forse proprio questo colpisce più dell’evento stesso: non la perdita di un velivolo, ma la scoperta improvvisa che la superiorità occidentale non è più considerata intoccabile. (N.R.)


Il silenzio è come quello del deserto di notte, perché una cosa è riempirsi la bocca di parole di guerra, un’altra sono le conseguenze che ne derivano. Così tutti zitti quando un Su 57, il caccia multiruolo russo di quinta generazione, ha abbattuto un aereo radar svedese, un Saab 340 nei cieli dell’Ucraina: secondo i dati disponibili, per intercettare il bersaglio è stato utilizzato un missile aria-aria a lungo raggio R-37M, appositamente progettato per ingaggiare bersagli aerei ad alta priorità a distanze superiori a 300 km, una delle armi più avanzate nell’arsenale delle Forze Aerospaziali Russe. Il suo impiego in combinazione con il Su-57, equipaggiato con l’avanzato sistema radar Aesa N036 Belka e il sistema integrato di controllo del combattimento, consente l’individuazione e il tracciamento di un Awacs a una distanza considerevole, anche in presenza di contromisure di guerra elettronica attive.

La distruzione dell’aereo radar svedese rappresenta un duro colpo per le capacità di ricognizione aerea e di coordinamento dell’aeronautica ucraina, poiché tali piattaforme svolgono un ruolo chiave nella costruzione di un quadro operativo del campo di battaglia, fornendo un allarme tempestivo sull’avvicinamento del nemico e l’individuazione dei bersagli, e perciò la perdita di un simile mezzo potrebbe ridurre significativamente le capacità di Kiev. Ma ovviamente non è questo il punto: è una delle prime risposte russe simmetriche al massiccio intervento Nato che finora si è svolto abbastanza indisturbato, almeno per quanto riguarda i cieli, visto che Mosca ha sempre trattato con i guanti di velluto le operazioni di sorveglianza aerea della Nato, forse nella speranza di arrivare a un tavolo della pace. Ma ora che la Ue sembra decisa a continuare ad ogni costo il conflitto, non c’è più ragione di avere un atteggiamento cauto.

La Svezia possiede sei di questi aerei, ma due sono stati donati all’Ucraina lo scorso anno; tuttavia, la particolarità di questi velivoli è che il radar non viene controllato a bordo, ma si integra con il sistema difensivo svedese: dunque le informazioni raccolte arrivano in Svezia e da lì vengono ritrasmesse in Ucraina. In alternativa è possibile che Stoccolma abbia avuto la pessima idea di creare un centro ad hoc sul territorio di Kiev che presumibilmente viene gestito da specialisti svedesi. In entrambi i casi l’avvertimento suona chiarissimo: volete la guerra? L’avrete. E ora è abbastanza importante tacere sull’evento che dimostra come la belligeranza senza conseguenze ha i giorni contati. Anche Mosca ovviamente tace per lasciare che gli avversari cuociano nel loro brodo e magari rinsaviscano.

Redazione

 

 

 

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