Un eroe tragico senza gloria, ma con la forza immortale della parola.

LA TENSIONE TRA GRANDEZZA E FALLIMENTO DEL CYRANO

Un naso troppo grande, un amore mai compiuto, una parola più affilata della spada. Cyrano vive di fallimenti e illusioni, ma proprio in questa fragilità trova la sua grandezza

Silvia Argento

Cyrano de Bergerac non è solo un personaggio teatrale, ma un archetipo moderno: quello dell’uomo che lotta, brilla, ama… e perde. In lui convivono l’orgoglio della bellezza interiore e la condanna della realtà esterna. Non ha il volto dell’eroe romantico, ma l’anima del poeta guerriero che si consuma nell’ombra degli altri. Silvia Argento esplora in questo post il conflitto eterno che anima Cyrano: la tensione tra il suo coraggio intellettuale e la sua sconfitta umana, tra la grandezza morale e il fallimento personale. Un percorso che non è solo letterario o teatrale, ma profondamente umano e attuale. Dall’omaggio cinematografico di Chiedimi se sono felice al tributo musicale di Guccini, passando per la forza discreta delle parole non dette, questo post racconta perché Cyrano è ancora oggi uno dei personaggi più veri della nostra epoca. (Nota Redazionale)


Questo non è un incipit letterario, anzi, non è neppure teatrale, ma cinematografico: è il modo che ha Aldo in Chiedimi se sono felice di introdurre la commedia che lui e i suoi amici devono interpretare, non senza qualche difficoltà e contrasto sentimentale: il Cyrano de BergeracGià solo questa citazione basta a mostrare l’iconicità di una commedia e di un personaggio che sono diventati parte integrante della cultura popolare attuale, grazie alla capacità dello stesso protagonista di rimanere immortale e sempre fedele a sé stesso.

Questo perché Cyrano non è il classico cavaliere senza macchia, idealizzato, bellissimo e non è nemmeno un vincitore, ma uno sconfitto: è il simbolo di chi sulla pelle porta la ferita di un mondo crudele, eppure riesce a camminare a testa alta contro le avversità. Nonostante il suo carattere così burbero, alla fine dona sempre agli altri e mai a sé stesso. Ciò che da anni il Cyrano ci regala è la forza della parola, suggerita, sussurrata e mai urlata. Non è un personaggio amato solo dal teatro, ma anche dal cinema e dalla musica. Lo descrive benissimo, per esempio, la canzone Cirano che gli dedicò Francesco Guccini.

Un eroe fragile

Quando Edmond Rostand porta in scena Cyrano de Bergerac nel 1897 non sta raccontando una storia vera, ma neppure una inventata: prende spunto, infatti, da una figura realmente esistita, Savinien de Cyrano de Bergerac (1619-1655) e lo trasforma in un mito. Il Cyrano storico fu effettivamente uno spadaccino, ma anche un filosofo e scrittore visionario, autore di testi satirici, ma anche un uomo profondamente libertino e irriverente, rivoluzionario per la sua epoca. Peraltro, morì in modo analogo a quanto rappresentato nella commedia. Tuttavia, per fare un personaggio “teatrale” bisogna, inevitabilmente, esasperare, a partire dai tratti fisici: l’ombra del naso enorme di Cyrano è diventata talmente iconica che, se non esistesse Pinocchio, potremmo a buon diritto dire che si tratta del naso più famoso del mondo.

All’irriverenza, tuttavia, Rostand aggiunge l’idea di sogno e di vagabondaggio: Cyrano è un cavaliere errante che oltre alla spada, alla forza, all’abilità unisce il sentimento. L’operazione di Rostand è simile a quella di Ludovico Ariosto quando, nell’Orlando Furioso, mette in evidenza la debolezza d’amore e la fragilità del suo Orlando, discostandolo dai perfetti paladini raccontati in altri poemi epico-cavallereschi. Rostand rifiuta il naturalismo che tanto dominava in Francia nella sua epoca e lo sostituisce con un sogno romantico dove al centro ci sono la parola e il pathos più che l’abilità nella spada. Cyrano non è semplicemente un uomo irriverente, bensì un uomo fragile, la cui più grande impresa non è conquistare la donna come ricompensa, ma accettare di rinunciare a lei e di vederla felice.

Tanti Cyrano in Italia, non ultimo Alessandro Preziosi

In Italia si sono susseguiti tantissimi interpreti di Cyrano, impossibile dimenticare Gigi Proietti che ne diede un’interpretazione intensa e anche profondamente agrodolce. Una menzione speciale è secondo noi, tuttavia, doverosa ed è quella di Alessandro Preziosi. L’aspetto più interessante del cimentarsi di questo attore in tale ruolo è il fatto che, a prescindere dai gusti, Preziosi non ne sia forse fisicamente adatto in teoria: durante la messa in scena, non indossò nessun trucco particolare o protesi per il naso (che comunque non è piccolo, ma non ridicolo quanto quello raccontato) come fatto da molti ed esteticamente si tratta di un attore noto sicuramente per la sua bellezza. Probabilmente, tuttavia, Preziosi ha qualcosa in comune con Cyrano: il desiderio di distaccarsi dall’apparenza e di fuggire dalla mediocrità. Noto al grande pubblico per una fiction, ha dimostrato con sudore e fatica di meritare il suo posto a teatro. Non basta recitare i versi di Rostand: bisogna viverli e per questo il modus operandi di Preziosi come Cyrano è dare grandissimo spazio al dialogo, alla parola, alla voce impostata più roca del solito.

La regia stessa di questa versione rinuncia a scenografie ridondanti per privilegiare la parola. L’idea è quella di fare diventare Cyrano un eroe contemporaneo, non come un freddo monumento di un teatro storico, ma simbolo di fallimento e grandezza, di parola e rivelazione. Preziosi restituisce di Cyrano soprattutto l’austero orgoglio e la rivalsa.

Cyrano mai protagonista ma solo “suggeritore”

Conosciamo tutti la contrapposizione centrale dell’opera: Cristiano, bello ma stupido, e Cyrano, fisicamente “inadeguato” alla bella Rossana, ma che con le sue parole presta un servizio all’amico così generoso da diventare un topos letterario. Sono tantissimi i film dove tuttora, per esempio grazie alle moderne tecnologie come auricolari, ci si finge qualcun altro attraverso le parole di un amico. Il pretesto, tuttavia, usato nel teatro è anche più potente, in quanto gioca con l’idea di maschera e volto in modo brillante: Cyrano ha le parole, ma non il volto. Tuttavia, è grazie alla maschera di Cristiano che finalmente Cyrano può avere il coraggio di essere sé stesso e scoprire di sé e della propria esistenza un senso profondo. Il protagonista, così, si fa suggeritore invisibile, come alter ego dell’autore: Rostand è un suggeritore, l’autore che dà ai suoi personaggi la parola, eppure nessuno si ricorderà mai di lui, bensì del suo meraviglioso protagonista. Un artista outsider che rimane nascosto mentre tutto il mondo va avanti.

Nel dramma della verità nascosta dell’identità, almeno fino alla fine, risiede tutta la grandezza di Cyrano: nel suo altruismo e fallimento, nel suo modo di essere, che esula dal cliché stile Bella e la bestia di “amare quello che si ha dentro”. Potremmo, certamente, interpretare tutto il Cyrano de Bergerac come una storia che insegna quanto poco conti apparire senza sostanza, ma avremmo operato un’analisi superficiale: il Cyrano racconta innanzitutto di un duello, interiore ed esterno, fra ciò che può svanire e ciò che invece rimane. La parola e l’amore sopravvivono, incisi come sono come i nomi sugli alberi che fecero impazzire Orlando, mentre la spada muta senza parola di Cristiano è destinata per noi tutti spettatori a svanire.

Silvia Argento

 

 

 

 

 

 

Silvia Argento Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di due saggi dal titolo “Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l’estetica del quotidiano” e “La fedeltà disattesa” e della raccolta di racconti “Dipinti, brevi storie di fragilità”

 

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