Spero non sia vero…

LA TORCIA E LA DRAG


Spero non sia vero… che si tratti di una notizia falsa. Una, clamorosa, fake news. Ma tutte le fonti e le agenzie sembrano, purtroppo confermarla come certa.

Nelle prossime Olimpiadi, a Parigi, la Torcia accesa nel tripode di Olimpia verrà portata, sembra per l’ultimo tratto, non da un atleta, maschio o femmina che sia. Ma da una, famosa, Drag Queen francese. Che mai, nel corso della sua lunga e luminosa carriera, ha avuto qualcosa a che fare con qualsivoglia sport. Neppure con mazza e dondolo o con le freccette. Che, ancora, non sono discipline olimpiche.

 

La cosa si presterebbe a facili, e crasse, ironie. Sulla attuale classe governativa francese, dal suo vertice in giù.

E, soprattutto, a qualche, sempre ironica, riflessione sul recente bellicismo napoleonico dell’attuale inquilino dell’Eliseo. Il cui esercito, per carità, ha alcuni reparti di eccellenza, Legione e Parà su tutti. Ma che, a conti fatti, mobilitando proprio tutti, dai cuochi alle segretarie che fanno le fotocopie, non raggiunge neppure la metà delle forze russe presenti nel solo Donbass. E non credo che la mobilitazione delle Drag Queen, nuovo simbolo della Francia al posto della Marianna, potrebbe cambiare le cose. Ve li/le vedete ad affrontare, nei pantani ucraini, i Ceceni di Kadyrov?

Ma torniamo seri…

La Torcia Olimpica, e i tedofori che la portano, è un simbolo. Non solo dello Sport, ma di una civiltà, quella europea – e, per estensione, occidentale – che dalla Grecia è sorta.

E come tale viene vista in tutto il mondo. Anzi, potremmo dire che il suo riconoscimento universale, da popoli e culture profondamente diversi e distanti, rappresenta il primato, se non proprio l’egemonia dell’Occidente. Il fatto che i nostri modelli culturali sono, ormai, universalmente accetti. Almeno in parte.

 

 

 

 

 

 

 

Ma farla portare ad una Drag Queen è una scelta quanto meno… opinabile. Senza aver nulla, per carità contro il signore/signora in questione e le sue scelte esistenziali.

Significa cercare di imporre dei modelli di comportamento che sono, ormai, propri di ristrette élite, o meglio, conventicole. Che sono al vertice a Davos e dintorni. Come ampiamente documentato da loro dichiarazioni, scelte politiche… e anche immagini e abbigliamento.

Questi rappresentati di una, ristretta minoranza – etica ed economica – perseguono, con sempre maggiore protervia, il fine di imporre universalmente il loro stile di vita. E le loro (diciamo così) predilezioni.

Cercando di creare artificialmente un nuovo concetto di “normalità”, in totale spregio dei dati statistici. E della Natura. Il generale Vannacci lo definirebbe “a rovescio”.

Non è, certo, questo l’unico, né il più discutibile fine della loro azione. Che mira al depauperamento sistematico delle classi medie, all’annichilimento dei popoli e delle loro tradizioni. Al trasformarli in masse prive di identità e di diritti. E, in ultima istanza, a politiche malthusiane volte a rendere il mondo meno popolato. E veramente fruibile solo per pochi. Felici pochi… ovvero… loro.

Di tutto questo la Drag Queen tedoforo non ha, certo, alcuna colpa. E probabilmente neppure coscienza. Viene, semplicemente, usata…

Però mi domando se forzature di questo tipo non siano, alla fine, dei boomerang.

Come vedranno la cosa i popoli, ancora ruspanti, dell’Europa Orientale, dell’Asia, dell’Africa…?

Probabilmente ne trarranno la conclusione che questo Occidente, ricco e (pre)potente, è ormai un albero marcio. Corrotto. Fracico, come si dice a Roma. E allora…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E allora ci presenteranno il conto per secoli di dominio pesante. Non certo disposti a sopportare anche… questo.

Tutto sommato, per la storia dell’uomo e del mondo, non sarà un gran male.

 

Ala.de.granha
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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