Satira del potere nell’epoca dello spettacolo permanente

«La tragedia e la farsa di Barbie e Ken»

Quando la politica diventa scenografia e i protagonisti pubblici sembrano personaggi di plastica sospesi tra tragedia reale e rappresentazione mediatica

Il Simplicissimus

L’articolo propone una lettura ironica ma inquieta della scena politica contemporanea attraverso la metafora di Barbie e Ken, figure simboliche di una leadership trasformata in narrazione spettacolare. Tra smentite pubbliche, ombre giudiziarie e strategie comunicative difensive, la vicenda assume i tratti di una rappresentazione in cui l’immagine conta più della verità e la parola pubblica diventa gesto teatrale. Ne emerge il ritratto di una politica fragile, esposta alla pressione degli scandali e sostenuta da una comunicazione sempre più artificiale: una farsa solo apparente, dietro la quale si intravede però una tragedia più profonda, quella della perdita di credibilità delle istituzioni e del linguaggio pubblico. (N.R.)


Potrebbe sembrare stravagante e forse impossibile, ma la Barbie che accompagna Trump e che di solito porta in testa un disco volante, possiede la parola: davanti ai giornalisti che affollavano la Casa Bianca per questa prodigiosa occasione, ha infatti letto una dichiarazione in cui smentisce assolutamente le voci di un suo collegamento con Epstein. Certo, ci vuole una bella faccia tosta a sostenere di non aver avuto alcun rapporto con l’imperatore della pedofilia, visto che da tempo circolano voci in tal senso e foto che la ritraggono assieme a lui, ma si sa che le bamboline di plastica, riescono benissimo a rimanere impassibili in queste occasioni. La cosa invece che lascia qualche dubbio è perché smentisca pubblicamente e in prima persona proprio ora che il maritino si trova occupato a capire che cosa ha combinato: la questione è già fin dall’anno scorso in mano agli avvocati, con un giornalista e scrittore di cose mondane, che ha querelato Melania per tentativi di intimidazione. Ma evidentemente Trump sente di essere politicamente in pericolo e non vuole che ora anche il fantasma di Epstein ci si metta a far scendere gli indici di gradimento in collasso: tutte le persone con quoziente di intelligenza superiore alla temperatura ambiente hanno capito che ha perso la guerra. E di certo non è un caso se la settimana scorsa ha licenziato la procuratrice generale Pam Bondi, colpevole di aver fatto filtrare una nuova infornata di Epstein files. Insomma Ken si sente sotto attacco e Barbie cerca di dargli una mano, come può.

Così gli orrori della guerra della guerra si mischiano alla misera di queste american things e mentre a Islamabad si cerca di uscire dal dramma che Trump e Netanyahu hanno servito al mondo intero, a Washington si recita questa avvilente commediola, peraltro appassionatamente seguita dall’informazione mainstream che non sa più come riuscire ad apparire assolutamente vacua. Trump era amico di Epstein e su questo non ci piove, Che poi gli abbia o meno presentato Melania, non frega nulla a nessuno. Ben diverso ciò che arriva dall’Iran e che potete vedere nell’immagine a sinistra: il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha condiviso alcune immagini del volo della delegazione verso il Pakistan, mostrando i sedili dell’areo tappezzate con le foto dei bambini uccisi da Donald e Melania. Precisamente la differenza tra uomini e bambole di plastica.

Redazione

 

 

 

 

 

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