Diciamo subito che a me questa statua della Spigolatrice de Sapri non piace

LA TRAGEDIA E LA FARSA

Diciamo subito che a me questa statua della Spigolatrice di Sapri non piace. Avrà anche un discreto Lato B, non lo nego, ma, nel complesso, è brutta. Certo, la testimone/protagonista della vicenda di Pisacane e dei suoi trecento, nessuno ha mai detto che fosse bella. E neppure il contrario. Anche perché non risulta sia mai esistita. Mero parto della fantasia, il meglio della retorica risorgimentalista del Luigi Mercantini. Uno dei tanti, dimenticabilissimi, verseggiatori, che nell’entusiasmo del periodo si credettero poeti.

Convinzione tutta loro, e mai da altri condivisa, nonostante gli sforzi dei maestri di un tempo di farceli digerire. Sforzi, per altro, encomiabili, perché miravano ad instillare nelle future generazioni amor patrio e un senso dell’unità nazionale che, ad esser sinceri, mai si è davvero radicato. E infatti il professor Carducci – che pure era un vecchio mazziniano, anzi un seguace di quel sanguigno estremista del Domenico Guerrazzi – considerava tale poesia alla stregua della gramigna. E a ragione. Perché, con poche eccezioni, quasi solo alcune cose di Ippolito Nievo, oggi risultano illeggibili.

Comunque, ad una brutta poesia, perfetta corrispondenza con una, forse ancor più brutta statua. E qui il discorso su tale Spigolatrice si dovrebbe chiudere. E invece….

 

La spigolatrice di Sapri è una poesia di Luigi Mercantini ispirata alla fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane (1857) che aveva lo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie.

E invece saltano fuori le portabandiera della parità sensuale che cominciano a levare alti lai. Perché questa statua offende, a loro avviso, la dignità della donna. In quanto sottolinea i glutei… Per più con una specie di effetto bagnato, che ispira sicuramente pensieri colpevoli, impuri. Nei maschi. Un modo di ragionare che fa sembrare liberali e libertini i puritani de “La lettera scarlatta”. E, soprattutto, rivalutare l’opera di Daniele da Volterra  detto il Braghettone. Che fu chiamato, in seguito al Concilio di Trento, da Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa – il papa più insensibile all’arte della bimillenaria storia della Chiesa – per infilare i famigerati mutandoni agli affreschi della Sistina. Quelli di Michelangelo.

La spigolatrice di Sapri

Ora, come dicevo, su questa statua della Spigolatrice si può dire di tutto. Che è brutta, disarmonica, banale… Che una vera Spigolatrice dell’Ottocento mai si sarebbe vestita così, e mica per pudore, ma per i tafani, vespe, zanzare, ragni, e chi più ne abbia, più ne metta…
Tutto si può dire, dunque, ma non che offende la dignità della donna perché mette in mostra le… chiappe.

Ma queste vestali del politically correct, queste nuove zelote della censura in che diavolo di mondo vivono?
Ma li vedono i jeans indossati da ragazze e non solo ragazze per le vie della città?
Hanno mai fatto un giretto in internet, e non sui (frequentatissimi) siti porno, ma anche solo su Instagram, il Social più utilizzato da giovani e meno giovani?
E poi dovrebbe essere offesa alla dignità della donna quella specie di pupazza in bronzo di Sapri?

Lucia e la madre Agnese al cospetto di Donna Prassede, dall’edizione quarantana de I promessi sposi. (Wikipedia p.d.)

Sono i nuovi puritani. Apologeti della (a)moralità contemporanea, della nuova sessualità “fluida” – che cosa significhi non ditemelo, non lo so e non lo voglio sapere – fautori della libera scelta sessuale o di genere… e, parallelamente, bacchettone e bigotte come la peggio beghina del tempo che fu. Roba da fare invidia alla Donna Prassede di manzoniana memoria…

L’inquisizione puritana, i processi alle streghe di Salem, la polizia morale di Savonarola, quella di Calvino furono tragedie. Queste intemerate da maestrine con il ditino alzato sono solo…farse. E la storia si presenta una prima volta come tragedia. La seconda come farsa….

Già, ma questo è Marx. E la premiata ditta dell’attuale Circo Barnum cui è ridotta quella che fu la Sinistra, Marx, Karl, il barbone di Treviri, non sanno neppure chi sia. Immaginiamoci averlo letto…

Andrea Marcigliano

 

 

 

Fonte: Electomagazine dell’8 ottobre 2021

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