Pinocchia von der Leyen ha incontrato il folle di Kiev per ribadire l’appoggio incondizionato dell’Europa alla guerra di Biden

LA TRUFFA DELL’ECONOMIA A SOSTEGNO DI KIEV: SOLO IL 9%

DELLE AZIENDE OCCIDENTALI HA LASCIATO LA RUSSIA


Pinocchia von der Leyen ha incontrato il folle di Kiev per ribadire l’appoggio incondizionato dell’Europa alla guerra di Biden.  Macron insiste a penalizzare i francesi per poter finanziare la guerra in Ucraina. L’Italia atlantista riduce il potere d’acquisto delle famiglie per far giocare Crosetto alla guerra. Ma tutti devono fare sacrifici, spiegano i leader che fingono di essere democratici. Proprio tutti? Pare di no.

Secondo uno studio condotto da scienziati dell’Università di San Gallo e dell’International Institute for Management Development in Svizzera, meno del 9% delle aziende occidentali ha lasciato la Russia.

Simon Evenett e Niccolò Pisani hanno affermato che il loro studio – ripreso da Agcnews – ha rilevato «un esodo molto limitato di aziende dell’UE e del G7 dalla Russia», aggiungendo che i risultati «sfidano la narrazione di un massiccio esodo di aziende occidentali che lasciano il mercato».

Insomma, ancora una volta i chierici della disinformazione hanno raccontato un sacco di menzogne per mettere a tacere popoli esausti e giustamente arrabbiati.

Delle 1.404 società dell’UE e del G7 elencate come proprietarie di un totale di 2.405 filiali in Russia nel febbraio 2022, i ricercatori hanno affermato che solo l’8,5% ne aveva venduta almeno una entro novembre, con dati di vendita “quasi invariati” nel quarto trimestre.

«In effetti, molte aziende con sede in questi paesi hanno resistito alle pressioni dei governi, dei media e delle ONG» per lasciare la Russia, anche se le aziende occidentali con legami commerciali potrebbero essere accusate di «commerciare con il nemico».

Lo studio ha rilevato che più società americane (18%) rispetto a quelle europee (8%) hanno lasciato la Russia e delle restanti filiali, il 19,5% era di proprietà di tedeschi, il 12,4% di americani e il 7% di giapponesi. 

In pratica lo studio rappresenta un test sul campo di «quanto le aziende occidentali siano disposte, capaci e veloci a recidere i legami commerciali con l’estero di fronte a gravi rischi geopolitici».

Ma anche dove i marchi hanno lasciato la Russia, sono venute in soccorso Bielorussia e Turchia che hanno esportato quei marchi che hanno deciso di aderire alle sanzioni imposte dall’Unione europea e dagli Stati Uniti.

Per esempio, i negozi Zara in Russia saranno riaperti con il nuovo nome entro l’autunno del prossimo anno. I primi punti vendita saranno aperti a Mosca e San Pietroburgo già a marzo.

Non è ancora chiaro quali articoli verranno venduti. Il nuovo proprietario, il libanese Daher, gestisce negozi Zara in alcuni Paesi del Medio Oriente, ma non produce i propri capi. Quali prodotti si venderanno così bene da recuperare il costoso spazio nel centro commerciale che gli spagnoli hanno affittato? Probabilmente si tratta dello stesso Zara, solo con etichette diverse.

In altri termini stiamo assistendo ad una colossale truffa mediatica. E ci sarebbe anche da ridere se non ci fossero montagne di morti e decine di milioni di persone che si stanno impoverendo.

Redazione Electo

 

 

 

 

 

 

 

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