Quando l’informazione preferisce smentire i fatti

«La verità vi fa male»

Una sentenza riapre interrogativi sul conformismo mediatico durante la narrazione occidentale della guerra ucraina.

di Marco Travaglio

Per anni Alessandro Orsini è stato indicato come il simbolo del presunto “putinismo” italiano, mentre molte delle sue analisi sulla guerra in Ucraina si sono rivelate fondate. La condanna del Corriere della Sera per diffamazione non chiude soltanto una vicenda giudiziaria, ma riapre una questione più ampia: quale spazio resta al dissenso quando l’informazione rinuncia al confronto e sostituisce l’argomentazione con l’etichetta? Attraverso questo caso, Marco Travaglio riflette sul rapporto tra verità, potere mediatico e libertà di analisi, mostrando come, nei conflitti contemporanei, a essere processati non siano soltanto gli errori, ma spesso anche le opinioni che anticipano fatti destinati a essere riconosciuti soltanto molto tempo dopo. (N.R.)


Il professor Alessandro Orsini, calunniato da quattro anni dal 99% dei media per aver azzeccato tutte le analisi sulla guerra russo-ucraina, ha vinto la causa civile intentata al Corriere della sera, che nel 2022 l’aveva sbattuto in prima pagina come agente di una “rete” di “putiniani d’Italia” scoperta dai Servizi e dal Copasir.

Naturalmente la “rete” non esisteva, Servizi e Copasir non ne sapevano nulla e il Tribunale di Milano ha condannato il Corriere a risarcirlo con 30mila euro, più le spese, per “diffamazione” fondata su una “falsa accusa”. Intanto Orsini subiva gravi danni anche alla sua carriera di docente alla Luiss e di collaboratore fisso di Rai e Messaggero (ma lì gli è andata bene: è passato al Fatto).

E il suo caso è tutt’altro che isolato: chiunque dal 2022 abbia osato raccontare cause e concause della guerra, prevederne gli esiti, riferirne il reale andamento sul campo si becca del “putiniano”: come se la verità dei fatti avesse un colore o una bandiera.

Ancora ieri uno sconsolato Paolo Mieli, proprio sul Corriere appena condannato per la maxiballa, applicava il trattamento Orsini a Conte, reo di aver detto ciò che dicono tutti gli analisti geopolitici e militari seri: la Russia, a meno che non la costringa l’Europa con le minacce del riarmo a trazione tedesco-polacco-baltica, non ha l’interesse né l’intenzione né la forza di attaccare la Nato: e siccome i Paesi europei spendono in Difesa il triplo della Russia, i piani di riarmo sono soldi buttati.

Conte, come Orsini, il Fatto, Caracciolo, Gaiani, Cottarelli, il banchiere Messina, il generale Usa Grynkevich, non ha diritto di esprimere il suo parere fondato sulla realtà del campo: se lo fa, è “filorusso” e sposa “la propaganda russa”, oltre a far sanguinare il cuore di Mattarella e Gentiloni (povere stelle), ergo la Schlein deve sgridarlo e stringere un’“alleanza” pro Kiev con la Meloni (per chiarire meglio il concetto di alternativa alla destra).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mieli&C. sono come i bimbi capricciosi che frignano e pestano i piedi perché non ottengono ciò che vogliono: manca però un genitore ad avvertirli che “l’erba voglio non esiste neppure nel giardino del re”.

Con quel che ci costa, saremmo tutti felici che la guerra la vincesse l’Ucraina. Purtroppo l’ha vinta la Russia, che dopo Kostantinivka e Lyman sta assediando le ultime due città fortificate rimaste in Donbass. Perciò Zelensky cambia ministri e comandanti come calzini e bombarda obiettivi civili in Russia: per incolpare tizio o caio delle catastrofi al fronte e perpetuare la leggenda della vittoria. Così salva la faccia e la cassa per un altro po’, ma condanna il Paese.

Questa è la triste realtà, che i mocciosi scambiano per putinismo. Prossimamente su questi schermi: chi s’azzarda a dire che la Spagna ha vinto i Mondiali è un fottuto filo-Sánchez.

Marco Travaglio

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

 

 

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