Quando un piccolo mostro diventa uno specchio della nostra epoca frenetica e desiderante.

«Labubu: il mostriciattolo che rivela il nostro tempo»

Tra estetica ugly-cute, cultura pop e desiderio di distinzione.

Redazione Inchiostronero

I Labubu non sono semplici pupazzi da collezione. Sono un fenomeno culturale nato dall’immaginazione di un illustratore e trasformato in icona globale grazie alla logica dei blind-box, all’estetica “carino-ma-inquietante” e alla febbre del collezionismo contemporaneo. Questo pezzo esplora l’origine del personaggio, la strategia commerciale che lo ha reso virale e il perché questi piccoli mostri parlino così bene delle nostre tensioni estetiche ed emotive.


Un mostro buffo che conquista il mondo

A prima vista Labubu sembra un giocattolo come tanti: orecchie enormi, denti appuntiti, colori pastello, un’aria insieme dolce e disturbante. Eppure, dietro questo personaggio si nasconde un percorso sorprendente.
Creato dall’illustratore hongkonghese Kasing Lung, Labubu nasce nel mondo narrativo The Monsters, un universo popolato da creature che oscillano tra fiaba e incubo leggero. Nulla di demoniaco, nulla di maligno: semplicemente figure “strane”, figlie del folklore e dell’immaginazione infantile.

Nel 2019 Pop Mart — colosso asiatico del cosiddetto “designer toy” — fiuta il potenziale e trasforma Labubu in una serie di oggetti da collezione. È l’inizio di un’ascesa impressionante.

Il packaging e la dopamina

Per capire davvero il successo di Labubu bisogna guardare alla forma con cui viene venduto: le blind-box.
Non sai quale personaggio troverai finché non apri la scatola.
È il vecchio meccanismo delle figurine, ma elevato a prodotto di design.

La sorpresa diventa emozione, l’emozione diventa rituale, e il rituale diventa comunità.
Ogni serie contiene versioni comuni, versioni rare, versioni “secret” — e i collezionisti fanno di tutto per trovarle, generando un’economia parallela vivace, a tratti compulsiva.

È qui che la sociologia dei consumi incontra il gioco infantile: Labubu riattiva il piacere della caccia, in un’epoca dominata dalla prevedibilità algoritmica.

Il fascino dell’ugly-cute: quando il brutto diventa desiderabile

Labubu appartiene a quella che oggi viene chiamata estetica ugly-cute: il carino deformato, l’inquieto affettuoso, il “mostro” che non spaventa ma affascina.
È una forma estetica che racconta molto della nostra epoca:

  • non vogliamo più il perfetto, ma l’imperfetto interessante;
  • non cerchiamo il bello canonico, ma il carattere;
  • amiamo ciò che sta al confine tra tenerezza e stranezza.

In un mondo sovrasaturo di immagini impeccabili, Labubu funziona proprio perché non è perfetto.
È un antidoto ironico ai filtri, ai ritocchi, ai volti levigati: una piccola creatura che ci ricorda che la simpatia nasce spesso dall’eccentricità, non dalla regolarità.

Le celebrità

Rihanna, Dua Lipa, Lisa dei Blackpink e Olivia Attwood sono solo alcune delle celebrità internazionali che hanno reso famoso il brand, sfoggiando i Labubu su borse, pantaloni e accessori. La loro influenza ha contribuito a scatenare una vera e propria mania d’acquisto, amplificata dagli influencer che realizzano video di unboxing sui social. Questo fenomeno alimenta la cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out), la paura di restare esclusi da un trend popolare e di non possedere un oggetto tanto desiderato.

Status symbol e identità estetica

Non bisogna nasconderlo: i Labubu, oggi, sono anche un segno di appartenenza.
Possederne uno raro — o trovarlo senza comprarlo sul mercato secondario — dà a molti la sensazione di essere parte di una comunità selezionata, un gruppo di intenditori che sa orientarsi nella cultura pop contemporanea.

Non è diverso da come funzionano le sneaker rare, le carte Pokémon da collezione o le edizioni limitate di arte urbana.

Il valore non sta solo nell’oggetto, ma nel racconto che possiamo fare di quell’oggetto.

Critiche, paure e fraintendimenti

Come ogni fenomeno pop, anche Labubu genera timori e fraintendimenti.
Alcuni lo hanno collegato — senza fondamento — a simboli demoniaci o a estetiche “oscure”. La realtà è molto più semplice: Labubu è un personaggio illustrato, frutto di una fantasia eccentricamente innocua.

Più concrete, invece, le critiche al sistema commerciale che lo circonda:
prezzi gonfiati, speculazioni, edizioni limitate che creano dipendenza da acquisto.
Ma questo, ancora una volta, non è colpa del personaggio: è un riflesso del nostro mercato, della nostra fame di novità e appartenenza.

Problemi sociali dietro ai Labubu

Viviamo in un’epoca segnata da crisi climatica, instabilità politica e difficoltà lavorative. In un mondo sempre più caotico, concentrarsi sui grandi obiettivi della vita può sembrare impossibile. Ecco allora che molti trovano conforto in oggetti come i Labubu: acquistandoli, esprimiamo inconsciamente la nostra fragilità e il bisogno di qualcosa di piccolo e rassicurante che ci accompagni e ci faccia sentire al sicuro ovunque andiamo.

CONCLUSIONE

Labubu è molto più di un pupazzo: è un dispositivo culturale.
È l’incontro tra l’immaginazione infantile, l’estetica contemporanea e il desiderio adulto di possedere qualcosa di unico.
Parla del nostro tempo perché lo riflette:
la ricerca di identità, l’ansia di distinzione, il bisogno di tenerezza mascherato da ironia.

In fondo, questo piccolo mostro ci conquista perché ci assomiglia: tenero, inquieto, un po’ buffo, sempre alla ricerca di un posto nel mondo.

 

Nota dell’autore:
Scrivendo questo articolo, mi sono accorto di quanto un mostriciattolo possa sorprendere. Dietro quelle espressioni buffe e un po’ sghembe si apre un mondo che non immaginavo: collezionisti appassionati, estetiche nuove, piccole filosofie della tenerezza e del desiderio. Confesso che non pensavo di trovare tanta complessità in una creatura così stramba. Ma forse è proprio questo il segreto dei fenomeni culturali: arrivano da dove meno te li aspetti e ti obbligano, almeno per un momento, a guardare il mondo con occhi diversi.

La Redazione

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Kasing Lung, The Monsters, Hong Kong Illustrators Series.
  • Pop Mart, cataloghi ufficiali delle serie Labubu.
  • Saggi sul consumo estetico contemporaneo e fenomeno ugly-cute.
  • Articoli e dossier su sociologia del collezionismo digitale e fisico.

 

 

«Le immagini presenti in questo articolo hanno finalità esclusivamente illustrative e non sono destinate a uso commerciale. I diritti sui contenuti visivi appartengono ai rispettivi autori.»

 

 

 

 

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