Il significato simbolico del fegato nell’antica storia di Prometeo

Rubens Il supplizio di Prometeo 1618. “Prometeo incatenato”. Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l’epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l’impulso creativo umano

L’ALCHIMIA DEL FEGATO: UN VIAGGIO TRA MATERIA E SPIRITO

di

Maria Burgarella

Il significato simbolico del fegato nell’antica storia di Prometeo, i suoi legami con la visione spirituale e la trasformazione interiore


Rubens, “Prometeo incatenato”. Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l’epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l’impulso creativo umano

La ribellione di Prometeo verso l’autorità di Zeus è stata oggetto di un precedente articolo, qui desidero esplorare il significato dell’organo umano racchiuso nel racconto: il fegato.

Heinrich Friedrich Füger, Prometeo ruba il fuoco, 1817

È noto che l’astuto Prometeo, rubando il fuoco agli dei e donandolo agli uomini, scatenò l’ira di Zeus che lo punì facendolo incatenare nudo a una roccia in compagnia dell’aquila Aithon alla quale diede l’orribile compito di squarciargli il petto ogni giorno e di divorarne il fegato che, sistematicamente, ricresceva nella notte.

Tale supplizio ebbe fine quando Eracle, scoccando una freccia, uccise l’aquila, dopo ben 13 generazioni. E non è un caso che Eracle giunga ad uccidere l’aquila dopo 13 generazioni poiché esse sono necessarie affinché l’Uno, origine di tutte le cose, si unisca al 3 che rappresenta la completezza e la perfezione, formando così il 13 l’Alchimista, colui che compie la Grande Opera ovvero la trasformazione del piombo, ciò che è negativo, in oro, ciò che è positivo nell’uomo, per fargli riscoprire la sua vera natura, simboleggiata dalla pietra filosofale.

Prometeo con il suo atto, il dono del fuoco, apre gli occhi dell’uomo alla visione spirituale, il fuoco è esso stesso lo Spirito che discende nella materia e offre all’umanità la possibilità dell’evoluzione spirituale. Zeus rappresenta il potere supremo che in un certo senso condanna l’impulso creativo.

Simbolicamente la roccia rappresenta la stabile condizione dell’umanità, ancorata alla materialità, ma cosa rappresenta l’aquila e soprattutto il fegato? Il fegato, dal greco παρ, -ατος = epar, epatos (epatico), è la ghiandola più grande del corpo, inizia la sua crescita già nell’embrione e si sviluppa per circa quindici anni. La sua funzione è importantissima poiché, oltre a essere fonte di energia per l’organismo, dapprima metabolizza le sostanze tossiche e poi le elimina, senza dimenticare che produce la bile essenziale ai processi digestivi.

È importante sottolineare che il termine ‘fegato’ deriva anche dal latino ficatum, aggettivo collegato ai fichi – iecur ficatum e alla pratica di ingrassare il fegato d’oca con i fichi.

Questo organo è uno dei più resistenti del corpo umano, è versatile nelle sue funzioni, ha la capacità di rigenerarsi ed è collegato anche agli occhi che si nutrono del sangue epatico.

Sappiamo che la vista è il senso deputato alla percezione degli stimoli luminosi che, attraverso l’occhio, vengono trasmessi ai centri nervosi e tramutati in immagini.

L’occhio è l’archetipo della riflessione, guarda e si rispecchia, crea una corrispondenza tra sé e il mondo. Quando l’individuo è in equilibrio può avere una visione chiara della sua vita e coraggiosamente affrontare i cambiamenti necessari alla risoluzione delle situazioni problematiche che troverà lungo il cammino esistenziale.

Di contro, se lo stato emotivo prevalente è la rabbia, la frustrazione, vi è una perdita di forza, di energia, dovuta a un eccesso di fuoco con le conseguenti sintomatologie; palpitazioni, insonnia, isolamento, chiusura in se stessi. La soluzione è quindi disintossicarsi dalle tossine emozionali, assumersi la responsabilità del proprio stato emozionale e accettare il cambiamento. Chi rinuncia a se stesso, rinuncia alla realizzazione della propria natura che deve trascendere la vita puramente vegetativa per giungere alle vette della coscienza e dello spirito.

Horus bambino, il Sole nascente circondato dal serpente Mehen nel Papiro di Dama-Heroub

Esotericamente l’occhio onnisciente è collegato al fegato che custodisce l’anima spirituale, è il celebre occhio di Horus, simbolo del sole, di potere, salute e prosperità.

L’occhio destro di Horus simboleggia la chiara visione spirituale, è l’occhio della misericordia, mentre l’occhio sinistro rappresenta l’ira di Horus combattente, è la colonna della giustizia e della forza.

In sostanza il fegato è come un laboratorio dove vengono modificate e poi espulse le sostanze tossiche come i veleni e i farmaci, vengono metabolizzati gli aminoacidi e sintetizzate le proteine, producendo così l’energia vitale. Ed è proprio la sintesi delle proteine che ha un valore simbolico poiché rappresenta l’evoluzione data dalla sintesi della molteplicità del micro e del macrocosmo in una unità.

Ciò che fa ammalare il fegato sono gli eccessi, di cibo, di alcool, di grassi, che causano uno squilibrio, una difficoltà nella elaborazione delle sostanze che entrano nel corpo. Ma le tossine non sono solo sostanze fisiche ma anche quei pensieri ed emozioni che provocano una disarmonia: rabbia, ira, invidia, rancore, frustrazione, se persistenti e non elaborate alla lunga producono malattie del fegato. Lo stress psichico attacca fortemente il fegato e disequilibra lo scorrere dell’energia.

Espressioni come ‘rodersi il fegato dalla rabbia’, ‘ci vuole fegato’, ‘accecato dalla rabbia’, si riferiscono proprio alle funzioni simboliche di questo organo.

Il fegato è inoltre collegato al terzo chakra Manipura, sito nel plesso solare, simboleggiato dal loto dell’armonia e connesso all’elemento fuoco.

Il plesso solare rappresenta l’apparato digerente che controlla l’azione dei 3 organi cavi, stomaco, intestino e cistifellea, e dei 2 organi pieni, fegato e pancreas. Questi organi permettono l’assimilazione del cibo che dall’esterno entra nel corpo e giunge nello stomaco, l’atanor dove il cibo viene ‘bruciato’ dal fuoco chimico degli acidi che lo atomizzano trasformandolo e assimilandolo, divenendo così parte dell’organismo stesso, una vera operazione alchemica!

Vi è quindi una corrispondenza tra la funzione fisiologica del fegato e quella spirituale; i processi digestivi, metabolici e immunitari sono paralleli a quelli spirituali poiché il fegato lavora con le sensazioni profonde dell’essere umano connesse al Sé superiore che è la sede delle emozioni.

Così come il fegato disgrega e assimila le sostanze, così la psiche trasforma gli istinti primordiali in immagini che la coscienza assimila e amplifica.

L’archetipo del fegato consta sia della forma fisica che di quella sottile, psichica e spirituale, la sua funzione è di trasformare la materia grezza ovvero gli istinti in materia sottile, evoluta. L’essere umano ha, quindi, la capacità di recuperare dentro di sé la visione simbolica che, dinanzi alla frammentarietà dell’io, permette l’integrazione delle parti verso una totalità che è l’essenza dell’archetipo. Metaforicamente l’aquila (la coscienza) divora il fegato (la forza vitale dell’anima), di esistenza in esistenza, in un ciclo continuo di dissoluzione, reintegrazione e assimilazione totale.

Riproduzione in bronzo del cosiddetto “Fegato piacentino”, fegato animale con incisi i nomi etruschi delle divinità collegate a ciascuna parte dell’organo. Wikipedia. Licenza per documentazione libera GNU

In questa ottica si può anche comprendere l’arte divinatoria etrusca dell’aruspicina, cioè la divinazione dal fegato dell’animale sacrificato, basata anch’essa sulla stretta relazione tra micro e macro cosmo. Prometeo rappresenta quindi il coraggio, l’agire con il cuore, che permette di trascendere gli impulsi inferiori verso l’evoluzione spirituale.

Il fegato è in un certo senso il sole energetico dell’uomo che è di fronte a una scelta: o obbedire al cuore e quindi operare la pace dentro e fuori di sé, oppure piegarsi all’Ego, alle passioni istintuali e sessuali, alla pura materialità.

In conclusione, il fegato è come una medaglia, da un lato è l’organo della collera, delle pulsioni istintuali e sessuali, della materialità, dall’altro è l’organo del coraggio, essenziale per sublimare il desiderio in amore per la vita spirituale.

 L’uomo non è sminuito dall’avere una parte mortale, ma questa mortalità accresce la sua possibilità e la sua potenza. Le sue doppie funzioni gli sono possibili per la sua doppia natura: egli è costituito in modo da abbracciare ad un tempo il terrestre e il divino. Anzi non temiamo di affermare la verità. L’uomo vero è al di sopra degli Dei celesti o per lo meno uguale a loro. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l’uomo sale in cielo e lo misura. Onde osiamo affermare che l’uomo è un dio mortale e che un dio celeste è un uomo immortale. (Corpus Hermeticum, libro X)

Maria Burgarella

 

 

 

 

Maria Burgarella

Nata a Trapani e laureata in Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma, è studiosa di Alchimia Trasmutativa, psicologia quantistica, tecniche a mediazione corporea. La passione per l’arte e la scrittura si integrano nel suo approccio olistico alla comprensione della Psiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

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