La divisione in zone dell’Italia risulta semplicemente “ridicola” con coloriture regionali, che sembrano distribuite a casaccio dai pennarelli di un bambino daltonico: ma come funziona il meccanismo di questa strampalata graduatoria?

Li mortacci…

Le opinioni eretiche

Di 

Michele Rallo

Resisto alla tentazione di dedicare l’articolo di questa settimana alle presidenziali americane. Troppo presto. Ne parleremo la prossima volta, quando avremo i primi sviluppi delle contromisure giudiziarie di Trump. Le elezioni sono state falsate apertamente, senza pudore. Il voto per corrispondenza sarebbe stato truccato (come si sapeva da tempo), e – a quanto si dice in ambienti benissimo informati – ce ne sarebbero quintali di prove. Comunque, ne riparleremo a breve.

Parliamo, invece, dei guai di casa nostra. Ultimi – in ordine di tempo – quelli di una divisione in zone dell’Italia che risulta semplicemente ridicola, con coloriture regionali che sembrano distribuite a casaccio dai pennarelli di un bambino daltonico. É così successo che regioni che avrebbero dovuto essere rosse o almeno arancione (come la Campania o il Lazio) siano risultate gialle; e regioni che avrebbero dovuto essere gialle (come la Sicilia o la Calabria) siano invece diventate rosse o arancione.

Come mai? Semplice, perché si sono mescolati ben 21 cosiddetti “criteri”, appartenenti a due campi totalmente diversi e distinti: quello della diffusione del virus e quello dello stato delle strutture sanitarie. Ed è bastato che qualche ufficio sanitario regionale abbia trasmesso dei dati in ritardo (cosa frequente in momenti come questi) o non li abbia trasmesso affatto, per lasciare vuote una o più delle 21 “caselle”, con il risultato di falsare completamente il risultato complessivo. Senza contare i casi-limite, come quello della Calabria, dove il commissario governativo alla sanità ha candidamente confessato di non sapere che fra i suoi cómpiti rientrava anche quello di occuparsi del Covid.

A proposito, non resisto alla tentazione di qualche pennellata aggiuntiva: Giuseppi ha subito dichiarato che il commissario calabrese era stato nominato dal governo precedente (Conte 1), omettendo pudicamente che qualche giorno fa era stato riconfermato dal governo attuale (Conte 2). E, anche a voler lasciare tutte le colpe al solo Conte 1, il ministro proponente apparteneva allo stesso partito che oggi è il socio di maggioranza del Conte 2: al similpartito grillino – per essere chiari – lo stesso di Raggi, Toninelli, Azzolina e dell’insigne statista che ha consentito che la Turchia ci soffiasse il controllo della Libia. La Turchia prende il controllo della Guardia costiera libica/La Repubblica

Tornando a bomba, come funziona il meccanismo della strampalata graduatoria? Regione per regione, i 21 numeretti (rappresentativi di 21diversi scenari) vengono rapportati tra loro con complessi calcoli matematici, fino a ricavare un algoritmo, cioè una risultante numerica che dovrebbe – uso il condizionale – esprimere una corretta valutazione complessiva [e naturalmente chiedo scusa per il linguaggio tecnicamente inadeguato].

Obiezione: ammesso che le operazioni che producono l’algoritmo siano corrette (e i casi di algoritmi “non stabili”, cioè sballati, sono infiniti), l’algoritmo utilizzato dagli “esperti” di Giuseppi mi sembra “non stabile” nelle sue premesse. É del tutto evidente che una cosa sono le valutazioni d’ordine medico (la diffusione del virus, l’indice di contagiosità, l’indice di mortalità, eccetera), ed una cosa totalmente diversa sono i dati di carattere amministrativo (presidi ospedalieri, numero di addetti, posti-letto, terapie intensive, eccetera). Mettendo tutto nello stesso calderone non può che ricavarsi una colossale confusione, quando non anche – come nel caso di cui ci stiamo occupando – risultati finali totalmente sbagliati.

Se la regione X – poniamo il caso – ha pochissimi positivi, la disponibilità di pochi posti-letto e di pochi posti in terapia intensiva non avrà molta importanza. Viceversa, se la regione Y ha molti posti-letto ma anche un numero altissimo di ricoverati, la sua situazione potrebbe addirittura diventare drammatica.

In altre parole, i due piani sono totalmente diversi. Va da sé che soltanto un’alta diffusione dei contagi può giustificare la limitazione delle libertà personali dei singoli cittadini o, a maggior ragione, la rottamazione di interi comparti di attività economiche.

L’altro piano – quello delle strutture sanitarie – va affrontato in termini diversi: non chiudendo bar e ristoranti, ma aprendo o riaprendo ospedali, moltiplicando i posti-letto, assumendo in pianta stabile medici e infermieri. Si può fare: Bertolaso a Milano ha creato dal nulla un mega-ospedale Covid in pochi giorni. Ma Bertolaso è riuscito a trovare i soldi, e i nostri governanti dicono di non riuscire a fare altrettanto. Eppure non sarebbe difficilissimo: basterebbe risparmiare sui monopattini, sui banchi a rotelle, sui bonus-vacanza, su mance e mancette varie. Ecco perché il “bonus monopattino” è un regalo da 120 milioni alla Cina Ancóra qualche altra considerazione, buttata giù così, con il comune buonsenso “del buon padre di famiglia”. Che senso ha chiudere intere regioni in “zone rosse”, quando la aree effettivamente a rischio sono solamente quelle di alcune grandi città? Perché chiudere – per esempio – tutta la Lombardia, con danni incalcolabili all’intera economia nazionale, quando si potrebbe istituire solo una minore zona rossa per Milano e relativo hinterland, magari intervenendo là con maggiori mezzi e maggiore incisività? E lo stesso discorso si potrebbe fare per Napoli, per Roma, per Torino.

Altra considerazione, sempre “fuori sacco”: che senso ha – come si chiede anche un virologo di chiarissima fama – questa campagna massiccia di tamponi, quasi che si dia la caccia ad asintomatici e paucisintomatici, che sono il 95% dei “positivi” e che – dicono gli esperti – non sono praticamente in grado di contagiare nessuno? Perché, invece, non ci si dedica ai soggetti a rischio, agli anziani soli, che magari non sono in grado di affrontare una coda di 12 ore ai drive-in?

Si ha quasi l’impressione che si voglia terrorizzare la popolazione con numeri altisonanti, quasi a voler giustificare misure economiche che stanno distruggendo la nostra economia. Ma la mia è solamente un’impressione.

Michele Rallo

 

 

 

Fonte: Accademia Nuova Italia del 13 Novembre 2020

 

 

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