Nell’Italia dei furbetti proliferano coloro che ne approfittano

L’ALIBI DEL BIMBO CHE NON CRESCE MAI


Sino a che età vale l’alibi “sono con il bambino quindi ho diritto”? In una società che non fa più figli scatta, inevitabilmente, una sorta di tolleranza nei confronti dell’infanzia. Un senso di colpa che non riguarda, ovviamente, i fanatici gretini che vogliono combattere ogni gravidanza per liberare il Pianeta dal fardello umano. Oppure scatta, in chi è genitore, il ricordo dei figli quando erano piccoli. E nei nonni il rimpianto per i nipoti magari in città lontane.

Ma nell’Italia dei furbetti proliferano coloro che ne approfittano. Sacrosanto che, con un neonato in braccio o nella carrozzina, una neomamma non sia costretta a stare in coda alla cassa del supermercato. Molto meno sacrosanto che, alla Posta, salti la coda una madre con figlio capriccioso di 3/4 anni. “Se deve aspettare, strilla” è la giustificazione. Che, in realtà, non giustifica nulla ma spiega soltanto che non si è stati capaci di educare il bambino.

 

 

 

 

 

 

Lo stesso vale per aspiranti teppisti che, a 4/5 anni, scorrazzano tra i tavoli del ristorante mettendo a rischio la propria incolumità e la salvezza dei piatti trasportati dai camerieri. “Bisogna capirli: sono bambini.”. Ma ciò che si capisce benissimo è che i genitori sono da spedire ai corsi di rieducazione in stile Pol Pot. Tanto genitori di questo tipo non hanno idea di chi fosse Pol Pot.

In fondo, per loro, i bambini nei luoghi pubblici rappresentano l’alibi come i cani da portare a spasso nei mesi degli arresti domiciliari di massa per il Covid. Ho un figlio maleducato e quindi posso invadere gli spazi altrui in spiaggia perché il pupo deve giocare. E se, in montagna, il piccolo cialtrone lancia le pietre agli escursionisti più in basso, bisogna lasciarlo fare perché si diverte. “È un bambino, bisogna capirlo”.

L’incredibile è che non tutti sono così. Ci sono anche piccoli “mostri” che, fermi in coda, chiacchierano tranquillamente con la mamma o con il papà; che magari si azzuffano con gli amici in spiaggia ma senza che un graffio si trasformi in un casus belli per l’intera località marina; che su un treno giocano per i fatti loro senza arrampicarsi sui vicini di posto; che rompono un vetro giocando a pallone senza che i genitori protestino contro la proprietaria danneggiata per non aver messo vetri infrangibili.

Giochi d’infanzia (Ralph Hedley, The Tournament, 1898)

 

 

 

 

 

 

 

Esistono, ma sono sempre meno. Perché l’Italia dei furbetti preferisce gli altri. Quelli che frignano per un nonnulla, che pretendono tutto, che hanno il diritto di giocare nelle squadre di qualsiasi disciplina sportiva anche se sono scarsi, che hanno il diritto a voti altissimi anche se non sanno nulla. Perché sono bambini, e bisogna capirli.

Adele Piazza
Ala.de.granha

 

 

 

 

 

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