Tra conquista dello spazio e smarrimento del futuro

«L’altra faccia della luna»
La missione Artemis II riaccende lo sguardo verso il cielo, mentre sulla Terra il progresso sembra aver ristretto i nostri orizzonti invece di ampliarli.
di Marcello Veneziani
La scoperta dell’altra faccia della Luna non è soltanto un traguardo scientifico: è uno specchio simbolico del nostro tempo. Dopo mezzo secolo di promesse cosmiche rimaste incompiute, l’umanità torna a guardare lo spazio mentre sulla Terra si moltiplicano guerre, paure e tecnologie che trasformano la vita quotidiana ma non aprono nuovi mondi. L’impresa Artemis II riporta alla memoria l’epoca in cui il futuro sembrava abitabile tra le stelle e invita a interrogarsi su ciò che abbiamo davvero conquistato: l’universo oppure soltanto una versione più sofisticata della nostra vicinanza digitale. 🌕🚀 (N.R.)
Ora che abbiamo scoperto per la prima volta nella storia dell’umanità l’altra faccia della luna, siamo contenti, abbiamo accresciuto le nostre conoscenze o addirittura scoperto la verità nascosta delle cose? L’impresa spaziale Artemis II è stata una boccata d’ossigeno nei giorni dell’odio, della guerra e di folli annunci di annientare civiltà millenarie come quella persiana. Guardare altrove, vedere altri mondi e altri modi di conquistare e riprendere un discorso interrotto più di mezzo secolo fa, quando eravamo convinti che a fine millennio o nei nostri giorni avremmo abitato la Luna e Marte e trasferito colonie di terrestri nello spazio. Il futuro invece restò solo un desiderio del passato, tornammo coi piedi per terra. La tecnologia fece passi da gigante ma nel piccolo: non conquistammo luoghi remoti dalla terra ma scoprimmo i prodigi del Pc e degli smartphone, e i prodigi inquietanti dell’Intelligenza Artificiale. Non conquistammo il lontano ma rivoluzionammo il vicino.
Perciò ci ha colpito questa ripresa delle avventure nello spazio, proprio laddove fu interrotta, tanti anni fa: dalla luna, la più vicina meta per le nostre gite nello spazio. Che si dice sia nata in un parto cosmico gemellare con la Terra, in seguito a un trauma prodotto dall’urto con un misterioso corpo celeste, Theia. Ma la madre morì nel parto e restarono come orfani sperduti nello spazio un pianeta che poi ebbe vita e un più piccolo astro grigio ma lucente per via del sole, il padre che da lontano lo illumina.
L’impressione che oggi ci coglie è inversa rispetto a quella della fine degli anni Sessanta: allora vedendo i primi cosmonauti sulla luna pensavamo di popolare l’astro argenteo e renderlo quasi simile alla terra. Oggi il primo pensiero che ci sovviene vedendo la Luna nel suo lato oscuro, è che la Terra rischia di tornare spettrale e disabitata di vita come lei. Difatti, sono circolate in tutto il mondo le immagini della Terra vista dalle spalle dell’astro, che tramonta come una luna, piccola e nuda, svestita di ogni traccia di civiltà e di vita. Quasi un presagio.
La luna, dicono i precisini, si allontana di quasi 4 centimetri l’anno, ci vogliono miliardi d’anni per parlare di abbandono. I quattro esploratori sulla navicella Orion hanno solo ripreso confidenza con lo spazio e con la prima significativa oasi, senza toccare il suolo lunare. Non c’è paragone tra le speranze e i sogni che accesero i mitici precursori discesi sulla luna che passeggiarono, piantarono bandierine, in un clima sospeso tra realtà e fantasia, tra mito, magia e scienza, mistero e rivelazione. Fu un momento di fiducia dell’umanità in sé stessa e nel futuro; anzi, fu l’ultimo momento di fiducia alimentato dalla scienza che accomunò le genti, soprattutto in Occidente. Poi cominciò la discesa, il disincanto, la crisi energetica e di tutto il resto, gli stop alle imprese spaziali, la denatalità e ancora guerre e poi guerre.
Ma resta della loro impresa un flebile risveglio di tutti i pensieri sulla luna che abbiamo accumulato nella poesia, nella letteratura e nella filosofia. Scorrono come in un rapido trailer del cammino umano, le primitive invocazioni alla luna, i primi accenni lunari nei miti, nelle religioni e nelle tradizioni; le civiltà che la raccontarono come una figura materna accanto al Padre Sole; poi la madre si scoprì figlia, ancella, o più modestamente riflesso del sole. Poi venne la luna dei romantici, di Leopardi e di Beethoven, la luna delle canzoni languide o l’astro oltraggiato da Marinetti. Vennero persino i negazionisti della luna, Ennio Flaiano, Antonio Delfini e Gaio Fratini per i quali la luna non esiste, è solo un fuoco fatuo, un gioco di riflessi, un abbaglio, uno specchio per le allodole… E vennero gli apocalittici che tentarono l’estrema difesa della luna, come Guido Ceronetti, rispetto alla profanazione degli astronauti. O le preoccupate considerazioni dei filosofi Martin Heidegger e Gunther Anders, a proposito di quel dominio della tecnica che stava esautorando l’uomo e il suo pensiero proprio mentre dava l’impressione di potenziarlo e di dotarlo di più formidabili mezzi. Heidegger seguì terrorizzato lo sbarco sulla luna, Anders notò che con la conquista della luna la terra diventò piccola, provinciale, relativa. I più languidi si dissociarono dal trionfalismo che accompagnò la discesa sulla luna di Armstrong e di Aldrin, e preferirono l’incanto poetico del terzo astronauta, Collins, che mentre i suoi colleghi passeggiavano sulla luna, restò a bordo a tenere il filo con la terra e la navicella. Amarono in lui, come Gozzano, la luna che non colse, pur essendo lì, a due passi.
Di recente sono emersi dall’epoca delle imprese lunari alcuni appunti di un pensatore lunatico in disparte, Andrea Emo, raccolti da Massimo Donà a Raffaella Toffolo col titolo Paesaggi dell’anima (1)(ed. Scibboleth). Emo definisce la luna astro defunto, presenza spettrale che emana la luce della morte, memoria inargentata del sole. La luna per lui è una purissima morte nei cieli. In realtà ognuno proietta nella luna quel che è nella sua mente. Come nell’Orlando furioso il senno dell’uomo è finito sulla luna. Riusciranno gli astronauti futuri nell’impresa del paladino Astolfo e di San Giovanni Evangelista, di recuperare il senno umano perduto sulla luna? Almeno il senno di Trump…

Apollo e Artemis: la stessa Luna, due immagini dell’umanità (e della verità)
Apollo vs. Artemis: cosa è vero e cosa è falso?
Massimo Mazzucco dopo aver commentato la missione Artemis ci fa vedere un confronto interessante. Questi sono gli astronauti di Artemis al ritorno da una missione di successo nella quale hanno circumnavigato la Luna. Ecco questi la luna l’anno vista solo da lontano facendoci un giretto attorno. Questi invece sono stati sulla Luna e ci hanno pure camminato sopra per la prima volta nella storia dell’umanità. “Tutti si aspettano di vedere tre eroi radianti di felicità e entusiasmo dopo la grande missione compiuta. Invece i loro volti appaiono tesi, scuri, quasi e preoccupati, si muovono a disagio e i momenti di imbarazzo non si contano. Quando viene chiesto quale sia il significato di una missione che ha portato l’uomo su un altro corpo celeste, i tre non sembrano di avere un grande entusiasmo, ne tantomeno una gran voglia di rispondere… ” Vedete voi se c’è davvero di aggiungere altri commenti.
Il filmato: https://youtu.be/fTgkzac2dhA?t=654


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