Le figure retoriche sono i gesti invisibili del linguaggio: piegano le parole, ne moltiplicano il senso, danno voce all’emozione e alla memoria. Capirle significa scoprire la trama segreta del pensare e del dire.

L’ARTE DELLA PAROLA

Viaggio tra le figure retoriche che hanno dato forma al pensiero e alla poesia

Redazione Inchiostronero


Che cosa sono le figure retoriche?

Le figure retoriche sono strumenti espressivi che alterano l’uso comune della lingua per ottenere effetti di intensità, bellezza o persuasione.
Nate nella retorica greca e perfezionate dai latini, hanno attraversato i secoli, divenendo il cuore pulsante di ogni forma di comunicazione, dalla poesia alla politica.
Aristotele, nella Retorica, le considerava parte dell’arte del convincere; Quintiliano, nell’Institutio Oratoria, le ordinò e classificò; i poeti, da Dante a Montale, le usarono per dire l’indicibile.

Comprenderle significa entrare nel laboratorio del linguaggio, là dove la parola non è più solo mezzo, ma creazione.
Si dividono in quattro grandi famiglie:

  1. Figure di significato (o tropi) – mutano il senso delle parole.
  2. Figure di suono – giocano su ritmo e musicalità.
  3. Figure di costruzione (o sintattiche) – modificano la struttura delle frasi.
  4. Figure di pensiero – esprimono emozioni, concetti e contrasti.

Figure di significato – La Metafora

Definizione

La metafora è la regina delle figure retoriche.
Consiste nel trasferire il significato di una parola in un altro contesto, basandosi su un rapporto di somiglianza implicita.
È una comparazione senza “come”: il termine reale e quello figurato si fondono, dando vita a un’immagine nuova, evocativa, spesso poetica.

Il termine deriva dal greco metaphérō, “trasportare altrove”: la metafora, infatti, sposta le parole per accendere il pensiero.

Esempi letterari

  • Dante Alighieri, Inferno, III, 1:
    «Per me si va nella città dolente»
    La città dolente è la metafora dell’Inferno: uno spazio morale prima che fisico.
  • William Shakespeare, Macbeth, V, 5:
    «La vita è un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sul palcoscenico, e poi non se ne parla più.»
    – La vita come teatro è un’immagine universale della caducità.
  • Giuseppe Ungaretti, Mattina:
    «M’illumino d’immenso.»
    – L’anima che si accende nella vastità dell’essere: una metafora dell’estasi.
  • Eugenio Montale, Non chiederci la parola:
    «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato.»
    – La parola è qui metafora della verità totale, impossibile da afferrare.
  • Emily Dickinson:
    «La speranza è quella cosa con le piume che si posa sull’anima.»
    – La speranza si fa creatura viva: la metafora diventa respiro poetico.

Riflessione

La metafora è più di una figura: è un modo di pensare.
Nietzsche la definiva «l’origine stessa del linguaggio», sostenendo che ogni concetto nasce da una metafora ormai dimenticata.
Nel suo potere di sostituire, associare e trasfigurare si cela la nostra capacità di vedere il mondo con occhi nuovi.
Ogni metafora è una scintilla tra logica e immaginazione: quando funziona, non abbellisce il discorso, lo rivela.

Bibliografia e fonti

  • Aristotele, Retorica, a cura di G. Zanatta, Laterza.
  • Quintiliano, Institutio Oratoria, libro IX.
  • Paul Ricoeur, La metafora viva, Jaca Book.
  • Nietzsche, Verità e menzogna in senso extramorale, Adelphi.
  • George Lakoff & Mark Johnson, Metafora e vita quotidiana, Bompiani.
La Redazione

 

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