Le figure retoriche sono i gesti invisibili del linguaggio: piegano le parole, ne moltiplicano il senso, danno voce all’emozione e alla memoria. Capirle significa scoprire la trama segreta del pensare e del dire.

L’ARTE DELLA PAROLA
Viaggio tra le figure retoriche che hanno dato forma al pensiero e alla poesia
Redazione Inchiostronero
Richiamo alla premessa generale
Per l’introduzione alla rubrica e la spiegazione generale delle figure retoriche, vedi l’episodio 1: “La Metafora”.
Dopo la Metonimia, proseguiamo con una figura affine, che ne amplia il respiro simbolico: la Sineddoche.
La Sineddoche
Definizione
La sineddoche (dal greco synékhdoche, “comprendere insieme”) è la figura che consiste nel sostituire un termine con un altro legato ad esso da un rapporto quantitativo: parte e tutto, singolare e plurale, genere e specie, materia e oggetto.
È, in un certo senso, una “metonimia ampliata”, poiché non si limita alla contiguità logica, ma coinvolge la partecipazione tra le cose.
La sineddoche ci ricorda che ogni parte racconta un intero, e che nella parola vive sempre una totalità implicita.
Principali tipi di sineddoche
- La parte per il tutto: «Venti vele all’orizzonte» → (per “venti navi”).
- Il tutto per la parte: «L’Italia ha vinto» → (intendendo la nazionale di calcio).
- Il singolare per il plurale: «Il contadino teme la siccità» → (per “i contadini”).
- La specie per il genere: «L’uomo è mortale» → (per “gli esseri umani”).
- La materia per l’oggetto: «L’acciaio luccicava» → (per “la spada”, “le armi”).
Esempi letterari
- Omero, Odissea:
«Tante vele sull’Egeo inseguivano il ritorno.»
– Vele sta per navi: la parte per il tutto. - Dante Alighieri, Purgatorio, VI, 76:
«Ahi serva Italia, di dolore ostello!»
– Italia come sineddoche del popolo italiano. - Leopardi, A Silvia:
«Le chiome d’oro scioglievi al vento.»
– Chiome (parte) rappresentano la bellezza e la giovinezza (tutto). - Giovanni Pascoli, La cavalla storna:
«Nella casa romita del mio padre.»
– Casa come luogo dell’anima e della memoria familiare: la parte per il mondo interiore. - Ungaretti, Veglia:
«Teso tra quattro assi di legno.»
– Assi di legno indicano la bara, cioè la morte intera contenuta in una semplice immagine.
Riflessione
La sineddoche è la figura della totalità implicita.
È la lingua del simbolo e della memoria, quella che trasforma un frammento in mondo.
Nella parte riconosciamo il tutto, come nell’oggetto riconosciamo la vita che lo abita.
È una figura antichissima, ma anche profondamente moderna: ogni fotografia, ogni verso, ogni dettaglio evocativo è una sineddoche del reale.
Paul Valéry scriveva:
«Il vero poeta è colui che sa dire l’universo in un frammento.»
Ecco: questa è la sineddoche nella sua essenza più alta.
Bibliografia e fonti
- Aristotele, Retorica, libro III.
- Quintiliano, Institutio Oratoria, libro VIII.
- Roland Barthes, L’avventura semiologica, Einaudi.
- Paul Valéry, Varietà, Mondadori.
- Gérard Genette, Figure III, Einaudi.
