Bibi è cattivo

LAUTUNNO DEL PATRIARCA


Bibi è cattivo. E su questo sembrano essere tutti d’accordo. Non solo gli arabi, palestinesi in primis, che lo vedono come l’orco delle favole, ma anche gli occidentali, tutti schierati per Israele, ma che imputano al Primo Ministro gravi, gravissime colpe e responsabilità dell’attuale situazione di crisi.

Ed anche in Israele non sembra più godere di tante simpatie. Nelle settimane precedenti l’attacco di Hamas, le piazze di Tel Aviv erano piene di manifestanti che chiedevano le sue dimissioni. Ora vi è un momento di stasi, vista l’emergenza e il Governo di unità nazionale. Ma si può essere sicuri che, quanto, prima, la tensione riemergerà. È un vulcano che urge sotto le ceneri.

Per altro le voci che continuano a levarsi contro Netanyahu sono molte. Diversificate ed autorevoli. Non solo l’opposizione laburista e il mondo intellettuale – che lo ha sempre detestato – ma anche dalle file dell’esercito, dello stesso Mossad.

I militari lo hanno sempre sopportato a stento. Non solo è, a conti fatti, il primo premier israeliano a non provenire dai loro ranghi (troppo breve la sua militanza, e poco saldi i legami), ma aveva anche costituito un governo dove molti, troppi ministri non erano militari. Esponenti di quei (piccoli) partiti religiosi che rifiutano il servizio militare.

E, poi, c’è la Diaspora. Soprattutto le potenti lobby finanziarie statunitensi. Che mai lo hanno guardato con simpatia. Soros – tanto per fare un nome – lo odia. Ripagato di egual moneta. E non si può escludere che dietro alle manifestazioni per defenestrare Netanyahu ci fosse proprio lui. Il Grande Vecchio della finanza speculativa internazionale. Che – chissà perché? – sui nostri Media viene descritto come un “filantropo”.

Per altro a Washington e dintorni, Bibi ha sempre avuto ben pochi amici. Il periodo più felice è stato quello della presidenza Trump. Grazie, soprattutto, agli eccellenti rapporti con il genero di The Donald, Jared Kushner, il consigliere più vicino ed ascoltato dal Presidente. Di famiglia ebraica di origine polacca, e legato a triplo filo al Likud.

Likud che è, da sempre, il partito di Netanyahu. Che è, però, un “sabra”, di famiglia polacca. Suo padre, Benzion Mileikowsky – ashkenazita, ma con origini sefardite – era uno dei più stretti collaboratori di Jabotinsky, il fondatore e leader del “sionismo riformato”. Da cui è disceso prima il gruppo armato Irgun. Poi, appunto, il Likud.

Un’ombra importante quella del padre. E anche quella del fratello maggiore Yoni. L’eroe di Entebbe, caduto durante la fulminea operazione del Sayeret Matkal, le forze speciali. Di cui era il comandante.

Una tradizione militare. Jabotinsky fu il primo a sostenere la nascita di forze di autodifesa ebraiche ad inizio del ‘900. E venne a lungo considerato vicino al fascismo. E a Mussolini, che incontrò, e lo aiutò, inizialmente, a creare il primo nucleo di quella che sarà poi la marina militare israeliana. Che nacque al porto di Civitavecchia.

Bibi, però, dopo un periodo anch’egli nelle forze speciali, scelse la carriera diplomatica. A lungo ambasciatore all’ONU, e residente negli Stati Uniti, prima di entrare in politica. Poi, la scalata ai vertici del Likud. Con lunghe lotte intestine. Contestando gli accordi con l’OLP di Arafat. E avendo come insegna lo slogan: Netanyahu, per una pace sicura.

Accordi di Oslo, la pace mancata. Il premier israeliano Yitzhak Rabin stringe la mano al leader palestinese Yasser Arafat davanti al presidente USA Bill Clinton a Washington (13 settembre 1993)

Tra le colpe di cui viene accusato, l’aver favorito i coloni in Cisgiordania. Al punto di dislocare troppe truppe un quell’area, a loro protezione. Lasciando sguarnita la Striscia di Gaza. Evidentemente non considerava Hamas una vera minaccia. E temeva più l’Autorità palestinese e, al confine libanese, la forza di Hezbollah.

Un grave errore. Che ora gli viene imputato. E del quale, certo, non è l’unico responsabile. Ma Bibi è il premier che ha governato più a lungo Israele. E i suoi nemici sono molti. Interni ed esterni. E l’attacco di Hamas, nonché il vicolo cieco in cui si è infilato con la rappresaglia a Gaza, potrebbero costargli molti caro.

Netanyahu ha ormai 74 anni. Forse (e il dubbio è obbligatorio, visto l’uomo) è cominciato il suo declino. L’autunno del Patriarca.

Andrea Marcigliano
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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