Dalla diplomazia verde all’industria del futuro

LE AUTO INDIANE ANDRANNO A BAMBÙ

Modi lancia il carburante verde al bambù: svolta ecologica entro il 2030.

di Enrico Toselli

Dopo il Vietnam, anche l’India punta sul bambù per la transizione ecologica. Narendra Modi ha appena inaugurato una bioraffineria che produrrà biocarburanti da questa risorsa naturale, con l’obiettivo di sostituire fino al 20% dei carburanti fossili entro il 2030. Un gesto che non è solo ambientale, ma anche geopolitico: l’India si smarca dalle pressioni statunitensi per abbandonare il petrolio russo, e rifiuta soluzioni più costose e inquinanti come il carbone o il gas liquido americano. Il bambù diventa così il simbolo di una sfida autonoma e sostenibile.


Dopo la “diplomazia del bambù” vietnamita, arriva l’innovazione ambientale indiana, sempre legata al bambù. Narendra Modi inaugura questa settimana una bioraffineria che produrrà biocarburante ottenuto dal bambù. Entro il 2030, ma forse anche prima, il carburante verde sarà aggiunto, in misura del 20%, con etanolo e benzina tradizionale.

D’altronde l’India è attualmente il terzo produttore mondiale di gas serra e, dunque, Modi corre ai ripari. Ignorando gli ordini di Trump che vorrebbe impedire all’India di continuare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia. Per sostituirli con prodotti statunitensi ad un costo nettamente più alto, e con una quota di inquinamento superiore, dal momento che dovrebbero essere trasportati via mare con un viaggio più lungo.

Oppure, secondo gli occidentali al servizio degli interessi Usa, l’India potrebbe continuare ad usare il carbone, che inquina ma chissenefrega.

Nuova Delhi ha invece scelto di ridurre gradualmente l’inquinamento, puntando su una produzione che darà lavoro, inizialmente, a 3mila lavoratori. Non uno spreco, ma un investimento. E, nel frattempo, continua a rifornisti di idrocarburi dalla Russia. Con il gas che inquina molto meno del carbone e che Putin offre a prezzi scontati.

Redazione Electo
Enrico Toselli

 

 

 

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