Epidemia”, “pandemia”, “contagio”, “quarantena”…sono termini che negli ultimi mesi abbiamo imparato a conoscere bene, a causa dell’emergenza COVID-19

“Trionfo della morte” di Pieter Bruegel. (1525:30-1569)

Epidemia”, “pandemia”, “contagio”, “quarantena”…sono termini che negli ultimi mesi abbiamo imparato a conoscere bene, a causa dell’emergenza COVID-19. Questi concetti, tuttavia, non sono affatto sconosciuti al genere umano, che nel corso dei millenni ha vissuto un susseguirsi di epidemie, come dimostrano numerose testimonianze storiche. Cosa ci racconta la Storia, e cosa ci insegna? Che lezioni possiamo trarre rispetto alla situazione attuale?

 

La peste di Azoth. Un dipinto di Nicolas Poussin del 1631 custodito al Louvre

La peste di Giustiniano

L’Impero bizantino si trovava in uno dei suoi momenti di maggior splendore quando un’epidemia di peste oscurò il potere dell’imperatore Giustiniano. Si trattava della prima epidemia di peste di cui si è a conoscenza. La malattia, e con essa la paura e l’isteria, si diffusero ad una velocità vertiginosa a Costantinopoli, una città di quasi 800.000 abitanti. E da lì verso tutto l’Impero. Anche lo stesso Giustiniano fu vittima della peste, ma riuscì a guarire. Alla fine dell’epidemia, la capitale imperiale aveva perso quasi il 40% della sua popolazione, e in tutto l’impero avevano perso la vita 4 milioni di persone. Le conseguenze economiche furono catastrofiche, perché ci furono momenti in cui il numero di morti superava quello dei vivi. Molti storici vedono in questa fase di indebolimento dell’Impero bizantino una linea di separazione fra il tramonto dell’Antichità e la nascita del Medioevo.

Peste negra Peter Brueghel

La peste nera

La peste nera era già nota quando l’umanità visse la peggiore epidemia a metà del XIV secolo (tra il 1346 e il 1353). Era conosciuta per i suoi precedenti, ma le sue cause e il suo trattamento erano completamente ignorati. Questo, insieme alla velocità di diffusione, l’hanno resa una delle più grandi pandemie della storia. Solo cinque secoli più tardi venne scoperta la sua origine animale, e il suo collegamento con i ratti, che durante il Medioevo convivevano nelle grandi città con le persone e si spostavano addirittura con gli stessi mezzi di trasporto, come le navi, per esempio, verso città lontane, portando il virus con sé. I numeri che ha lasciato dietro di sé questa epidemia sono sconvolgenti. Secondo i dati in possesso degli storici, si stima che la penisola iberica perse circa il 60-65% della popolazione e la Toscana fra il 50 e il 60%. La popolazione europea passò da 80 a 30 milioni di persone.

Il vaiolo

Il vaiolo

Il cosiddetto virus del vaiolo, la cui diffusione negli esseri umani è nota da almeno 10.000 anni, è la causa della malattia nota come vaiolo. Il suo nome fa riferimento alle pustole che apparivano sulla pelle di chi ne soffriva. Era una malattia grave ed estremamente contagiosa che decimò la popolazione mondiale dalla sua comparsa, arrivando ad avere tassi di mortalità fino al 30%. Si espanse massicciamente nel Nuovo mondo quando i conquistatori iniziarono ad attraversare l’oceano, colpendo in modo terribile una popolazione con difese molto basse contro nuove malattie, e in Europa ebbe un periodo di drammatica espansione durante il XVIII secolo, infettando e sfigurando milioni di persone. Fortunatamente, è una delle due uniche malattie che l’uomo è riuscito a debellare con la vaccinazione. È stato proprio combattendo questa malattia che fu scoperto il primo vaccino. Fu Lady Mari Montagu ad elaborare inizialmente alcune osservazioni chiave in Turchia e, quasi 100 anni dopo, Edward Jenner ne dimostrò scientificamente la loro efficacia. Nel 1977 è stato registrato l’ultimo caso di contagio del virus, che da allora è considerato estinto.

L’influenza spagnola

L’influenza spagnola

Nel marzo 1918, durante gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, fu registrato il primo caso di influenza spagnola, paradossalmente, in un ospedale degli Stati Uniti. Fu battezzata così perché la Spagna rimase neutrale nella Grande Guerra e le informazioni sulla pandemia circolavano liberamente, a differenza degli altri paesi coinvolti nella lotta che cercavano di nascondere i dati. Questo ceppo virulento del virus dell’influenza si diffuse in tutto il mondo contemporaneamente agli spostamenti delle truppe sui fronti europei. I sistemi sanitari rischiarono il collasso e le camere mortuarie funebri non riuscivano a stare al passo con le vittime. Studi recenti hanno rivelato dati più precisi. Si stima che il tasso di mortalità globale fu tra il 10 e il 20% degli infetti, e in tutto il mondo morirono fra le 20 e le 50 milioni di persone. C’è chi addirittura ipotizza che si raggiunsero le 100 milioni di vittime.

L’influenza asiatica

L’influenza asiatica

Registrato per la prima volta nella penisola di Yunan, in Cina, il virus influenzale A (H2N2) di origine aviaria è comparso nel 1957 e in meno di un anno si diffuse in tutto il mondo. A quel punto, il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il braccio medico dell’ONU creato nel 1948, progettava ogni anno un vaccino destinato a mitigare gli effetti delle mutazioni influenzali. Sebbene i progressi medici in relazione alla pandemia dell’influenza spagnola abbiano contribuito a contenere molto meglio l’avanzata del virus, questa pandemia ha registrato un milione di morti in tutto il pianeta.

L’Influenza di Hong Kong

L’Influenza di Hong Kong

Solo dieci anni dopo aver superato l’ultima grande pandemia influenzale, apparve, ancora una volta in Asia, la cosiddetta influenza di Hong Kong. Una variazione del virus influenzale A (H3N2) fu registrata in questa città nel 1968 e si diffuse in tutto il mondo con un modello molto simile a quello dell’influenza asiatica. Un milione di persone le vittime che causò questo nuovo ceppo di influenza.

 

Il virus dell’Immunodeficienza umana (HIV)

Il virus dell’Immunodeficienza umana (HIV)

Una delle più gravi e più recenti pandemie conosciute dalla società odierna è quella del virus dell’immunodeficienza umana, l’HIV, meglio noto come AIDS. I primi casi documentati sono apparsi nel 1981, e da allora il virus si è diffuso in tutto il mondo concentrando gran parte degli sforzi delle organizzazioni mondiali della sanità. Si pensa che la sua origine sia stata animale, e i suoi effetti contemplano l’indebolimento del sistema immunitario. Di per sé quindi il virus non è letale, ma lo sono le sue conseguenze, perché lasciano l’organismo indifeso di fronte ad altre malattie. Il suo contagio avviene per contatto con fluidi corporei. Anche se queste vie di trasmissione lo rendono meno contagioso, a priori, rispetto ad altri virus come l’influenza, l’ignoranza iniziale ha permesso che si diffondesse molto rapidamente. Si stima che l’HIV abbia causato circa 25 milioni di morti in tutto il mondo.

Giunti a questo punto cosa potremmo dire di più oltre ai numeri che tali pestilenze hanno prodotto se non convincerci che dobbiamo, come hanno fatto in passato, convivere con ciò che la natura ci assoggetta.

Riccardo Alberto Quattrini

 

Fonte parziale dal National Geographic (Guiomar Huguet Pané) del 19 maggio 2020  

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