Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere su Fb inni all’Occidente

Vincenzo Greco

LE OSSA DELL’OCCIDENTE


Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere su Fb inni all’Occidente, all’illuminismo, al dubbio da parte di naufraghi di quello che fu il gruppo Espresso Repubblica. Ovvero da parte di chi negli ultimi quattro anni in maniera evidente, ma da molto più tempo sottopelle, non ha fatto altro che tradire questi valori. Certo queste cose sono state espresse bene, ma dietro si è subito formata la canea acefala di quelli che l’Occidente è la democrazia, è la libertà, contro gli assolutismi orientali (vedi Russia e Cina e insomma tutto lo sciocchezzaio di cui è capace una sinistra che ha perso ogni mappa). Strano che questa nostalgia per un Occidente più immaginario che reale nasca quando certi disegni cominciano ad incontrare difficoltà e le stragi di verità oltre che di vite perpetrate cominciano ad affiorare nonostante le tamponature dei media. Ancora più strano è che tutto questo venga fuori nel momento in cui alcuni noti analisti dell’estremo occidente come Alistair Crooke e Simplicius parlano del degrado culturale nel quale stiamo precipitando.

Platone parla ai giovani

C’è una bella espressione che riassume tutto questo,“Le Ossa dell’Occidente” perché le lusinghe che ci intrappolano dentro il mito occidentale sono ormai appassite e giacciono come falsi idoli dentro le coscienze, soprattutto quelle che non vogliono vedere questo desolante spettacolo, anche perché esso si accompagna alla perdita della capacità di dettare la “direzione da seguire” e imporre agli altri un’agenda che ormai da un secolo aveva perso qualsiasi valore ideale. Come riporta Crooke: la meta-narrativa occidentale secondo cui da Platone alla NATO, idee e pratiche superiori originarie dell’antica Grecia sono state trasmesse nel corso dei secoli in modo che coloro che oggi vivono in Occidente sono i fortunati eredi di un DNA culturale superiore” si è rivelato essere niente più che lo sbiadito orpello di una narrativa vuota. Questa è la profonda paura delle élite economiche e politiche occidentali: sanno che questa narrativa è una finzione ma continuano a raccontarsela perché la nostra epoca è stata resa sempre più pericolosamente dipendente da questo meta-mito. In assenza di esso il progetto occidentale e la prosperità occidentale potrebbero disintegrarsi completamente: le classi dominanti speravano che i sogni chimerici di prosperità materiale e di potenza potessero ancora sostenere il Mito ma solo se l’Occidente avesse posseduto la narrativa migliore. O meglio avesse inanellato una serie di successi.

Però sono arrivate le sconfitte e quella in Ucraina è stata la più devastante, ha del tutto detronizzato le statue votive del culto occidentale, compresa quella della superiorità militare, ma tutto il sistema che ha preparato e voluto la trimurti malattia, guerra, catastrofe ambientale sa bene cosa comporterebbe ammettere una sconfitta anche se questa è nei fatti e visibile da chiunque che intenda vedere. Così tutta l’intellighentia (si fa per dire, naturalmente) è focalizzata su come riuscire a far passare per una vittoria la catastrofe dell’operazione Kiev che va avanti da oltre un decennio. Non è facile far credere che ci sia una fase di stallo e che Putin abbia perso, ma di fatto l’informazione occidentale è specializzata nelle menzogne piuttosto che nella descrizione dei fatti e questa sembra una buona tesi da vendere agli allocchi. Ma se l’Occidente fosse ancora in sé, con tutti i valori che vengono invocati, proprio dopo che sono stati messi sotto i piedi e spezzati come antiche erme, ci si concentrerebbe maggiormente su una “narrativa della sconfitta occidentale” in Ucraina, piuttosto che promulgare un’altra putrefatta “narrativa di vittoria”.

Tutto questo naturalmente influirà in maniera rovinosa sugli eventi futuri e sulla capacità di recuperare terreno, tanto più che questi annunci di vittoria vengono praticati con le stesse logiche anche in Medio Oriente, dove tuttavia la situazione è ben lontana da un’ipotetica vittoria di Israele: l’unico effetto reale sarà che il crollo arriverà rapido, inaspettato e inevitabile. A meno che certe tardive orazioni al buon Occidente non siano un epitaffio preventivo e un tentativo di liberarsi senza farlo vedere della cattiva coscienza.

Redazione

 

 

 

 

 

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