Alcuni lo chiamano grande ma mi auguro che sia solo perché travolge un numero enorme di persone e già così sarebbe un’enorme tragedia

LE PAROLE DEL RESET

Alcuni lo chiamano grande ma mi auguro che sia solo perché travolge un numero enorme di persone e già così sarebbe un’enorme tragedia. Non voglio però parlare del reset perché ne parlano in tanti, in troppi, mentre lo mettono in atto in pochi, con un grande stuolo di venduti usati come schiavi provvisti di soldi ma non benestanti; voglio parlare delle sue parole, delle parole che hanno permesso di costruire giorno dopo giorno la società infame in cui stiamo vivendo premessa fondamentale della fine dell’umanità.

La prima è proprio “reset”: parola di quella lingua barbara che stanno tentando di imporci anche nelle colonie – perché l’Italia dal 1945 è una colonia Americana – che è l’inglese.

Il vocabolario inglese/italiano la definisce: “azzeramento delle operazioni svolte da un elaboratore” e noi, a dimostrazione della perdita anche della nostra sovranità culturale, l’abbiamo subito recepita con il verbo, ormai italiano, “resettare” che il vocabolario Treccani definisce: “Riportare un sistema di elaborazione allo stato iniziale, riavviare” e cui noi, con la nostra fantasia e capacità creativa, siamo già riusciti a fargli prendere il significato estensivo di “Riportare alla condizione di partenza, annullare completamente” riferito sempre e soltanto alle situazioni e mai alle persone.

Il “reset” di cui ci parlano è invece riferito alle persone, addirittura, a tutta l’umanità. Il solo pensiero di ciò è terribile, terrificante: considerare l’essere umano, con la sua forza morale, spirituale e creativa, simile ad un elaboratore è veramente folle ed antiumano. Purtroppo quasi tutta la nostra sedicente classe politica si presta a questa operazione.

Ma come si è giunti alla situazione attuale? Cosa è accaduto? Quali sono le ragioni per cui la nostra Italia, così ricca di cultura, di storia, di civiltà e quindi capace di diventare un faro per gli altri si sta dissolvendo piano, piano?

Sicuramente hanno una notevole importanza, ieri, ma anche di più oggi, gli interventi sistematici delle potenze straniere che hanno saputo e, purtroppo, potuto sfruttare l’esistenza in Italia di continui profondi dissidi.

Ma, se questo aveva un senso quando l’Italia non esisteva se non nella cultura e nella lingua, dopo l’Unità Nazionale si dovevano cementare tutte popolazioni in un’unica identità nazionale per costruire un interesse comune da difendere a tutti i costi da tutti.

Invece, nell’interesse di potenze straniere che soffiavano sul fuoco, si sono costruite tre micidiali guerre civili, tutte incompiute e mai superate: quella immediatamente successiva alla conquista del sud da parte del Regno del Piemonte, quella del ‘43/’45 e infine quella a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, la cosiddetta lotta armata.

Da queste ultime nascono due parole che rappresentano una frattura irrisolta (ma che va risolta assolutamente) nella storia Italiana e che sono diventate lo strumento inconsapevole utilizzato, dal sistema di potere e dalle potenze straniere, per perpetuare l’annientamento dell’identità nazionale attraverso la criminale strategia degli opposti estremismi: antifascismo e anticomunismo.

Ancora oggi i barbari del “reset” tentano di tenere in vita questo drammatico dualismo per i loro tragici obiettivi.

Infine l’ultima parola funzionale alla strategia del nemico è: democrazia. Parola nobile per quello che dovrebbe rappresentare ma ridotta a vile strumento di potere da parte delle oligarchie imperanti che detengono quasi tutti gli strumenti di manipolazione di massa dai giornali alle televisioni, dai social alle centrali di sobillazione ecc. Infatti se oggi dovessimo fare un referendum sull’obbligatorietà dei vaccini – obbligatorietà assolutamente vietata dalla costituzione italiana – la quasi totalità del nostro popolo, manipolato attraverso la paura, voterebbe a favore dell’aberrazione giuridica e sociale dell’obbligatorietà.

La paura è uno strumento del “reset”, sicuramente con un contenuto reale, ma di questo parleremo un’altra volta.

L’importante per ora è renderci conto che le parole, ormai prive di contenuto – antifascismo, anticomunismo e democrazia – sono utilizzate dal sistema per distruggere l’Uomo nella sua integrità e quindi dobbiamo liberarcene.

Solo così potremo sperare di liberarci dal rischio di essere “resettati” in modo da dimenticare anche questa parola. 

Adriano Tilgher

 

 

 Fonte: Il Pensiero Forte del 17 Marzo 2021

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