Quando il dubbio diventa eresia e la complessità viene espulsa dal discorso pubblico.

«L’eclisse del dubbio e la setta climatica»

Clima, scienza e dogma: cronaca di una semplificazione ideologica.

Il Simplicissimus

Il dibattito sul clima, da terreno di confronto scientifico, sembra essersi progressivamente trasformato in uno spazio rituale, impermeabile al dubbio e ostile alla complessità. Partendo da alcune affermazioni di Ian Plimer — che ricordano verità elementari della geologia e dell’astronomia un tempo insegnate nei licei — il testo riflette sull’eclisse del pensiero critico nel discorso climatico contemporaneo. Non per negare i problemi ambientali, ma per interrogare il modo in cui vengono narrati: tra semplificazioni morali, slogan apocalittici e una retorica che tende a sostituire l’analisi con la fede. Quando il dubbio diventa sospetto e il dissenso eresia, il rischio non è solo scientifico, ma culturale e politico: la trasformazione della scienza in ideologia e del cittadino in adepto. (N.R.)


Ieri mi è capitato di leggere su X un intervento sul clima che riportava le parole del professor Ian Plimer, docente emerito di geologia all’Università di Melbourne, il quale faceva notare qualcosa che equivale all’acqua calda per un liceale di un tempo: “Il clima cambia sempre. Ciò che mi preoccuperebbe è se il clima non cambiasse. Allora avremmo una catastrofe climatica. I climi sono ciclici… Quando siamo più vicini al Sole, ci capita di essere un po’ più caldi, e quando siamo più lontani, ci capita di essere un po’ più freddi… Il Sole emette quantità variabili di energia… E questi sono i due fattori che determinano il clima: la quantità di energia emessa dal Sole e la nostra vicinanza al Sole. Per oltre l’80% del tempo, il pianeta è stato più caldo e umido di adesso. Per oltre l’80% del tempo, i livelli del mare sono stati più alti di adesso”.

Apriti cielo, una valanga di insulti, ovviamente senza alcun ragionamento o ancora peggio tentativi grotteschi di inficiare l’argomentazione con assunti da scuola elementare tipo questo: “Se ha detto così ha detto una scemenza Nell’emisfero boreale l’estate cade in prossimità dell’afelio terrestre, il punto dell’orbita più distante dal Sole, che si verifica tra il 4 e il 6 luglio, quando la velocità orbitale è minima. Viceversa, l’inverno coincide con il perielio. È ovvio inoltre che mentre nell’emisfero boreale è estate, in quello australe è inverno, e che la distribuzione globale della radiazione solare dipende dall’insieme di questi fattori e, soprattutto, dall’inclinazione dell’asse terrestre. A ciò si aggiungono i cicli solari e i cicli orbitali di Milanković — precessione, obliquità ed eccentricità — che operano su scale temporali di decine e centinaia di migliaia di anni. Attualmente ci troviamo in una fase di eccentricità molto bassa, tipica dei periodi interglaciali, caratterizzati da temperature più elevate e minori differenze stagionali.

Sembra proprio che quanto maggiori siano sono le conoscenze globali, minori siano quelle individuali con, in più, la totale inconsapevolezza della propria narcisistica ignoranza. Non si sa di non sapere che per Socrate appunto è il vizio intrinseco dell’insipienza. Soprattutto viene esibito un patologico rifiuto del dubbio come elemento fondante non solo del metodo scientifico, ma del sapere in generale. E dire che persino nella teologia cattolica il dubbio assume un rilievo fondamentale in Sant’Agostino, come presupposto e lievito di una fede vera, idea peraltro condivisa da Cartesio. Basterebbe questo per vedere in che società malata viviamo: invece di approfondire le leggende metropolitane che circolano nei media di regime, si è in cerca di risposte rassicuranti o di un colpevole purchessia e poiché sia le prime che il secondo sono simulate dalla ripetizione continuata e aggravata delle medesime balle circonfuse d’incenso, ci si abbandona  ad esse con uno spirito settario che, per giunta, viene equivocato come devozione alla scienza o nella “democrazia” come nel caso della Russia considerata per inerzia mentale, autoritaria pur avendo le medesime istituzioni dei Paesi europei. E che per giunta ha un dibattuto pubblico molto più aperto che in questo guardino rinsecchito della Ue.

Non è certo un caso se ora il dubbio è rientrato dell’ambito dei disturbi ossessivo -compulsivi, grazie anche all’idiozia americana del Dmso. Certo, rientrare tre volte a casa nell’incertezza di aver chiuso a meno il gas o rimanere paralizzati di fronte a una scelta può essere inquietante, ma si avverte benissimo che il dubbio in sé viene visto come qualcosa di negativo per la vita pratica che è poi l’unico orizzonte che viene proposto per la natura umana. Il resto non viene nemmeno preso in considerazione. Del resto, il sociologo Zygmunt Bauman osservava acutamente che tutta la cultura moderna è nata con la promessa di sfidare l’incertezza, una sfida destinata a fallire, perché in realtà è proprio l’incertezza che porta a una verità, per quanto parziale essa possa essere.

Ipotizzare cambiamenti che non siano portato di tecnologie, avere una diversa idea del mondo, una speranza politica che contesti l’eternità del neoliberismo come fine della storia, non unirsi al coro dei capri su ogni e qualsiasi dogma venga lanciato, è per questo mondo patologico qualcosa di malato, mentre, al contrario, è espressione di sanità mentale. È come il qual racconto di Poe dove i pazzi prendono il potere. Purtroppo tutto questo sarà assolutamente chiaro solo quando sarà troppo tardi per evitarne le conseguenze.

Redazione

 

 

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