”Circondate da un’aura di mistero, le geishe hanno sempre esercitato sugli occidentali un’attrazione quasi irresistibile. Ma chi sono in realtà queste donne? A tutte le domande che queste figure leggendarie suscitano, Arthur Golden ha risposto con un romanzo, profondamente documentato, che conserva tutta l’immediatezza e l’emozione di una storia vera.

Che cosa significa essere una geisha lo apprendiamo così dalla voce di Sayuri che ci racconta la sua storia: l’infanzia, il rapimento, l’addestramento, la disciplina – tutte le vicende che, sullo sfondo del Giappone del ‘900, l’hanno condotta a diventare la geisha più famosa e ricercata. Un romanzo avvincente e toccante, coronato da uno straordinario ritratto femminile e dalla sua voce indimenticabile.

Una storia per altro talmente straordinaria da poter essere scambiata per reale, coinvolgente e perfettamente vivida nell’immaginario del lettore che si addentri in essa. Pagina dopo pagina apprendiamo il lungo, doloroso cammino che dal piccolo paese natale ha condotto Chiyo a diventare Sayuri, la Geisha.

Le Geishe capaci di evocare un mondo che è per la maggioranza di noi occidentali sconosciuto eppure incredibilmente affascinante, entro il quale figure leggendarie e fuori del tempo come le Geishe si muovono leggiadre, i volti pallidi e l’andatura sensuale, custodi di una civiltà millenaria e a tratti ancora così misteriosa.

Giunta a Kyoto da uno sperduto paesino di pescatori, di umilissime origine, ma assetata di vita e soprattutto di amore, Chiyo la ragazza dagli “occhi pieni d’acqua” viene introdotta in un mondo fatto di danze, musica, grazia impeccabile, dialettica arguta, kimono raffinati e sale da te lussuose. Riuscirà con la sua grazie e determinazione a diventare la più famosa e ricercata Geisha del tempo. Ma la preparazione e la fatica per diventare una di quelle donne capaci con uno sguardo di ammaliare un uomo è estremamente dura e crudele, colma di dolore, privazioni, umiliazioni e sacrifici. La sofferenza è infatti una delle compagne principali dell’esistenza di una Geisha, insieme con la solitudine e la pena per una vita che in fondo non le appartiene mai del tutto. Creatura affascinante e desiderata da molti, ella non può mai sognare l’amore, colpa e condanna per chi trasgredisca: 

«Non diventiamo geishe perché la nostra vita sia felice, ma perché non abbiamo altra scelta», dice Mineko Iwasaki  «una delle più rinomate geishe di Gion Kobu degli anni ’60 e ’70», come sottolinea lo stesso autore, a cui il libro è profondamente debitore per ogni aspetto concreto che vada oltre la storia del romanzo.

Vi sono diverse figure che si muovono nel romanzo, una in particolare va sottolineata: Hatsumomo la rivale e fino al suo arrivo unica Geisha della okiya. Capricciosa, viziata, ribelle, Hatsumomo tiranneggia ogni abitante della casa consapevole del suo fascino e del suo potere, di cui è pronta a servirsi contro chiunque cerchi di ostacolarla o peggio ancora oscurarla. E’ inevitabile quindi che Sayuri, giovane e bella, diventi ben presto una minaccia troppo grande per essere ignorata dalla prima Geisha, la cui bellezza sembra ormai aver perso lo splendore di un tempo, corrotta dai vizi e dall’animo della donna.

Non da meno le figure maschili che ruotano attorno al mondo di Sayuri: dal Dottor Granchio, medico di fiducia delle okiya decisissimo a cogliere il mizuage (rituale della deflorazione) della giovane geisha rivaleggiando con altri fino ad ottenere la vittoria, passando per il Barone danna di Mameha eppure ammaliato dalla sua protetta, fino ad arrivare a Nobu direttore generale di una delle più importanti fabbriche di Kyoto che dapprima insensibile ed immune al fascino delle geishe finirà con l’innamorarsi sinceramente per la bella Sayuri, rimanendole accanto e proteggendola quasi per tutta la vita.

Come l’acqua degli occhi di Sayuri, la storia scorre come un fiume che attraversa molte vite e si intreccia con la storia, crudele e inarrestabile di un Giappone diviso fra vecchio e nuovo, tradizione e modernità, un “mondo che sta rapidamente scomparendo” come ha sottolineato il Times, che proprio nella figura leggendaria della Geisha sembra trovare il suo culmine. Uno splendido ritratto di un’epoca e di una cultura che in fondo non saremo mai in grado di comprendere appieno, ma che il racconto fattoci da Sayuri con la sua voce indimenticabile può forse in parte esserci svelato.

L’autore.

   Arthur Golden è nato e cresciuto a Chattanooga, nel Tennessee. Laureato in Storia dell’arte ad Harvard nel 1978, si è specializzato in arte giapponese e ha conseguito un Master in Storia del Giappone alla Columbia University, dove si è anche dedicato allo studio del cinese mandarino. Dopo qualche tempo a Pechino, si è trasferito a Tokyo dove ha lavorato in campo editoriale.

Memorie di una geisha, suo primo romanzo e straordinario successo in tutto il mondo, è il frutto di dieci anni di intense ricerche, conclusi da una serie di lunghe conversazioni avute con una vera geisha Mineko all’anagrafe Masako Tanaka (Kyoto, 2 novembre 1949), è stata la più famosa geisha giapponese dei suoi tempi, fino al suo improvviso ritiro avvenuto all’età di 29 anni.

Il suo nome è diventato noto in occidente grazie al suo ruolo di informatrice del romanziere Arthur Golden per il suo Memorie di una geisha e per la controversia successivamente sorta tra i due. Anche se Golden si prese qualche libertà letteraria con la sua storia, perpetuando il mito comune che le geisha sono prostitute d’élite. Nella realtà le geisha sono simili ad artiste altamente allenate, come ballerine o cantanti d’opera. Non sono in nessun modo obbligate ad allacciare relazioni sessuali con i loro clienti. Iwasaki, comunque, fu forse la miglior geisha della sua generazione e non si dedicò a nessuna forma di prostituzione. Dopo che il romanzo fu pubblicato, Arthur Golden fu denunciato da Mineko Iwasaki per diffamazione e violazione di contratto.

Alcuni passaggi.

[…] Quando fummo sufficientemente lontane dalle orecchie altrui, smise di sorridere e ci disse: «Ora ascoltatemi. Siete tutt’e due cattive ragazze!» Si guardò attorno per assicurarsi che nessuno ci stesse osservando, poi ci dette una botta in testa. Non mi fece male, ma per la sorpresa lanciai un grido, e Satsu mi imitò. «Se vi comporterete in modo da mettermi in imbarazzo», proseguì, «ve la farò pagare! Il signor Bekku è un uomo severo e voi dovete prestare attenzione a ciò che dice! Se in treno vi chiede di strisciare sotto il sedile, dovrete farlo. Avete capito?»[…] da pagina 21.

[…] Poi, mentre mi esaminavo allo specchio, accadde una cosa molto strana. Sapevo che ero io la persona inginocchiata davanti al tavolino da trucco, ma mi parve che ci fosse anche una ragazza sconosciuta che mi fissava dallo specchio. Allungai la mano a toccarla e restai sconcertata trovando il gelido vetro che ci separava. Lei aveva lo splendido trucco di una geisha; le sue labbra si stagliavano vermiglie sul bianco gesso del volto, con le gote tinte di un rosa pallido; i capelli erano adorni di fiori e pannocchie di riso fatte di seta; il kimono era nero, con l’emblema dell’okiya Nitta.[…] da pagina 219.

Come inizia…

Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e che io vi dica: “Il pomeriggio in cui incontrai quell’uomo… fu il più bello della mia vita, e anche il più brutto”. Sono convinta che mettereste giù la vostra tazza e replichereste: «Bè, com’è possibile? Era il più bello od il più brutto? Una cosa esclude l’altra!» Di solito riderei di me stessa, dichiarandomi d’accordo con voi, ma la verità è che il pomeriggio in cui incontrai il signor Tanaka Ichiro fu al tempo stesso il migliore ed il peggiore della mia vita. Mi era sembrato un uomo così affascinante che persino il sentore di pesce che proveniva dalle sue mani aveva un che di profumato. Ma, se non l’avessi conosciuto, sono sicura che non avrei mai fatto la geisha. Nulla, nella mia nascita e nel modo in cui sono stata allevata, poteva lasciar presagire che sarei diventata una geisha di Kyoto. Non sono neppure nata a Kyoto. Sono la figlia di un pescatore che abitava in un villaggio chiamato Yoroido, sulle rive del mar del Giappone. In tutta la mia esistenza sono ben poche le persone alle quali ho parlato di Yoroido, o della casa in cui sono nata, o di mio padre e di mia madre, o di mia sorella, di qualche anno maggiore di me… e certamente non ho mai raccontato come sono diventata geisha o che cosa voglia dire esserlo. Lascio che la maggior parte della gente si immagini che anche mia madre e mia nonna fossero geishe e che, non appena il periodo del mio svezzamento si era concluso, già io venissi istruita nell’arte della danza, o cose di questo genere. Ricordo che un giorno dimolti anni fa, mentre stavo versando una tazza di saké a un uomo, costui disse casualmente che la settimana prima era stato a Yoroido. Bè, mi sentii come un uccello che, dopo aver attraversato a volo l’oceano, incontra una creatura che conosce il suo nido. Ne fui così sconvolta che non riuscii a trattenermi dall’esclamare: «Yoroido! È lì che sono nata e cresciuta!»

 

“Memorie di una geisha”
di Arthur Golden
Editore:TEA
Collana:I grandi

Traduttore:  Cerutti Pini D.
Data di Pubblicazione:ottobre 2008
EAN:9788850217182
ISBN:8850217188
Pagine:571
Formato:brossura

 

 

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