Dopo una dozzina di passi ci girammo, perché l’amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta. 

(Jack Kerouac)

 

Sulla strada (On the road nel titolo originale con cui è noto anche in Italia) è un romanzo dello scrittore Jack Kerouac, considerato il “manifesto” letterario della beat generation, ovvero il movimento culturale, nato nel corso degli anni Cinquanta, che contesta lo stile di vita borghese americano e i valori del capitalismo opponendovi la ricerca della libertà, la sperimentazione di droghe, la sessualità e l’introspezione religiosa di tipo orientale. “Sulla strada” può essere considerato senza alcun dubbio prima di tutto un racconto autobiografico: infatti il protagonista, Sal Paradise, altri non è se non l’alter ego di Kerouac stesso, il quale ripercorre il lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti compiuto con il grande amico Neal Cassady anch’egli scrittore statunitense.

Il romanzo, ambientato negli anni Quaranta, è diviso in cinque parti composte da episodi, nella quale il narratore, ossia lo stesso Sal, descrive i viaggi compiuti, in parte in auto e in parte grazie all’autostop, assieme all’amico Dean Moriarty (pseudonimo di Neal Cassady), conosciuto a New York.

Sal e Dean sono decisamente agli antipodi: il primo è uno studente dell’Est con aspirazioni letterarie, mentre il secondo, appena uscito dal riformatorio, è la figura di anti borghese per eccellenza: poco incline al lavoro, all’assumersi delle responsabilità, desideroso di vivere una vita intensa all’insegna della scoperta. Dean vuole infatti conoscere l’immenso continente americano, il brivido del sesso, ma anche dell’alcol e delle droghe.

Il loro viaggio parte proprio dalla Grande Mela nel 1947, e li condurrà, nello svilupparsi del romanzo, a Chicago, San Francisco, Denver, fino al Messico, dove Sal capirà molte cose di sé e acquisirà finalmente una nuova prospettiva sulla propria vita, paragonandola a quella vissuta fino ad allora con Dean.

Se nella prima parte del libro, infatti, Sal prova una latente (ma non troppo) soggezione nei confronti dell’amico, ammirando la sua sicurezza in sé, lo stile bohémien e il suo modo di intendere la vita, più tardi sentirà gradualmente il peso di quel modo di vivere, nomade e irrimediabilmente dedicato alla ricerca esclusiva del proibito, tanto da diventare in un certo senso autolesionista. Ogni viaggio inizierà a rappresentare per Sal un passo verso l’allontanamento definitivo da quella vita stabile che lui desidera, fatta di una professione, una famiglia e, soprattutto, una casa fissa.

Ecco che allora il vero viaggio sarà quello che Sal compirà all’interno di sé stesso, per domandarsi cosa veramente vuole dalla sua vita e cosa può chiedere a sé stesso.

«Un figlio del West e del sole, Dean. Nonostante la zia mi avesse avvertito che mi avrebbe messo nei guai, sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com’ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, su marciapiedi di fame e letti di malattia – che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano »

(Jack Kerouac, On the Road, pg.29)

Sal, dopo ogni viaggio, si sente sempre peggio e desidera ricominciare da capo, avere un luogo fisso e un lavoro che abbia senso. Ritorna quindi a New York e riprende a frequentare l’università e a condurre una vita normale ma dopo aver rivisto Dean, che invece dopo ogni tentativo di fermarsi riprende a viaggiare, decide di ripartire:

«Passò più di un anno prima che rivedessi Dean… Avevo passato un tranquillo Natale in campagna, me ne resi conto quando rientrammo in casa e vidi l’albero, i regali, sentii il profumo del tacchino che arrostiva e ascoltai i discorsi dei parenti. Ma ora mi era tornata l’irrequietezza, un’irrequietezza di nome Dean Moriarty, e stavo per lanciarmi in un’altra scorribanda sulla strada. »

(Jack Kerouac, On the Road, pg.124)

La 5ª parte parla dell’ultimo viaggio da Città del Messico verso New York di Sal, nell’autunno 1950, dell’incontro a Manhattan di Sal con Laura, pseudonimo di Joan Haverty, che diventò la seconda moglie di Kerouac. Dell’ultimo desolato incontro con Dean:

«… nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty. »

(Jack Kerouac, On the Road, pg.300)

Jack Kerouac scrisse il libro all’età di 29 anni, dal 2 al 22 aprile 1951, in tre settimane, con l’aiuto di solo caffè e senza benzedrina, come scrisse in un diario, come qualcuno dubita, nella propria casa, a Ozone Park, nei sobborghi del Queens, New York, sulla base di una serie di appunti raccolti al tempo dei viaggi. Fu dattiloscritto su un rotolo di carta per telescrivente o da tappezzeria, lungo 36 metri, che gli fu regalata.

Il “rotolo” fu aggiudicato in asta nel 2001 per un prezzo superiore ai due milioni di dollari.

Rifiutato da diverse case editrici, sempre sotto censura maccartista, fu letto da Malcolm Cowley, il quale ottenne dall’autore la revisione di diversi passaggi e la sostituzione dei nomi reali con nomi di fantasia e ne raccomandò la pubblicazione presso la Viking Press nel 1957.

Il libro, che ottenne un immediato successo, narra in soggettiva il viaggio di uno scrittore

I viaggi raccontati nel libro rispecchiano i sette anni passati veramente da Kerouac viaggiando, in compagnia di altri amici.

“Sulla strada” è stato inserito dal critico Richard Lacayo fra i migliori 100 romanzi del secolo scorso, e ha venduto più di tre milioni di copie dall’anno di pubblicazione, il 1957.

Jack Kerouac eroe emblematico di quella Beat Generation alla quale non a caso ha dato il nome, intendendo con esso il raggiungimento di una sorta di “beatitudine” personale, evidente anche dai suoi scritti, dove sono sempre presenti e molto forti le idee di liberazione, di scoperta e approfondimento della propria coscienza e di valorizzazione della propria personalità. Sembra costantemente in equilibrio tra un impulso di esplorazione e di rivolta vitalistica e un’opposta ricerca di consolazione e protezione, tra il desiderio di viaggiare e il bisogno di sicurezza, del ritorno, della casa. “Sulla strada”, così come il successivo “I Sotterranei”, possono essere considerati romanzi precursori di quello che saranno lo stile di vita e l’ideologia pacifista, anti militarista e anticonformista degli hippie negli anni Sessanta e Settanta.

Kerouac nacque il 12 marzo 1922 a Lowell, cittadina industriale del Massachusetts, da una famiglia di origini francocanadesi: il padre era un tipografo-linotipista; la madre, fervente cattolica, si occupava dell’educazione dei figli. Abbandonati gli studi universitari, vagabondò per gli Stati Uniti esercitando diversi mestieri. All’inizio degli anni Cinquanta diede vita, con Allen Ginsberg, William Burroughs e altri amici, al nucleo storico della Beat Generation. Nel 1957 pubblicò Sulla strada, il romanzo che lo consacrò e che divenne il manifesto di una generazione. Fra le numerose opere si ricordano i romanzi I vagabondi del Dharma, Big Sur, Visioni di Gerard e Satori a Parigi, e le raccolte poetiche L’ultimo hotel e Il libro dei blues.

Lo scrittore morì a Saint Petersburg, Florida, nel 1969, vittima dell’abuso di alcol, cui non aveva mai saputo rinunciare.

Aveva solo 47 anni

Ecco come inizia.

Incontrai Dean per la prima volta dopo la separazione da mia moglie. Mi ero appena rimesso da una seria malattia della quale non vale la pena di parlare, se non perché aveva a che fare con quella separazione avvilente e penosa e con la sensazione di morte che si era impadronita di me. Con l’arrivo di Dean Moriarty cominciò quella parte della vita che si può chiamare la mia vita sulla strada. Prima di allora avevo spesso fantasticato di attraversare il Paese, ma erano sempre progetti vaghi, e non ero mai partito. Dean è il compagno perfetto per mettersi sulla strada, perché c’è addirittura nato, sulla strada, nel 1926, mentre i suoi genitori si trovavano a passare da Salt Lake City a bordo di una vecchia automobile sfiancata, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui le avevo avute da Chad King, che mi aveva mostrato certe sue lettere scritte da un riformatorio di New Mexico. Quelle lettere mi avevano fatto una forte impressione perché chiedevano a Chad King, con ingenuità e tenerezza, di insegnargli tutto quello che sapeva di Nietzsche e di tante altre meravigliose cose intellettuali. Non sapevo bene come, ma a un certo punto Carlo e io avevamo parlato di queste lettere e ci eravamo chiesti se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto questo succedeva tanto tempo fa, quando Dean non era com’è adesso, quando era un giovane carcerato avvolto nel mistero. Poi arrivò la notizia che Dean era uscito dal riformatorio e stava venendo a New York per la prima volta; si diceva che avesse appena sposato una ragazza di nome Marylou.

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