Bande dessinée è la locuzione usata per indicare il fumetto nei paesi francofoni.

Iniziamo con…

Michel Vaillant,

un immaginario pilota di Formula1 protagonista dell’omonimo fumetto creato da Jean Graton. Fece la sua prima apparizione in Tintin nel 1957, in una storia breve. Prima della pubblicazione del primo albo nel 1959, ci sono state altre quattro storie di questo tipo. L’autore è stato assistito dal suo terzo figlio, Philippe Graton, che gli è successo nel 1994, con l’aiuto dello Studio Graton per la realizzazione. Sebbene il fumetto sia di ambientazione sportiva le storie di Michel Vaillant assumono spesso connotazioni avventurose intrecciando trame noir ed intrighi gialli nel variabile contesto di corse automobilistiche e avventure tra bolidi e motori. Resta però sempre centrale il tema delle corse, esaminato sia nel vivo dell’azione sulla pista, con straordinaria cura per i dettagli, che nella minuziosa ricostruzione di quello che ruota intorno al mondo delle corse, con estrema cura anche per gli aspetti tecnici.

Tin Tin

Charles De Gaulle, il generale che guidò la Resistenza francese e che fondò la Quinta Repubblica, divenendone il primo Presidente, amava dire che il suo unico rivale internazionale era Tintin, a mostrare quanto popolare fosse il personaggio a fumetti col quale, cronologicamente, apriamo la nostra cinquina.

Creato dal belga Hergé (nome d’arte di Georges Remi) nel 1929 il primo episodio  uscì il 10 gennaio con il titolo: Le petit Vingtième e apparve sulle pagine di Le Petit Vingtième, supplemento per ragazzi del quotidiano Le Vingtième Siècle, Tintin è un giovane reporter che gira per il mondo alla ricerca di notizie e misteri da risolvere, accompagnato dal suo cane Milù e, da un certo punto in poi, anche dal collerico capitano Haddock e dallo scienziato Trifone Girasole.

Ispirato a vari personaggi storici e non che erano entrati nell’immaginario di Hergé (tra i quali suo fratello Paul per l’aspetto fisico e il giovane scout giramondo Palle Huld per l’abbigliamento e le esperienze di vita), il personaggio uscì fino alla fine della Seconda guerra mondiale su giornali di estrema destra, cosa che nel dopoguerra costò a Hergé anche accuse di collaborazionismo; ma la fama del personaggio crebbe imperterrita e per far fronte alla sempre maggior domanda di sue avventure il fumettista belga creò un vero e proprio studio in cui trovarono spazio futuri maestri delle bandes dessinées come Edgar Pierre Jacobs (creatore di Blake e Mortimer), Bob de Moor (Barelli) e altri.

La serie è stata interrotta con la morte di Hergé, il quale non voleva fosse continuata da altri autori, e col ventiquattresimo volume, Tintin e l’Alph-art, pubblicato postumo nel 1986; in ogni caso le ristampe continuano a vendere moltissimo in tutto il mondo e solo tre anni fa Steve Spielberg (con la coproduzione di Peter Jackson) ha portato al cinema un adattamento in motion capture delle avventure del ragazzo col ciuffo: Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno.

Blake & Mortimer

Nel 1796 Johann Carl Friedrich Gauss, da sempre combattuto tra la filologia classica e la matematica, scelse di dedicarsi alla seconda: grazie a questa scelta la scienza intera poté compiere un balzo in avanti senza precedenti, per quanto Gauss non fosse certo il solo genio matematico del suo tempo. Circa 150 anni dopo un altro uomo, il belga Edgar Pierre Jacobs, fece un’altra scelta, più modesta ma ugualmente ricca di conseguenze positive per tutti gli appassionati di fumetti: il definitivo abbandono della carriera di baritono (peraltro già interrotta a causa della guerra e dell’invasione del Belgio) a favore di quella di autore di fumetti. E così, nel 1946, nascono Blake & Mortimer, insieme al loro arcinemico Olrik, con una lunga e inquietante avventura chiamata “Il segreto dell’Espadon”: si tratta davvero, come sostiene Henri Filippini nel suo celebre Dizionario del Fumetto, della “più favolosa serie di avventure mai pubblicata da una rivista di fumetti”. Veramente, come sostiene il critico belga D. Van Kerchove, l’esistenza di migliaia di giovani fu sconvolta dall’apparizione della storia chiamata “Il marchio giallo”, considerata la migliore avventura a fumetti di tutti i tempi.

Un enorme “marchio giallo” compare tuttora, a Bruxelles, in Rue du Petit-Rempart. a ricordare questa straordinaria avventura e il suo autore, morto nel 1987 lasciando incompiuta l’ultima storia dei suoi personaggi: altri autori, comunque, non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione di rinverdire la loro fama continuando le storie di Blake & Mortimer, sia pure senza quella nota un po’ sinistra che solo Jacobs riusciva a infondere nei suoi personaggi.

Dunque “Il marchio giallo” (La marque jaune) del 1953, una delle storie più famose di Jacobs.

Ambientato in una Londra più nebbiosa, piovosa e notturna che mai, Il Marchio Giallo mette in scena una serie di attentati, sequestri e furti compiuti da un misterioso individuo che firma i suoi crimini con una sigla tracciata con un gesso giallo: una «m» all’interno di un cerchio che sembra una «g» (e il gioco riesce meglio in italiano, visto che in francese «giallo» è jaune e dunque con la «j»). L’esordio è spettacolare: il furto dalla Torre di Londra della corona regale. Blake e Mortimer indagano, soprattutto quando tre soci del Centaur Club vengono rapiti uno ad uno. I sospetti di Mortimer si appuntano su Jonathan Septimus, uno psichiatra, membro anche lui dell’esclusivo club londinese frequentato dai rapiti, nonché da Blake e Mortimer. All’inseguimento dell’individuo mascherato dietro cui si cela la vera identità del Marchio Giallo, il professor Mortimer entra nel laboratorio sotterraneo di Septimus e scopre che sotto il pastrano e la mantella nera e dietro gli occhiali a infrarossi del criminale c’è un uomo dallo sguardo sconvolto, di nome Guinea Pig.

Pure, Jacobs sarebbe riuscito meglio come scrittore che come autore di fumetti: fosse vissuto solo cinquant’anni prima o, meglio ancora, all’epoca di Verne, la sua carriera sarebbe stata ancora più straordinaria, e i suoi romanzi avrebbero riscosso un successo analogo, se non superiore, a quello di opere come Dalla Terra alla Luna o Viaggio al centro della terra.

Barbarella

 I tratti di Brigitte Bardot, un viso d’angelo su un nome selvaggio ma gentile. Questi sono solo alcuni degli aspetti fondamentali che fecero di “Barbarella”, creata nel lontano 1962 dal disegnatore francese Jean Claude Forest per la rivista V-Magazine, la prima sexy eroina della fantascienza a fumetti. Viaggia per la Galassia affrontando diverse avventure, di tradizionale stampo fantascientifico ma con numerosi riferimenti erotici. Tenera e determinata, distratta e materiale, Barbarella, sempre poco vestita o addirittura nuda, è un’eroina protofemminista e tradizionale allo stesso tempo. Le sue imprese sono ambientate nell’anno 40.000 inizialmente sul pianeta Lythion. L’eroina affronta, sempre con successo, dei veri e propri criminali galattici, sanguinari mostri di ogni razza e libera i pianeti oppressi dalle dittature.

Selvaggia, dunque, ma anche molto femminile e sexy. Durante le sue avventure, Barbarella troverà il tempo anche per sposarsi e diventare mamma. Una vera “femme fatale”, insomma.

Si legge sul sito afnews: “Barbarella, – ha detto Forest – “è una donna finalmente libera, padrona delle sue azioni e del suo corpo”, è insomma il segno di una ribellione che tuttavia nasce e si sviluppa in un ambiente insolito, al di fuori della Terra” e ancora: “Barbarella viaggia tra i pianeti, combatte ovunque il male e offre agli uomini rapide visioni della sua fresca epidermide, che spunta da provvidenziali squarci nella tuta spaziale (…) ma la nostra eroina non ha nulla di torbido, di proibito, come altre sue compagne di quel periodo”.

I tratti di Brigitte Bardot, dicevamo. Nel 1968 il regista Roger Vadim ha tratto, di Barbarella, un film, presupponendo la stessa B.B. come protagonista. E invece in quel periodo, si legge sul sito afnews, Vadim, separato da Brigitte, si era sposato con Jane Fonda, ed ecco che a impersonare Barbarella fu proprio quest’ultima.

Purtroppo gli ambienti fantastici che riuscivano così bene ne fumetto, non ebbero lo stesso effetto anche nel film, così che ne uscì un prodotto deludente e non in linea con il successo del fumetto.

C’è di fatto che Barbarella, il fumetto, ha fatto storia. Bella, dai lunghi capelli biondi e dalle labbra carnose, sarà ricordata per sempre nell’Olimpo dei fumetti di ogni generazione.

Ben presto divenne un fumetto cult apparendo anche sul mensile Linus che pubblicò, dall’ottobre 1967, le “Nuove avventure di Barbarella”, sancendo così la nascita  del fumetto erotico-fantastico, un genere che in breve tempo divenne di fama mondiale.

 

Blueberry, il cowboy col volto di Jean-Paul Belmondo,

il cui vero nome è Mike Steve Donovan, fa la sua prima apparizione nel mondo del fumetto all’interno della rivista settimanale francese “Pilote” nel 1963, grazie alla sapiente e originale sceneggiatura di Jean Michel Charlier e ai disegni di uno dei più grandi autori di fumetto di tutti i tempi: Jean Giraud in arte Moebius. Blueberry è considerato uno dei più importanti fumetti western del ‘900 sia per le sue trame avvincenti degne dei migliori film di John Ford, sia per i disegni dal segno ricco e “sporco” che contribuiscono alla resa dell’ambientazione rude e polverosa del vecchio west. Il protagonista è dunque Mike Steve Donovan soprannominato Blueberry, un tenente dell’esercito nordista scanzonato e rissoso, ma che nel momento più opportuno sa essere coraggioso e intelligente. Blueberry risiede a Forte Navajo e la sua missione è quella di difendere il passaggio dei coloni verso la California e di cercare di mantenere la pace fra le tribù indiane limitrofe, come gli apache di Kociss. Blueberry è spesso indisciplinato nei confronti dei suoi superiori e in particolare del Maggiore Bascom, soprattutto se a pagare sono gli indifesi, inoltre vuol sempre capire in prima persona come avvengono le vicende, per cercare di trovare una soluzione ai vari problemi che mettono in difficoltà il forte Navajo, per questo spesso e volentieri si caccia nei guai più grandi delle sue possibilità. I tratti del viso di Blueberry ricordano non poco quelli dell’attore francese Jean Paul Belmondo. Ad aiutare Blueberry nella sua missione ci pensa l’inseparabile Jimmy McClurie, il tipico vecchietto del Far West dai capelli rossi che passa il tempo nel saloon a scolare whisky, arruolato come guida conosce benissimo tutte le tribù della zona e le piste da percorrere, a lui è dedicata la storia “La Miniera del Tedesco”. Nelle avventure non mancano le donne e una protagonista è senza dubbio Chihuahua Pearl (alias Lily Calloway), la donna che ha stregato il cuore di Blueberry, si tratta di una ballerina, astuta e truffatrice, non esita a sfoderare tutto il suo fascino per raggiungere i suoi traguardi, ma con Mike Donovan nascerà un sentimento importante.

Fra i vari nemici di Blueberry ricordiamo oltre al già citato Maggiore Bascom, anche il generale Allister, il classico generale ottuso che vuole sterminare le tribù indiane. Ma anche i pellerossa non sono tutti dei bravi ragazzi e ne è prova l’ex esploratore dell’esercito Aquila Solitaria ovvero il terribile capo indiano Quanah, nemico giurato di Blueberry e pronto a tutto pur di uccidere gli yankee. Non mancano le ambientazioni e gli storici personaggi del west realmente esistiti come il mitico Wyatt Earp protagonista della sfida al O.K. Corral, come lo stesso capo apache Kociss, che racchiude tutta la saggezza e la rassegnazione del popolo rosso o come il ribelle Geronimo. Fra le varie avventure del tenente Blueberry ricordiamo “Fort Navajo” dove gli indiani di Kociss dichiarano guerra al forte, in seguito ad un tentativo di aguato nei suoi confronti. “Tuoni sull’Ovest” , dove il tenente Crowe viene accusato di diserzione dopo aver liberato dei prigionieri indiani, in questo episodio morirà il maggiore Bascom. “Aquila Solitaria” dove Blueberry deve vedersela con il terribile indiano Quanah. “La Pista dei Sioux” in cui Blueberry viene accusato di furto da parte di Steelfingers di fronte ai sioux, che lo tengono prigioniero, questi però gli danno fiducia liberandolo, il nostro tenente riuscirà a smascherare il vero colpevole e a scongiurare una guerra. In Italia gli albi di Blueberry sono stati pubblicati grazie alla Collana Eldorado con il titolo “Le avventure del tenente Blueberry” ciascuno composto da 46 pagine . Fra le varie serie di Blueberry ricordiamo “La Giovinezza di Blueberry” e “Marshall Blueberry”.

Blueberry i nomi, le immagini e i marchi registrati sono copyright © Jean Michel Charlier – Jean Giraud e vengono qui utilizzati a scopi conoscitivi e divulgativi.

Barbapapà

I cartoni animati dei Barbapapà sbarcarono per la prima volta nei nostri televisori nel 1978, grazie a RAI DUE che li trasmise in una fascia oraria dedicata ai bambini. Barbapapà è un fumetto creata da Annette Tison e Talus Taylor, pubblicata in Francia nel 1970; Barbapapà è il nome del protagonista della serie, e di tutta la sua famiglia (Les barbapapas): il nome del protagonista deriva dall’espressione francese Barbe à papa, che significa “zucchero filato”. Barbapapà ha anche influenzato la lingua italiana introducendo un neologismo assai diffuso: “barbatrucco”.

Il 1978 come si è detto, ha rappresentato un anno di svolta importante per i cartoni animati, infatti dopo Vicky Vichingo e Heidi, Barbapapà è il terzo cartone animato giapponese trasmesso in Italia. Divisi in 150 episodi e destinati ad un pubblico di giovanissimi, i cartoni animati dei Barbapapà ebbero un’enorme successo sia per l’originalità dei personaggi, che potevano trasformarsi in qualsiasi cosa, sia per la simpaticissima sigla cantata dal coro dei bambini de “Le mele verdi”, oltre a Claudio Lippi e Orietta Berti. La storia dei è stata scritta da Annette Tison e Talus Taylor e racconta di quando un giorno mentre il giovane Francesco innaffiava il suo giardino, dalla terra spuntò uno strano ortaggio mai visto prima. Era tutto rosa e aveva un corpo simile alla gomma, aveva occhi, naso e bocca e non tardò a fare amicizia con Francesco, grazie alla sua simpatia, alla sua cordialità e alla sua sbalorditiva capacità di assumere le sembianze di qualsiasi oggetto: era nato Barbapapà. Nonostante tutto, quella creatura era troppo ingombrante per farla vivere a casa sua, così decise di portare Barbapapà allo zoo. Qui fece amicizia con tutti gli animali, ma mandò su tutte le furie il custode, perché usciva continuamente dalla gabbia, grazie al suo corpo plastico, che poteva passare fra le sbarre, così il furibondo custode decise di scacciarlo. Ben presto però, tutta la città si accorse del valore di quell’essere speciale, in quanto grazie alle sue capacità mutaforma, riuscì a trarre in salvo una famiglia, da un palazzo in fiamme, trasformandosi in una scala, dopo aver detto la famosissima frase: «Resto di stucco è un barbatrucco».  Barbapapà così, ritornò a vivere nel giardino di Francesco, anche se desiderava tanto avere una compagna. Vedendolo così depresso Francesco, grazie al consiglio del veterinario, capì che bisognava cercare una Barbamamma, pertanto si misero in viaggio alla ricerca del rarissimo esemplare.

Lucky Luke

Il cowboy che spara più veloce della propria ombra, non beve whisky come fanno tutti i cow boys, in quanto è astemio, piuttosto preferisce una limonata.

Se Tintin – col suo successo e con la sua “linea chiara” – è stato l’antesignano del grande fumetto franco-belga, c’è da dire che il vero e proprio boom della bande dessinée avvenne nel dopoguerra, con una più capillare diffusione dell’istruzione di massa e, soprattutto, con la nascita di riviste espressamente dedicate (Lucky Luke)

all’intrattenimento dei ragazzi.

Il primo personaggio che dopo la fine della Seconda guerra mondiale seppe guadagnarsi i favori del pubblico fu probabilmente Lucky Luke, parodia del genere western che in quegli anni, in Belgio e in Francia come in Italia, imperversava grazie all’importazione di film dagli Stati Uniti (e non è un caso che proprio in quel periodo nel nostro paese nascesse Tex): creato dal belga Morris – alias Maurice De Bevihre – fece la sua prima comparsa sull’almanacco di Spirou del dicembre 1946 nella storia Arizona 1880, disegnato con un tratto molto tondeggiante e a suo modo ingenuo e basato su una comicità quasi da cartone animato.

Il grande balzo in avanti, però, la serie lo fece attorno alla metà del decennio successivo, quando Morris decise di non scriversi più i testi da solo ma di chiamare ad aiutarlo René Goscinny, alla sua prima vera prova da fumettista: il fumetto crebbe di qualità e popolarità e questo portò la Dupuis prima e la Dargaud poi a pubblicare anche quattro nuovi titoli all’anno. Con l’inattesa e precoce scomparsa di Goscinny nel 1977 arrivò per Lucky Luke qualche anno di pausa, dal quale Morris uscì offrendo l’incarico di sceneggiatore a vari diversi autori (in particolare Xavier Fauche e Jean Léturgie) che si alternarono per tutti gli anni Ottanta e Novanta.

Nel 2001 scomparve poi anche Morris, lasciando però tra le sue volontà il desiderio che la serie fosse continuata da altri: così il cowboy che spara più veloce della propria ombra è tornato, a partire dal 2004, con nuove storie disegnate da Achdé e scritte prima da Laurent Gerra e poi, in coppia, addirittura da Daniel Pennac e Tonino Benacquista. Spin-off, sia fumettistici che a cartoni animati, sono stati poi dedicati ad alcuni celebri comprimari di Lucky Luke come i fratelli Dalton e il cane Ran-tan-plan.

I Puffi

Le creature blu dal Belgio

Se Tintin e Lucky Luke hanno avuto un periodo di grandissima popolarità ma sono forse meno noti ai bambini del giorno d’oggi, lo stesso non può dirsi dei Puffi, personaggi che grazie alle numerose serie a cartoni animati e ai recenti film hollywoodiani continuano anzi ad essere tra i personaggi più conosciuti ed apprezzati dai bambini italiani.

Creati nel 1958 da Peyo (al secolo Pierre Culliford, fumettista belga) come comprimari della serie John & Solfami che veniva pubblicata su Le Journal de Spirou, i piccoli esserini blu prendono il nome da un’esperienza personale di Peyo, che, chiedendo a un amico di passargli la saliera e non sovvenendogli il nome dell’oggetto, aveva infatti detto «Passe-moi le… schtroumpf», ovvero «Passami il… puffo»; nascosti in un villaggio ben organizzato all’interno della foresta in un’Europa medievale e vagamente fantasy, i Puffi sono guidati dal Grande Puffo e devono resistere agli attacchi di Gargamella, un perfido mago che ha bisogno di bollirli per creare la pietra filosofale, e della sua gatta Birba.

Il successo dei personaggi fu talmente grande e immediato che nel giro di un anno erano già protagonisti di storie autonome, presto raccolte in albo e tradotte in tutto il mondo; negli anni ’80, poi, la serie a cartoni animati prodotta in addirittura nove stagioni da Hanna & Barbera ne aumentò il successo planetario, a cui contribuirono anche numerosi parchi tematici che furono creati in Francia e in Belgio, i giocattoli, le canzoni che accompagnavano i cartoni ed altro ancora.

Peyo è scomparso prematuramente nel 1992, dopo la pubblicazione di sedici volumi di storie, ma la sua opera – creata con la collaborazione, spesso non accreditata, dello sceneggiatore Yvan Delporte – è proseguita grazie al lavoro soprattutto di Thierry Culliford, figlio di Peyo, per la sceneggiatura e di Alain Maury, Pascal Garray e Jeroen De Coninck per i disegni.

Asterix,

viene creato nel 1959 dalla mente del soggettista Renè Goscinny – già citato – e dalla matita del disegnatore Albert Uderzo per il settimanale francese “Pilote”. Le storie di Asterix sono ambientate nella Gallia ai tempi di Giulio Cesare, quando i romani occuparono gran parte di questo territorio. Ma c’è un villaggio ai bordi di una profonda foresta, che non si preoccupa minimamente del nemico, in quanto ciascun abitante, se sotto il temporaneo effetto della “pozione miracolosa” possiede una forza tale da far fuori da solo una intera guarnigione romana. Asterix è il protagonista indiscusso della serie, è un guerriero piccolo di statura, ma estremamente intelligente e coraggioso, è caratterizzato da un elmetto alato e da due baffoni biondi.

Quando è sotto l’effetto del filtro, Asterix diventa temutissimo e i romani scappano alla sola vista. Il merito di questo intruglio portentoso, va’ attribuito al druido Panoramix, lo stregone della comunità. Passa le giornate a vagare per il bosco con un falcetto in mano per raccogliere il vischio e le erbe che gli servono a preparare la famosa pozione. Dopo aver messo gli ingredienti in un gran pentolone mette a bollire questo gran “minestrone” per poi distribuirlo agli abitanti. Ma c’è un simpaticissimo personaggio che può fare a meno di questa razione ed è Obelix, da sempre il più grande amico di Asterix. Obelix è perennemente sotto l’effetto del filtro in quanto da neonato è caduto nell’intero pentolone di Panoramix, assumendone una

quantità tale da prolungarne l’efficacia per tutta la vita. Tuttavia non vuole essere da meno degli altri e da gran golosone qual è cerca sempre di intrufolarsi nella fila del rancio, insieme agli altri abitanti. Obelix infatti ha sempre una fame gigantesca che riesce a calmare solo mangiando una gran quantità di cinghiali, se ne va’ in giro nella foresta con degli enormi obelischi di pietra al fine di portarli al villaggio come oggetti sacri che possono preservare dalle sventure. Il capo del villaggio ha un nome impronunziabile: Abraracourcix, divertente ma autoritario sovrano che ama farsi portare in spalla dai suoi sudditi sopra il suo scudo utilizzato come portantina.

Coraggioso e temerario è afflitto soltanto da una grande paura, cioè che il cielo un giorno a l’altro possa cadergli sulla testa. Le epiche gesta di Asterix e di questi guerrieri valorosi, non potevano non essere narrate da un bravo cantastorie e così in questo variegato villaggio chi ricopre il ruolo di poeta-cantante è il Bardo Assurancetourix, ma è talmente stonato, che quando si esibisce accompagnandosi con la sua cetra, tutti quanti fuggono e si tappano le orecchie. Le avventure di Asterix sono state pubblicate dalla Mondadori in lussuosi albi a colori ed hanno avuto non solo in Italia, ma in tutto il mondo uno straordinario successo, a partire dalla Francia. Le gesta dei nostri eroi non confinano solo nei territori della Gallia, ma si spingono in tutto il mediterraneo e oltre: Egitto, Britannia, Roma, Normandia ecc… Famosa la storia di “Asterix e Cleopatra” oppure quella che li vede gladiatori a Roma, nella fossa dei leoni del colosseo. La chiave della “suspance” delle storie è un pò come quella di “Braccio di ferro”, i nostri protagonisti cadono vittima dei nemici quando sono vulnerabili, cioè quando hanno finito l’effetto del filtro. Obelix da gran combinaguai, pensa a cacciarsi negli impicci per proprio conto. Ma è sempre grazie all’astuzia di Asterix e alle pozioni di Panoramix che tutte le storie si concludono con la vittoria dei protagonisti che mettono in ridicolo la proverbiale potenza romana.

l personaggio di Asterix i nomi, le immagini e i marchi registrati sono di copyright © Renè Goscinny e Albert Uderzo e degli aventi diritto. vengono qui utilizzati a scopi conoscitivi e divulgativi.

 

 

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Riccardo Alberto Quattrini
Carica altro Letteratura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

Tamara de Lempicka, la regina dell’Art Déco.

“Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano…