Tra memoria selettiva e rimozioni storiche, il continente celebra se stesso dimenticando le proprie ombre.

«L’Europa all’apice della sua ipocrisia»

Dal 9 maggio alle polemiche su Mosca, riaffiora la contraddizione di un’Europa che condanna il passato senza interrogarsi davvero sul proprio ruolo storico.

Il Simplicissimus

Nel giorno in cui la Russia celebra la vittoria sull’invasione nazista, l’Europa ufficiale preferisce rifugiarsi in una memoria addomesticata, incapace di confrontarsi con le proprie responsabilità storiche. Le critiche rivolte al premier slovacco Robert Fico per la sua presenza a Mosca diventano così il simbolo di una narrazione selettiva che tende a separare artificialmente il continente europeo dalla tragedia dell’Operazione Barbarossa, come se il Terzo Reich fosse stato un corpo estraneo e non anche l’espressione di un’intera civiltà continentale coinvolta, in forme diverse, nella guerra contro l’Unione Sovietica. Dalle armate regolari fasciste e collaborazioniste fino ai volontari confluiti nelle Waffen-SS, il saggio ricostruisce il volto rimosso dell’Europa durante il secondo conflitto mondiale e riflette sul significato politico di una memoria che oggi sembra sempre più usata come strumento ideologico anziché come coscienza storica. (N.R.)


Povera Europa, mai così caduta in basso, mai così preda della profonda ipocrisia in cui vive e che si è rivelata nella sua pienezza il 9 maggio, quando a Mosca si è festeggiato il giorno della Vittoria sulla Germania nazista che dovrebbe anche segnare la rinascita dei vari Paesi del continente. Al contrario il cancelliere Merz, ha bacchettato il leader slovacco Fico per aver partecipato alle cerimonie che si sono svolte a Mosca per celebrare la ricorrenza, invece di fare da chierichetto alla triste Giornata d’Europa che vorrebbe ricordare il medesimo evento, ma senza alcun titolo per farlo. Maria Zakharova ha gelato il bancario berlinese che è ormai disprezzato nel suo stesso Paese, dicendo che senza la vittoria sovietica non ci sarebbe stato alcuna Europa e ha perfettamente ragione. Ma avrebbe potuto affondare il coltello molto più a fondo perché in effetti scaricare sulla sola Germania nazista la responsabilità della guerra all’Urss è storicamente un non senso: a quell’ennesimo tentativo di conquistare la Russia parteciparono infatti oltre all’Italia fascista, anche Romania, Bulgaria, Finlandia, Slovacchia e Croazia con le loro truppe regolari, mentre contingenti confluiti in reparti autonomi o inquadrati nelle Waffen SS anche Francia, Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia e Spagna.

Spesso abbiamo la tendenza, peraltro asseverata da una narrazione degli eventi priva di qualsiasi consistenza, non solo a enfatizzare l’apporto inglese e statunitense che tuttavia fu secondario rispetto al fronte russo e che, come al solito, visse soprattutto di vittime civili, ma anche a sovrapporre le formazioni che si opponevano al nazismo con la Resistenza italiana che ebbe invece tutta un’altra dimensione e natura: altrove si trattava  di gruppi piccoli e per giunta intesi soprattutto a combattere l’occupante, ma senza alcuna altra istanza. Tanto per dirne una, furono molti di più i norvegesi e gli olandesi che si arruolarono nelle Waffen SS che quelli che partecipavano ai gruppi di resistenza che infatti non ebbero alcun ruolo bellico e spesso nemmeno politico. Ma intanto il timore di poter allargare l’area di influenza dei fascismi, ha sempre premiato le favole e impedito di fare davvero i conti con la storia. Ed è così che adesso ci ritroviamo con una Ue gestita da folli che ancora e di nuovo vogliono andare in guerra con la Russia, non ne vogliono riconoscere il ruolo e tornano alle demonizzazioni del passato.

Questo fa il paio con la vicenda in Ucraina, una regione che è stata l’epicentro della guerra contro la Russia, sia dopo la Prima guerra mondiale, che durante la seconda e lo è ancora oggi: tutte le volte che gli europei e i loro padroni americani hanno tentato di metterci mano è stato un disastro. al momento dello scioglimento dell’Urss, l’economia ucraina era tecnologicamente avanza e molto diversificata, grande quanto quella Germania e il Paese contava 52 milioni di abitanti. Ora la sua economia è addirittura più piccola di quella della Moldavia che è la nazione più povera del continente, la sua popolazione è più che dimezzata attestandosi sui 22 – 23 milioni di abitanti – come rileva anche il ministero per le politiche sociali di Kiev- e ha il più alto tasso di mortalità e il più basso indice di natalità del mondo intero. È in poche parole un Paese devastato, ostaggio sacrificale della follia occidentale che oggi se ne serve per condurre una guerra alla Russia, esaltando per giunta il collaborazionismo dei banderisti e dei movimenti di ispirazione nazista che sono il collante un Paese di fatto distrutto e la cui demolizione è cominciata ben prima dell’operazione speciale. La storia si ripete come farsa.

Questo è stato sottolineato da Putin nel discorso per l’81° anniversario della Vittoria: “Ricorderemo per sempre l’impresa del popolo sovietico: furono loro a restituire sovranità a quegli Stati che capitolarono alla Germania nazista e divennero complici sottomessi dei suoi crimini”. La complicità degli europei viene smascherata, il retropensiero di un’oligarchia dominante non tanto dissimile da quella di un secolo fa, si materializza oltre le mille ipocrisie che la nascondono. E alle quali molti fingono di credere. E niente, in effetti, potrebbe suscitare meno sorpresa che la svolta autoritaria dell’Ue proprio mentre si rivolge alla guerra come sua raison d’etre.

Redazione

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«LA DONNA NEL CAFFÈ»

Un caffè nel cuore della città, un quaderno rimasto troppo a lungo chiuso e una donna che …