Europa alla deriva tra vassallaggio atlantico e cecità strategica

L’EUROPA COLLASSA SENZA IL MANDATO DEL CIELO

Senza legittimità né virtù, l’Unione Europea implode sotto il peso dei suoi errori e della sua sudditanza

Il Simplicissimus

L’Europa, un tempo creduta baluardo di civiltà e potere, sta collassando sotto il peso delle sue scelte servili e della mancanza di visione. In questo articolo, l’autore denuncia la trasformazione della Ue in un semplice strumento operativo della NATO, con una classe dirigente inetta, creata in provetta e guidata da interessi finanziari transnazionali. Mentre gli accordi con Washington sanciscono il declino economico e politico del continente, l’atteggiamento arrogante verso la Cina mostra tutta la fragilità strategica dell’Occidente. In contrasto con la legittimità etica millenaria del potere cinese, l’Europa si rivela priva di “mandato del cielo”: senza virtù, senza autonomia, senza futuro. Un’analisi spietata che va dritta al cuore del tracollo europeo. (Nota Redazionale)


L’Europa creduta inaffondabile, ma da troppo tempo guidata da una ciurma di corrotti e incompetenti, è finalmente andata a sbattere contro il mitico iceberg (1) che in questo caso si chiama America, la cui sopravvivenza imperiale è ormai legata al divoramento di sé del resto dell’Occidente. Come è stato fatto notare, l’accordo capestro firmato dalla Ursula von der Leyen  al Turnberry Golf Club, di proprietà dello stesso Trump in Scozia, segna di fatto la fine morale, materiale e politica della Ue che diventa una semplice “facility” della Nato. Una spinta non indifferente verso questo destino di impoverimento e marginalità assoluta è venuta però anche dalla Cina che si è dimostrata gelida nei confronti delle querimonie dei minus habens volati a Pechino(2) e guidati dal loro capo, la papessa von der Leyen. Questa manica di idioti è andata a bacchettare i cinesi, dicendo che le relazioni della Cina con la Russia rappresentano un ostacolo alle future relazioni con l’Europa, avvertendo che la posizione di Pechino sulla guerra in Ucraina è diventata il “fattore decisivo” nelle relazioni Ue-Cina. Si sono dimenticati che l’Europa ha un deficit commerciale annuo attorno ai 360 miliardi di dollari con l’ex celeste impero, che è lei la parte debole. E così i cinesi hanno immediatamente interrotto i colloqui e cacciato questi stupidi insolenti. Non attecchirà mai realmente come avevano sperato le oligarchie occidentali.

Questo dipende da una differenza culturale radicale: in Cina il potere ha sempre richiesto una forma di legittimità morale, nota come Mandato del Cielo. Da millenni, chi governa è tenuto a dimostrare virtù, giustizia e cura del popolo, e se fallisce, perde il diritto di comandare. Il potere è dunque condizionato, non assoluto.

All’opposto, in Occidente, la Riforma protestante ha progressivamente sganciato la legittimazione del potere da ogni fondamento etico universale. Con l’idea calvinista dell’elezione, il successo economico è diventato il segno della benedizione divina, anche in assenza di virtù. Da lì, la deriva: il potere si è identificato con il profitto, l’efficienza, la forza, e ha smesso di rispondere a qualsiasi mandato morale. Ecco perché oggi le nostre élite politiche possono essere incompetenti o corrotte senza perdere il posto: sono figli di un sistema che non pretende né onore né virtù, ma solo obbedienza al capitale.

Ciò è accaduto semplicemente perché questa gente non è all’altezza e il perché lo ha spiegato, lo scrittore greco Dimitrios Konstantakopoulos dieci anni fa:

“I politici europei sono creati in provetta, non sono emersi da lotte politiche significative, ma sono arrivati al potere attraverso le manipolazioni degli attori del capitalismo finanziario. Sono più simili a dipendenti che a politici:” 

Dipendenti peraltro ricattabili che non possono sottrarsi ad alcun diktat, nemmeno il più assurdo. Non c’è dubbio che aver accettato un accordo distruttivo con Washington deriva anche dagli scheletri nell’armadio del milieu della Ue e per tutti valga la von der Leyen. Sono dunque manipolati dai loro padroni e disprezzati da tutti gli altri. Questo mi fornisce il destro per evidenziare le differenze del potere tra Cina e Occidente e spiegare perché a Pechino il neoliberismo non attecchirà mai realmente come avevano sperato le oligarchie occidentali.

Esiste una differenza fondamentale: mentre da noi il potere è in un certo senso incondizionato, in Cina deriva dalla virtù. Da millenni il potere in Occidente si è identificato come diritto divino attribuito a individui o dinastie, qualunque cosa esse facessero e in seguito, 500 anni fa, la riforma protestante ha esteso ai ricchi senza particolari investiture questa benevolenza divina. Certo poi c’è la realtà, quella economico-sociale, e ci sono state le rivoluzioni, ma certi atteggiamenti fondamentali, riscontrabili anche attraverso l’analisi linguistica, rimangono ad operare come archetipi nascosti, quelli che distrussero l’Atene di Pericle, la Repubblica romana e stanno distruggendo le nostre democrazie. Quasi nel silenzio perché la questione etica nemmeno viene presa in considerazione ed è snobbata da un’intellighenzia la cui unica preoccupazione è quella di non dispiacere ai propri padroni. Invece ora si traduce in impoverimento.

In Cina, al contrario delle teorie basate sul diritto divino nei sistemi politici occidentali, il “Mandato del Cielo” non era una concessione eterna o immutabile o astratta dai risultati. Era invece subordinato alla capacità del potere di mantenere virtù morale, benevolenza e un governo efficace. Se un sovrano diventava dispotico, ingiusto o incapace di garantire pace e prosperità, il Cielo revocava il suo sostegno, portando a ribellioni, disastri naturali e al crollo della dinastia. Questa visione ciclica della storia divenne nota come “ciclo dinastico”, con ogni dinastia che sorgeva, prosperava, declinava e infine veniva sostituita quando perdeva il Mandato del Cielo, espressione che non rimanda alle metafisiche religiose cui siamo adusi, ma piuttosto a una forma di saggezza confuciana. Questo modo di vedere le cose legava i governi, ma ogni forma di potere a una condotta etica, esigendo che i sovrani agissero per il benessere dei loro sudditi. Questo sistema prevedeva la possibilità e anzi la necessità di ribellione se un sovrano o un governatore veniva ritenuto indegno. E anche con i cambiamenti epocali di governo che hanno attraversato la Cina nel secolo scorso e in questo secolo, tali concezioni hanno continuato ad operare nel sublimine. Questa è la ragione per la quale capiamo poco o nulla di ciò che accade in Cina e ci ha portato ad equivocare completamente i fatti di Piazza Tienanmen. Ciò era in netto contrasto con il più rigido diritto divino presente nel potere europeo, dove la ribellione era spesso considerata un affronto all’ordine divino stesso. Anche nelle nostre democrazie liberali la ribellione è considerata in senso negativo come rottura dell’ordine stabilito, anche quando vengono meno i principi sui quali si fonda la democrazia stessa, come appunto stiamo vedendo in questi anni.

Capisco bene che tutto questo possa sembrare astratto sia per chi considera questi elementi una semplice sovrastruttura, sia per coloro che non vanno oltre la pratica giuridica o la praticaccia politicante. Ma è esattamente ciò che divide l’arroganza e la rapina occidentale dalla politica di collaborazione che la Cina sta estendendo alle sue vie della seta, E sarà la ragione della nostra sconfitta storica a cui assistiamo giorno per giorno.

Redazione

 

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