Il momento in cui l’Europa smette di essere centro e diventa spazio.

«L’Europa desnuda»
Dalla sudditanza nascosta alla colonizzazione dichiarata
Il Simplicissimus
Per secoli le grandi potenze europee hanno praticato l’espansione senza nominarla apertamente. La conquista era giustificata come missione civile, evangelica, commerciale. Oggi, invece, l’impero parla senza più veli. Gli Stati Uniti dichiarano apertamente la necessità di una nuova fase di colonizzazione globale, e lo fanno escludendo l’Europa non solo dal comando, ma persino dalla dignità di alleato: il continente è ormai trattato come spazio subordinato, area amministrata, colonia culturale e politica. Questo testo analizza la rottura simbolica e storica di tale passaggio. Non lo choc della dominazione — in atto da oltre un secolo — ma lo choc del rifiuto: l’Europa, dopo essersi americanizzata nei costumi, nei desideri, nel pensiero, scopre di non contare più nemmeno come imitazione. Incapace di comprendere i mutamenti dell’impero che ha interiorizzato, spaesata di fronte al trumpismo e alle sue contraddizioni, l’Europa appare oggi desnuda: privata di autonomia, linguaggio e progetto. Un saggio sulla fine dell’illusione occidentale condivisa, sulla debolezza che nasce quando il potere non ha più bisogno di fingere, e su un continente che, avendo rinunciato a pensarsi come soggetto storico, viene infine nominato per ciò che è diventato: territorio, non civiltà. (N.R.)
Non ho notizia che il Re Sole o Filippo II o Elisabetta I abbiano mai parlato specificamente di conquiste coloniali. Noi siamo portati a pensarlo perché l’Italia è entrata in questo gioco quando si stava distribuendo l’ultima mano e le cose erano più chiare, anche se i pretesti rimanevano gli stessi: portare la civiltà, convertire i nativi o gli infedeli eccetera eccetera. Oggi però il re dei re che siede a Washington parla esplicitamente, per bocca dei suoi esponenti, Marco Rubio e il senatore Lindsey Graham, di una nuova colonizzazione mondiale a cui si dovrà dedicare l’Occidente. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, anche se il rendere manifeste le intenzioni è un segno di debolezza e non di forza, ma con due importanti novità: la prima è che l’Europa è ufficialmente fuori dai giochi, anzi è essa stessa una colonia, come è stato specificamente detto alla conferenza per la sicurezza di Monaco, un ennesimo evento liturgico dei quali vive l’oligarchia, quando non si dedica a ritualità più private, anch’esse espressione di una voglia di dominio che si manifesta sui singoli corpi. A dire la verità questo status di sudditanza che oggi viene proclamato è in atto ormai da oltre un secolo, durante il quale abbiamo potuto assistere a un’americanizzazione dell’Europa che ha riguardato tutti gli aspetti, da quelli materiali a quelli ideali e mentali, dagli stili di vita alla cultura. Lo choc è semmai quello di essere oggi rifiutata dall’America dopo averle venduto l’anima ed essersi così passivamente adagiata su ciò che essa esprimeva da non riuscire a comprendere più nulla, nemmeno il fenomeno trumpiano che è al tempo stesso un tentativo di ritorno al passato e un modo confuso di trovare un nuovo futuro. Ma questo è naturale: gli imitatori, ancorché ormai del tutto compresi nella parte, non hanno alcuna vitalità come invece nello stampo originario, cioè negli Usa.
La seconda novità è invece che questa nuova colonizzazione è di fatto impossibile perché non esiste più quella momentanea superiorità tecnica che dal ‘600 in poi ha determinato la prevalenza occidentale. Ieri, per esempio, l’Iran con le sue navi e i suoi sistemi missilistici ha chiuso per qualche ora lo stretto di Hormuz come prova generale della guerra che Trump vuole fare o promette a Netanyahu di fare, pur rendendosi conto delle difficoltà e dei rischi di questa ennesima avventura. E all’operazione hanno partecipato pure navi russe e cinesi, come monito per l’imperatore. È fin troppo evidente anche a coloro che non sono proprio irrimediabilmente ottusi e immersi nella favola americana, che le forze Usa potrebbero andare incontro a gravi perdite in caso di attacco, mettendo a nudo il bluff militare statunitense e provocando così un conflitto generalizzato. Sul piano storico ciò a cui stiamo assistendo non è altro che la riproposizione della vecchia diplomazia delle cannoniere con cui si costringevano le popolazioni e i loro governi a cedere potere e sovranità fin dai tempi della Compagnia delle Indie. Le cannoniere sono state sostituire dalle portaerei, ma il fatto principale è che, al contrario di quanto accadeva in passato, adesso gli avversari possono affondarle con una certa facilità. E in effetti la minaccia al mondo portata dall’inquilino della Casa Bianca al resto del mondo è proprio questa: so che potete colpirmi, ma se lo fate sarò costretto a iniziare la guerra nucleare.
Anche qui il fatto nuovo non è tanto la pretesa che l’Iran rinunci alla propria sovranità sotto una minaccia militare in atto, quanto il fatto che ciò venga espresso in termini così chiari e al tempo stesso così scioccanti per ciò che rimane dell’idea di un diritto internazionale. Il genocidio a Gaza e l’operazione fallimentare in Ucraina, hanno letteralmente cambiato il mondo per vari motivi. Innanzitutto sono entrambi bipartisan e quindi privi di quella valenza politica che invece i servi sciocchi di diverse livree, ma al servizio del medesimo padrone, tentano di immettervi. Ma soprattutto hanno indotto a squadernare la vera natura dell’impero durante gli ultimi 80 anni con tutte le guerre, i ricatti, il sangue e la distruzione di vite che hanno prodotto. Su questo desolante panorama si è abbattuta la vicenda Epstein che ha mostrato le intime viscere di un potere immorale da qualsiasi parte lo si guardi È dunque comprensibile che in Europa si cerchi di esorcizzare l’insieme di queste evidenze: siamo stati i complici di tutto questo pensando di ricavarne una giusta mercede e invece abbiamo provocato la nostra stessa rovina economica, la distruzione di ogni lotta sociale e infine la messa a nudo della condizione servile che abbiamo accettato. Forse Dio non paga il sabato, ma il potere non lo fa mai.
Non ha importanza se intellettuali in debito d’ossigeno e informazione venduta tentino ancora di coprire la voragine di violenza, ipocrisia e idiozia sociale e cognitiva dalla quale siamo stati travolti, ciò che davvero conta è che molti cominciano a sentire di aver tradito se stessi, ma che invece di ravvedersi e raddrizzare la schiena, cercano disperatamente di non guardarsi nello specchio.

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