Quando il sacro smette di essere fatto e diventa forma della coscienza.

«L’idea immacolata»

Cristo non come evento, ma come idea che nasce dallo stato emotivo umano.

di Lorenzo Merlo

Il testo di Lorenzo Merlo scardina l’assunto razionalista che pretende di giudicare il Cristo sul piano della verificabilità storica o della coerenza logica. I miracoli, così come la narrazione evangelica che li tramanda, non vengono letti come prove di una discendenza divina, ma come strumenti simbolici, costruzioni essoteriche destinate a rendere comunicabile un contenuto altrimenti indicibile. In questa prospettiva, il Cristo non è una figura “inconfezionabile” per la ragione, bensì un’idea: un’emersione della coscienza, generata da uno stato emotivo profondo, capace di creare mondi autosufficienti e convincenti per chi li abita. Un’idea che, come accade alle grandi emozioni collettive, può rapire le moltitudini e orientarne lo sguardo, rivelando quanto il sacro parli meno di fatti e più della struttura intima dell’esperienza umana. (N.R.)


Oltre a Confucio, Lao Tze, Siddhartha Gautama, Agostino, Giordano Bruno e tanti altri, secondo alcuni, è vissuto anche Gesù. Il dibattito e le ricerche sulla sua esistenza terrena hanno un lungo corso e potrebbero non avere fine. Ma…

 

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Sunto per i lettori

L’idea immacolata di Lorenzo Merlo è un testo radicale e insieme profondamente coerente, che prende di mira quello che l’autore definisce senza mezzi termini “razionalismo bue”: l’incapacità della ragione moderna di comprendere ciò che non è riducibile a fatto, dato o prova.

Il punto di partenza non è la negazione storica di Cristo, bensì la sua traslazione di piano. Merlo invita il lettore a spostare lo sguardo: non chiedersi se Cristo sia esistito, ma che cosa rappresenti. I miracoli evangelici, la figura di Maria, la filiazione divina vengono letti come dispositivi simbolici, strumenti narrativi necessari a rendere comunicabile al “volgo” un contenuto altrimenti indicibile: l’esperienza dell’amore incondizionato.

Cristo, in questa prospettiva, non è una persona ma un’idea. Un’idea che nasce da uno stato emotivo profondo – l’amore – capace di generare un mondo, una visione, una postura esistenziale. Come tutte le idee autentiche, essa non convince per argomentazione, ma per evidenza interiore: si sente prima di capirsi. Ed è proprio questa forza emotiva che spiega la sua capacità di rapire individui e moltitudini, di attraversare epoche e culture.

Il discorso si allarga poi a una tesi più ampia e ambiziosa: tutto è idea, nel senso che ogni realtà – fisica e metafisica – esiste solo in quanto è pensabile, sentibile, incarnabile nella coscienza. L’amore incondizionato diventa così il sentimento che dissolve l’illusione dell’io separato, dell’autonomia assoluta, della superiorità umana sul resto del creato, restituendo l’uomo a un senso di appartenenza cosmica non ideologica, non scientifica, ma vissuta.

In questa cornice, anche Maria perde i tratti di figura storica per diventare simbolo della gestazione spirituale: se il corpo nasce dall’inseminazione, lo spirito nasce dal sentimento. L’“immacolata concezione” non riguarda quindi la biologia, ma la possibilità di una rinascita interiore, di una liberazione dalla ruota karmica, tema che Merlo accosta senza forzature alle tradizioni buddhiste e sapienziali orientali.

Il testo si chiude con una critica durissima alla storicizzazione e all’uso ideologico del cristianesimo: rituali vuoti, moralismi, crociate, propaganda. Non il Cristo come idea, ma la sua caricatura funzionale al potere. Eppure, l’idea cristica resta intatta: universale, sincretica, incorruttibile, presente sotto forme diverse in tutte le tradizioni sapienziali. Per questo immacolata.

(Nota Redazionale)


👉 Invito alla lettura

Questo sunto non sostituisce il testo. L’idea immacolata va letta per intero, perché la sua forza non sta solo nelle tesi, ma nel tono, nel ritmo, nella progressione del pensiero, che accompagna il lettore fuori dalle secche del ragionamento difensivo verso una comprensione più incarnata e meno addomesticata del sacro.
È un testo che non chiede di essere creduto, ma sentito.

Razionalismo bue

Indipendentemente dall’eventuale vita terrena del Cristo (messia), le sue presunte gesta miracolose, inintelligibili a mezzo della ragione, sono considerate dai fedeli picchi di autenticità della sua discendenza divina. Gesta storicizzate e vulgarizzate nella narrazione dei Vangeli, al fine di propagandare la fede tra le persone comuni, avvezze a far proprie e tramandare dicerie e leggende.

Ma, come per tutte le narrazioni e tradizioni esoteriche, sono la simbologia, la metafora e l’allegoria che concedono di riconoscere in che termini in quelle narrazioni vi sia verità e, quindi, di renderne essoterico il messaggio.

Allora il Cristo, da figlio di Dio in senso stretto e in quanto tale razionalmente inconfezionabile, è semplicemente un’idea che, come tutte le sue sorelle, emerge alla superficie della coscienza in funzione dello stato intimo in cui si trova il suo generatore-portatore. Uno stato che può essere definito anche e meglio, emozionale, in quanto ogni emozione raduna a sé un mondo esaustivo che basta a se stesso ed è sempre convincente per colui che ne è preda. E anche uno stato o un’emozione che può rapire intere moltitudini costringendole di buon grado a vedere il mondo dalla medesima mira.

Cristo, un’idea

Cristo sarebbe quindi un’idea concepita dallo stato di amore. Una figura simbolica, virtualmente incarnata, per diffondere il potere evolutivo dell’amore incondizionato. Uno stato che contempla in sé la sanguigna consapevolezza della sofferenza di ogni uomo dell’umanità. Non solo, in esso è vivida l’impossibilità di liberazione dalle pene, garantita dal procedere umano fondato sul presunto libero arbitrio individuale.

Tutto, un’idea

Come qualunque realtà, fisica e metafisica, richieda un’idea che ne permetta il parto nel mondo ovvero l’avvento nella coscienza e, come qualunque idea, corrisponda a condizioni ed esigenze biografiche così, dalla consapevolezza del potere dell’amore incondizionato scaturiscono idee, prospettive e osservazioni e il mondo che essa permette.

Sentire, non sapere

L’amore incondizionato è il sentimento nel quale risiede il senso di appartenenza alla natura e al cosmo. Con esso, l’uomo esorcizza la sua velleitariza indipendenza e autonomia, quindi la presunta proprietà di se stessi, l’autoreferenziale dichiarazione di superiorità nei confronti delle altre specie e regni e sente l’altro come un se stesso in circostanza differente dalla propria.

Un’appartenenza al creato tutt’altro che positivistica e scientifica, che non risuona per interesse egoico ma corale, fenomenologico, per nulla ideologico.

Una vita per tutti

Dunque, per intendere la prospettiva dell’amore incondizionato e ritrovarsi autori del cambiamento di se stessi e del mondo, sarebbe opportuno emanciparsi dalle fauci logico-razionali che si nutrono della nostra creatività, lasciandoci nella scodella solo le briciole per uno stentato autosostentamento che ci fa deridere tutto ciò che sta oltre il paddok della materia. Un’emancipazione necessaria per concepire il Cristo non come il figlio biologico di una Maria, che sarebbe fraudolentemente descritta come illibata, ma come simbolica continuità dell’unica vita che tutti anima e, dunque, che tutti coinvolge nella responsabilità del mondo. L’unione madre-figlio è perciò, nuovamente, una rappresentazione storica di una dimensione metafisica. Se la concezione del corpo fisico richiede l’inseminazione, quello spirituale richiede il sentimento.

Responsabilità del mondo che è anche potere di alienazione dalla ruota karmica necessaria all’ascesa e quindi ad una rinascita pura, illibata. Un evento che la tradizione buddhista tramanda, anche con il Libro tibetano dei morti.

Terra terra

Dunque, anche Maria non sarebbe niente più che una figura virtuale, ideata e sfruttata per diffondere la terrenità divina del messia. Una storicizzazione necessaria al volgo affinché lo potesse riconoscere come sodale degli ultimi bistrattati e vessati e perciò come guida. Quindi per seguirlo, divenire timorato, bigotto e manicheo propagatore del suo verbo a mezzo di rituali tanto meccanicamente ripetuti, quanto spiritualmente impotenti.

Una geniale trovata di un Marshall McLuhan ante litteram che ha concepito il Nuovo Testamento quale figlio dell’incontestato e autorevole Vecchio, per diffondere il messaggio cristiano e fare corpo e crociate in nome di un Cristo mai esistito, ideologicamente distorto.

L’idea incarnata

Nella storia umana, il messaggio contenuto nell’idea cristica non è un’esclusiva del cristianesimo. Di nuovo c’è soltanto la sua declinazione formale storico-geografica-culturale.

Un’idea che corrisponde alla consapevolezza del potere dell’amore, del bene, del bello e del conseguente benessere costantemente castrato dall’invasiva dimensione egoica.

Un’idea sincretica e teosofica in quanto, man mano che l’uomo ne avverte il bisogno, cade sulle epoche della vita e sulle geografie della terra, per entrare nelle storie dei popoli vestita secondo usanze e costumi della circostanza.

È l’idea di fondo di tutte le tradizioni sapienziali.

È l’idea universale, non caduca né corruttibile, per questo immacolata.

Un’idea comune a tutti che, liberi dal pensare, nel contemplare, la sentono nel corpo.

Lorenzo Merlo

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