Milano è nota per non avere fiumi naturali

Naviglio Grande a Milano

L’IDROGRAFIA DI MILANO E I NAVIGLI


Milano è nota per non avere fiumi naturali, di avere i navigli, costruiti dall’uomo. Ma in realtà, non è affatto corretto. Milano è un ottimo esempio dell’ingegneria idraulica delle maestranze italiane, dai Romani fino ai tempi moderni, forse avremo un’evoluzione?

Un piccolo excursus sulla Pianura Padana

La Pianura Padana è una pianura alluvionale creata dai depositi alluvionali del fiume Po. Si compone di due parti, l’alta e la bassa pianura. Questa distinzione è di tipo altimetrico e geologico. Infatti, l’alta pianura è composta da sabbie e ghiaie, che sono permeabili. Di conseguenza l’acqua piovana viene filtrata nel sottosuolo. Non a caso viene anche detta “pianura asciutta”.

La bassa pianura, invece, è composta da argille, molto meno permeabili, che creano la cosiddetta linea delle risorgive.  Questa parte della pianura è detta anche pianura irrigua. Qui il terreno è molto pregno d’acqua e porta alla presenza di risorgive, paludi e acquitrini.

Ormai la Pianura Padana è stata completamente bonificata e paludi e acquitrini sono scomparsi.

La zona di Milano prima della città

Spesso si sente dire che gli unici fiumi di Milano sono i navigli. Questa affermazione può essere corretta solo se si considerano i fiumi a cielo aperto (per tutta la propria lunghezza). Prima dell’insediamento delle popolazioni celtiche in quella che ora è Milano erano presenti molti corsi d’acqua e rogge, oltre che alcune zone paludose.

Prima dell’insediamento urbano di Milano la zona era percorsa da almeno tre fiumi (il Lambro, il Seveso e l’Olona) numerose rogge e torrenti; inoltre, almeno due zone di paludi e acquitrini. Pur rimanendo poco in superficie di questi fiumi, il terreno di Milano è ancora testimone di questa presenza d’acqua, tanto che le costruzioni sotterranee o di grattacieli richiedono tecniche particolari per la quantità d’acqua nel sottosuolo.

L’idrografia di Milano sotto i Romani

Il primo lavoro di regolamentazione delle acque e bonifica delle zone acquitrinose si deve ai Romani, quando fondarono l’insediamento di Mediolanum. Infatti, per costruire la città fortificata romana, deviarono alcuni fiumi per costruire il fossato attorno alla città; inoltre, la bonifica si era resa necessaria per sanare la zona paludosa.

Il primo intervento romano è stato la deviazione del Seveso in due punti: quella del grande e piccolo Seveso. Inoltre, si pensa che i Romani abbiano deviato il corso dell’Olona, che ora si trova in due tronchi: l’olona vero e proprio e l’Olona Meridionale.

La Vettabbia che sfocia nel Lambro. © Fonte

I navigli di Milano

I manufatti idraulici più noti di Milano sono sicuramente i Navigli. Questa rete ha una data di nascita precisa (per quanto precise possono essere queste date di nascita): 11.156 EU (1156 d.C.). Questo perché con la guerra tra Milano e la lega Lombarda contro il Barbarossa, è stata ampliato il fossato romano per avere nelle nuove mura tutta la città di Milano. Dopo la guerra con il Barbarossa, un nuovo ampliamento avviene con la costruzione del Duomo.

La rete dei navigli venne usata dall’inizio della costruzione per trasportare i marmi dalle cave di Candoglia in val d’Ossola al Laghetto di Santo Stefano (odierna via laghetto dietro all’Università).

Il Naviglio Grande ha avuto una diversa genesi. Infatti, nasce come canale per l’irrigazione della pianura. A metà del ‘200 viene deciso di renderlo navigabile, e di conseguenza ha reso molto più facile il commercio con l’alta pianura e i laghi, fino a quella che ora è Svizzera.

Mappa di Milano del XIX secolo con segnati i corsi d’acqua, sia naturali che artificiali, che attraversavano la città

I navigli di Milano nel futuro

La roggia Balossa in piazza della Repubblica verso via Tarchetti a Milano prima della sua copertura

È al vaglio della giunta comunale l’idea di riaprire i navigli ormai da una ventina d’anni.

Come detto, i navigli sono stati interrati principalmente per problemi di carattere igienico sanitario, e di aumento del traffico urbano su gomma. Infatti, i vari comitati chiedono di riaprirli per ridare a Milano e ai Milanesi uno spazio, citando anche motivazioni turistiche.

Inoltre, i navigli sono sempre stati canali navigabili, di conseguenza la riapertura porterebbe ad avere dei canali navigabili dai grandi laghi lombardi e piemontesi (il Maggiore e il Lario) fino al Mare Adriatico. Per chi ne avesse l’interesse, il Comune di Milano ha pubblicato online il progetto di fattibilità.

 

Alessandro Mantani

Fonti

Progetto Navigli – Comune di Milano

Rete idrografica – Comune di Milano

Schema idrografico del territorio milanese (Fonte- Comune di Milano, MM SpA)

 

 

 

 

 

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