«Vogliamo l’Immaginazione al Potere», gridavano gli studenti del maggio francese

LIGNORANZA AL POTERE


«Vogliamo l’Immaginazione al Potere», gridavano gli studenti del maggio francese.
Dopo mezzo secolo, Zelensky diventa presidente di uno Stato non lontano geograficamente dal loro. Quel che vedono realizzato, però, è l’opposto di quanto sognato.
Al Potere, al posto dell’Immaginazione, ci è andata l’Ignoranza. Perché Zelensky è un ignorante irrecuperabile. E negli ultimi giorni ne ha dato prova inconfutabile in almeno due occasioni.

Sta incitando la Nato a colpire la Russia con un attacco nucleare preventivo. Senza saperlo, ripetendo a pappagallo ciò che qualcuno gli avrà tentato di spiegare e che ci mancherebbe l’abbia pure capito, chiede di applicare la dottrina della «legittima difesa preventiva», di fabbricazione USA.
Che consiste in questo. Dato che gli americani da sempre guardano come il fumo negli occhi la rigida nozione di legittima difesa racchiusa nell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, hanno pensato di ampliarla fino ad includervi la reazione non soltanto ad un attacco armato, ma anche alla semplice possibilità che si verifichi. Su queste strampalate basi gli USA bombardarono e invasero l’Iraq, dopo aver mostrato al Palazzo di Vetro la prova provetta che Saddam Hussein possedeva micidiali armi di distruzione di massa; e l’Afghanistan, dove Bin Laden, il teorico dell’11 settembre, continuava insieme ai suoi adepti a tramare contro Washington. Non male due Paesi invasi sulla base di una ilare teoria che fa acqua da tutte le parti.

Dalla parte sbagliata della storia. Colin Powell e le prove false per giustificare la guerra in Iraq

Al contrario, Putin è per un’interpretazione del concetto di legittima difesa conforme alla Carta delle Nazioni Unite. Ovvero, la Russia potrà reagire con tutti i mezzi a disposizione soltanto in caso di attacco armato sul proprio territorio.
E allora, in un periodo in cui il termine Armageddon sta diventando di uso comune, noi umani su chi dovremmo riporre le nostre speranze di pace? Su chi è convinto di poter agire soltanto in risposta ad un attacco, o su chi rivendica un generico diritto all’aggressione armata, cavalcando una teoria pensata a sua immagine e somiglianza e fondata sul nulla? Così lo strepitio guerrafondaio di Zelensky è diventato un formidabile assist per Putin, che ringrazia per il favore ricevuto.

Un’altra frase di Zelensky, inverosimilmente rozza, è l’invito alla diserzione rivolta ai soldati russi, con un avvertimento: se catturati «sarete uccisi uno per uno».

Per la Convenzione di Ginevra del 1949 il prigioniero di guerra è sacro. Non può essere punito per il solo fatto di appartenere all’esercito nemico, invasore o resistente che sia, e va trattato con rispetto, in vista di un negoziato o di uno scambio tra prigionieri. Il prigioniero di guerra, nell’ottica della Convenzione di Ginevra, può anche diventare un ostaggio, ma alla fine deve sempre poter portare a casa la pelle.

Forse il problema più grave di Zelensky non è essere ignorante, ma ignorare di esserlo. Solo così si può spiegare quella orribile frase che sfancula la Convenzione di Ginevra, dopo decenni di faticosa applicazione. Per arrivare a dire pubblicamente una simile porcheria, significa che lui la Convenzione di Ginevra non sa nemmeno cosa sia. E un Capo di Stato che non conosce la Convenzione di Ginevra è come un Papa che non conosce i Patti Lateranensi.

Massimo Gramellini in una caricatura di Andrea Gatti. Prima di votare bisognerebbe fare un esame

Uno così non avrebbe dovuto né potuto fare il Capo di Stato. Il suo incitamento uniformemente accelerato ad una guerra nucleare è il frutto della sua abissale ignoranza. E le amenità scritte da Massimo Gramellini sull’opportunità di riconoscere il diritto di voto soltanto a coloro in grado di superare un esame di cultura generale delle istituzioni, dovrebbe riferirle a quelli come Zelensky, nel momento in cui qualcuno gli mette in testa la bislacca idea di fare il Capo dello Stato.

Antonello Tomanelli

 

 

 

 

 

 

 

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