L’impero del bene. Del “God we trust” un gioco di parole che sostituisce “gold” oro a God, Dio: l’americanismo uccide l’anima dei popoli perché nasce da un assassinio, l’oblio delle “Culture d’origine” dei suoi popoli.

 

II 

L’IMPERO DEL BENE

 

 

Thomas Woodrow Wilson.

L’America è la nazione più manichea. Un presidente del XX secolo, Woodrow Wilson(1), affermò che gli Stati Uniti sono il paese più idealista del mondo. Curiosa affermazione in una terra il cui

American way of life.

idolo è il successo misurato in dollari, ma l’americano medio è certo di vivere nell’impero del Bene. La definizione di bene è tautologica: corrisponde a ciò che l’America è e fa. Per questo gli Usa sono sempre assai sorpresi di non essere amati come ritengono di meritare in qualità di rappresentanti del bene e del miglior modello di vita, anzi dell’unico positivo, l’american way of life.

La sfera politica è ridotta a un ramo secondario della morale, l’illusoria pretesa di tradurre nella vita collettiva i precetti evangelici. Il Dio che regnava sull’Europa si è reincarnato nell’Asino che fa I-A di Nietzsche, uno strano animale a due teste, una radicata nel sogno americano e l’altra tra le nebbie dell’utopia marxista, riuniti nell’Unico a stelle e strisce dopo il 1989. L’impero del bene, terra promessa delle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità unificata di cui New York è la capitale cosmopolita, seduce ma cancella l’anima.

La statua della libertà reca sul piedistallo un’iscrizione che pare il seguito delle beatitudini evangeliche, il più sconcertante messaggio di Cristo: “Recatemi i vostri poveri, i vostri infelici. Tutti coloro che vorrebbero respirare liberamente – I tristi relitti delle vostre rive sovrappopolate. – Inviatemi i senza casa, le vittime della tempesta. La mia fiaccola li guiderà sulla soglia della porta d’oro.” Un annunzio millenarista, le parole di chi si sente investito di una missione redentrice, il “destino manifesto”, ossia la convinzione che gli Stati Uniti abbiano il diritto/dovere di conquistare il mondo per diffondere la loro concezione di libertà e democrazia. 

 

L’americanismo uccide l’anima dei popoli in quanto nasce esso stesso da un assassinio, l’oblio delle culture d’origine delle popolazioni immigrate!

L’imperialismo Usa, iniziato negli anni Venti del XIX secolo al tempo della dottrina Monroe (l’America agli americani) è dunque “buono”, morale, ma soprattutto ovvio ed inevitabile, per la superiorità auto evidente del modo americano di concepire l’esistenza. Già nel XVII secolo William Stoughton(2), amministratore coloniale del Massachusetts, affermava: “Dio ha selezionato una nazione per inviare un seme scelto nel deserto”. Suprematismo e manicheismo per noi, impero del bene per loro. Il generale Patton, nel discorso ai soldati americani sbarcati in Sicilia nel 1943, ricordò l’approdo negli Usa degli emigranti europei, affermando che coloro che rimasero in patria “non ebbero il coraggio di compiere quel viaggio e per questo continuarono a vivere da schiavi”.

Più agisce la mentalità puritana della terra promessa, simile per alcuni versi all’ebraismo, più la società diventa fiorente, ma al tempo stesso tentatrice, lontana dalle origini. Già Tocqueville(3) osservò la profonda contraddizione americana tra ideali e pratica quotidiana, l’ipocrisia profonda, la cattiva coscienza che viene superata con il trionfo di Sigmund Freud. La metafora psicanalitica è l’alleanza tra i figli per uccidere il padre. “Poi, schiacciati dal crimine e temendo che uno di loro prenda il posto del padre assassinato, stringono un contratto che sancisce legalmente la loro mutua uguaglianza basata sulla rinunzia all’autorità del padre”.  È l’immaginifica tesi di Geoffrey Gorer, studioso inglese che applicò la psicanalisi all’antropologia. La dichiarazione d’indipendenza e la costituzione sono i contratti con cui gli americani si garantiscono la liberà e l’uguaglianza in base alla comune rinuncia al privilegio paterno più odiato e invidiato: l’autorità.

Fecero di più: definirono come principio politico un obiettivo profondamente terreno, privo di ogni afflato comunitario, intrinsecamente soggettivo: la ricerca della felicità.  Dai due pilastri originari, gli americani traggono la convinzione che la loro è l’autentica Terra Promessa, prefigurazione della Cosmopoli futura. Hanno la missione di esportare il modello universale del bene, la certezza che gli uomini sono tutti uguali e l’autorità è odiosa, nefasta. Non li sfiora mai il dubbio che libertà e uguaglianza siano in larga misura incompatibili. Il loro autentico padre fondatore è Jean Jacques Rousseau, ginevrino cresciuto nel clima del calvinismo.

Ezra Pound.

Vige un singolare conformismo individualista in Usa in cui, “ciascuno vuole la stessa cosa, tutti sono uguali; chiunque è di diverso sentimento se ne va di buon grado al manicomio” (Zarathustra). E non solo in senso figurato, giacché se l’Unione Sovietica internava i dissidenti, gli Usa liberatori gettarono per anni in manicomio il loro maggior poeta, Ezra Pound, colpevole di non condividere il sogno americano!

Il concetto di frontiera, così presente nell’immaginario yankee, non è il limite tra due nazioni, ma il confine provvisorio che separa le terre colonizzate da quelle che lo saranno in futuro. Di qua il bene, la libertà, dall’altra parte non c’è un mondo “altro” dai diversi valori, altri popoli, ma il vuoto. Questo spiega il trattamento delle popolazioni native, distrutte prima con l’“acqua di fuoco”, l’alcolismo, poi ingannate attraverso la legge imposta da loro (i trattati mai rispettati con gli indiani), infine sbrigativamente cacciate e decimate. Il bene, la civiltà, non accettano limitazioni.

La cultura americana, in particolare il cinema, ha spesso prodotto opere di denuncia. Il paradosso è che esse non scuotono mai il sistema, vengono assorbite, presentate come prove inconfutabili della bontà e liberalità del potere. È inconcepibile mettere in discussione lamerican way of life. L’impero del bene è anche il regno del calcolo quantitativo. L’homo dollaricus è uniforme, basta che abbia, non che sia. Vale il conto in banca, poco conta in quale modo sia stato conseguito. Possedere denaro non è il segno del successo, “è” il successo, poiché il metro universale è il valore in dollari. Il potere sulle cose assicurato dalla ricchezza è moralmente ammesso, anzi perseguito, senza riguardo al destino degli uomini.

La stessa guerra d’indipendenza non nacque da un afflato di libertà politica o da un forte senso patriottico, ma dalla reazione contro il monopolio accordato alla Compagnia delle Indie sul commercio del tè. Un conservatore di ferro, Henry Adams(4), analizzando gli aspetti del carattere americano, concluse che “fu la ricerca del profitto e non le lezioni di religione che rese gli uomini più generosi, più tolleranti, più liberali nei rapporti con i loro simili “. Singolare teoria del bene, vicina alle tesi economiche di Adam Smith.

Little Big Horn.

L’americano crede al progresso indefinito, visto come accumulo di beni materiali: approdato in un immenso paese ricco e pressoché vuoto – chi c’era è stato sloggiato con le spicce, ucciso o confinato nelle riserve- l’americano ha la convinzione che la ricchezza sia inesauribile, una cornucopia come quella della dea Atalanta!

Il biblismo sociale americano è palese anche nella simbologia delle banconote(5), in cui, accanto a segni massonici, compare la scritta In God we trust, noi confidiamo in Dio. Facile è il gioco di parole che sostituisce “gold” oro, a God, Dio. La propagazione del capitalismo messianico Usa ha l’effetto di spogliare la religione dei suoi dogmi, rendendola una semplice norma morale di natura pratica, una giustificazione etica della corsa al profitto. In America prosperano decine di confessioni evangeliche. Non si contano sette e correnti religiose i cui capi sono spesso predicatori televisivi divenuti ricchissimi vendendo il loro prodotto spirituale.

Il simbolismo massonico nel dollaro americano(5)

La visione cristiana ha giustificato le guerre americane sin dall’Ottocento. Quella dell’oppio(7) fu presentata da John Quincy Adams(6), che fu presidente americano, come una giusta reazione allo “scarso spirito commerciale cinese”. Il commercio, per Adams, è fondato sul precetto evangelico di amare il prossimo come se stessi. La guerra metteva termine “a questa enorme offesa ai diritti della natura umana e al primo diritto delle nazioni”. Alcune confessioni americane presentano Gesù come un vincente executive, “l’uomo da invitare a cena a Gerusalemme”. L’influenza delle religioni è misurata con il solito criterio: l’ampiezza del bilancio, la disponibilità di budget.

È costante la necessità americana di fornire copertura morale alle guerre. Essi affermano di intervenire – sempre a casa d’altri – non per rivendicare territori o salvaguardare interessi, ma per difendere principi universali, ripristinando il Bene violato da uomini malvagi. Nell’ultimo trentennio, vinta la competizione con l’URSS, gli Usa hanno preso a chiamare operazioni di polizia internazionale le guerre intraprese per allargare il dominio di superpotenza, assicurarsi il controllo delle fonti energetiche e, en passant, mantenere la presa sulle nazioni europee.

Jean Jacques Rousseau.

Gli americani hanno la missione di esportare il modello universale del bene, la certezza che gli uomini sono tutti uguali e l’autorità è odiosa, nefasta. Non li sfiora mai il dubbio che libertà e uguaglianza siano in larga misura incompatibili. Il loro autentico padre fondatore è Jean Jacques Rousseau!

La moda, il progresso, l’odiernità sono i miti più seguiti: nulla conta la personalità, non calcolabile in dollari. Vi è posto solo per l’individuo massa, misurabile, intercambiabile, manipolabile, valutabile in “bigliettoni”. L’America è spontaneamente egualitaria poiché il suo unico metro è materiale e finanziario. Conosce solo differenze quantitative, riducibili o rovesciabili se si ha successo. Poiché il denaro di ciascuno vale quanto quello di chiunque altro, adotta un unico criterio, il dollaro, cui aderiscono popolazioni diversissime, protagoniste delle ondate migratorie dai cinque continenti. Per gli americani, a differenza degli europei, la libertà nasce dall’uguaglianza e non riescono a descrivere i due termini se non come sinonimi.

La volgarità è il tratto più evidente del loro carattere, a causa dell’inesistenza di aristocrazie. Un osservatore domandò ad americani colti che cosa significasse distinzione. Non ebbe che silenzi imbarazzati o l’indicazione dello stile “sophisticated”, l’atteggiamento contraffatto, ossia lo scimmiottamento che riduce ogni distinzione alle forme esteriori, artificiose o esagerate, vuote di contenuto. Gli Usa sono una società in cui il merito di un uomo e la sua superiorità non possono rivelarsi che sotto forma di industria e commercio; le cose migliori (per esempio le funzioni del sacerdote, del magistrato, dello scienziato, del letterato serio) sono l’inverso dello spirito industriale e commerciale, essendo primo dovere di chi vi si dedica non cercare di arricchirsi e non considerare il valore venale di ciò che fa (Ernest Renan)(8). Concetto incomprensibile laggiù, ma ormai anche nell’Europa americanizzata.

La volgarità si unisce all’incomprensione mista a disprezzo per la singolarità, identificata con l’esercizio di attività poco redditizie. Chi si scopre differente si stende sul lettino dell’analista. Vige un singolare conformismo individualista in cui, “ciascuno vuole la stessa cosa, tutti sono uguali; chiunque è di diverso sentimento se ne va di buon grado al manicomio” (Zarathustra). E non solo in senso figurato, giacché se l’Unione Sovietica internava i dissidenti, gli Usa liberatori gettarono per anni in manicomio il loro maggior poeta, Ezra Pound(9), colpevole di non condividere il sogno americano.

Gli americani non possono comprendere il rigetto dell’impero del bene da parte di popoli intenzionati a rimanere sé stessi. L’indignazione determina brevi periodi di isolazionismo e frequenti scoppi di interventismo armato: il fine del loro contagioso universalismo è l’assorbimento dell’Altro mediante l’imposizione del modello “unico” a taglia americana!

L’americanismo si è impadronito dell’Europa perfino nel potere straordinario dell’ordine giudiziario. Favorito dal diritto consuetudinario e dal fastidio per il principio legislatore delle costruzioni giuridiche, il tribunale è il luogo in cui si promuovono i cambiamenti sociali. Il potere più pervasivo, insieme con il denaro e le innumerevoli agenzie governative di controllo (CIA, NSA e decine di altre) è la repubblica dei giudici. L’egalitarismo morboso si arresta solo dinanzi alla diseguaglianza del portafogli. Il principio fondamentale, pilastro della teoria comportamentistica, è che se i frutti della società sono cattivi, è perché sono cresciuti in condizioni ambientali negative. Il sistema resta per definizione il migliore mai concepito, la secolarizzazione cosmopolita della Città di Dio.

La volontà tenace è quella di mettere fine alla storia; la politica consiste nell’abolire “il politico”, la cui essenza è il legittimo uso della forza in nome di un principio di autorità moralmente orientato. Il destino manifesto che l’America è certa di possedere la espone alla sorpresa quasi infantile di constatare il rifiuto del modello Usa generosamente esportato da parte dei destinatari. Non possono comprendere il rigetto dell’impero del bene da parte di popoli intenzionati a rimanere sé stessi. L’indignazione determina brevi periodi di isolazionismo e frequenti scoppi di interventismo armato. Il fine del loro contagioso universalismo è l’assorbimento dell’Altro mediante l’imposizione del modello “unico” a taglia americana.

Gli idoli adorati negli Usa sono i feticci della loro civilizzazione trasposti sulla scena del mondo. Creso era condannato a trasformare in oro tutto ciò che toccava, il destino americano è far deperire

Creso, re di Lidia.

ogni civiltà che investono, sino alla dissoluzione nel modello liberal libertario globale e nella forma merce. Accolgono la specificità solo come folklore residuo, di cui organizzano il commercio turistico. Disneyland è il loro ideale. Da qualche parte hanno costruito una Venezia disanimata ad uso di visitatori frettolosi armati di macchina fotografica, una rapida visita e il riassunto storico in cinque righe. L’americanismo uccide l’anima dei popoli in quanto nasce esso stesso da un assassinio, l’oblio delle culture d’origine delle popolazioni immigrate.

La religione per l’americano è una semplice norma morale, una “Giustificazione etica” della corsa al profitto! Per l’homo dollaricus il metro universale è il valore in dollari: sulle banconote la scritta “In God we trust”, noi confidiamo in Dio è un gioco di parole che sostituisce “gold” oro, a God, Dio!

Approdato in un immenso paese ricco e pressoché vuoto – chi c’era è stato sloggiato con le spicce, ucciso o confinato nelle riserve – l’americano ha la convinzione che la ricchezza sia inesauribile, una cornucopia come quella della dea Atalanta. Crede perciò al progresso indefinito, visto come accumulo di beni materiali. Poiché ama il consumo, sperpera con gioia il denaro e con indifferenza le risorse della natura, animato dall’ottimismo istintivo di chi è certo che per tutto si troverà una soluzione, che ogni cosa andrà per il meglio. L’attimo fuggente è per l’America il centro della vita, unito alla convinzione che domani sarà inevitabilmente meglio di oggi. Ciò produce indifferenza per il passato, ai suoi occhi sprovvisto di senso, muto, giacché ammettere la possibilità che ieri sia stato meglio di oggi è in contraddizione con il progresso. La stessa indifferenza è riservata al futuro, semplice successione di istanti che verranno.

Il positivista francese Auguste Comte(10) scrisse che “l’umanità è formata più da morti che da vivi”. Non vi è affermazione più incomprensibile allo spirito americano, la cui mistica è quella dello spazio, non del tempo. Interessato ai beni e non agli uomini, mette lo spazio in prospettiva, in attesa di poterlo sfruttare. È il mito della frontiera. Per gli americani, soprattutto, il loro non è un paese come gli altri, ma la prefigurazione di una perfetta repubblica universale, Babilonia destinata a realizzare la felicità, ovvero l’american way of life.

La volgarità è il tratto più evidente del carattere “Americano” e a causa dell’inesistenza di aristocrazie!

La minaccia che grava sul mondo è il mondialismo attraverso l’americanizzazione del pianeta. Per l’Europa – ridotta a grottesca caricatura di sé stessa –, per il Terzo e Quarto Mondo si tratta di una minaccia di morte collettiva, la fine di ogni civiltà diversa, delle differenze che danno senso alla presenza umana. Quando ancora era viva l’alternativa comunista, Jean Cau(11) espresse una verità bruciante: “nell’ordine dei colonialismi, è prima di tutto non essendo americani oggi che non saremo russi domani.” Un appello inascoltato al tempo del progressismo alla Coca Cola, nell’Europa che, smarrita sé stessa, si è incagliata nell’accoglienza acritica di tutto il male proveniente dall’impero del bene: musica, moda, lingua, adorazione del denaro, primato della tecnica, positivismo giuridico, sottocultura omosessualista, neo femminismo rancoroso, pedagogia anti autoritaria, behaviorismo, pragmatismo disincarnato, promozione della massa, pornografia, architettura disumanizzante, falsa arte.

Alexis de Tocqueville ritratto da Théodore Chassériau.

Un infernale meccanismo di dominio che merita una riflessione a parte, nel solco della disincantata intuizione di Aléxis de Tocqueville: “un potere assoluto, particolareggiato, regolare, dolce e previdente che cerca di bloccare irrevocabilmente gli uomini all’infanzia; ha piacere che i cittadini siano contenti, che non pensino se non a essere contenti. Si adopera per la loro felicità, ma vuole essere l’unico agente e il solo arbitro”. L’impero del Bene.  

 

 

 

NOTE

(1) Woodrow Wilson, nato Thomas Woodrow Wilson (Staunton, 28 dicembre 1856 – Washington, 3 febbraio 1924), è stato un politico statunitense. È stato il 28º presidente degli Stati Uniti (in carica dal 1913 al 1921), mentre in precedenza fu governatore dello stato del New Jersey; anche uomo accademico, ricoprì la carica di rettore dell’Università di Princeton. Divenne il terzo presidente degli Stati Uniti del Partito Democratico, dopo Andrew Jackson e Grover Cleveland, ad essere rieletto per un secondo mandato. Nel 1919 gli venne assegnato il Premio Nobel per la pace.

«Dio gli dette una grande visione. / Il diavolo un cuore imperioso. / L’orgoglioso cuore si è fermato. / La visione gli sopravvive.» (Epitaffio dedicatogli da William Allen White)

(2) William Stoughton partecipò come giudice nel noto Processo alle streghe di Salem (1692) nella contea di Essex, Massachusetts. In precedenza 17 persone erano già state sottoposte alla pena capitale nella zona per lo stesso reato, nel corso di una caccia alle streghe durata dal 1647 al 1688. Con i processi del 1692 iniziò la più estesa serie di accuse, arresti ed esecuzioni capitali mai inflitte nei possedimenti britannici del Nuovo mondo per il reato di stregoneria. Al termine del processo furono giustiziate per impiccagione 19 persone, un uomo venne schiacciato a morte per essersi rifiutato di testimoniare, 150 sospettati furono imprigionati e altre 200 persone furono accusate di stregoneria, un numero molto elevato se rapportato al fatto che all’epoca la popolazione del New England era di circa 100 000 unità, raggiungendo un’intensità superiore a quella avvenuta nel Regno Unito.

 Per approfondire: “Demoni del nuovo mondo, o dell’isteria collettiva”

(3) Il visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (1805 – 1859). È stato un filosofo, politico, storico, precursore della sociologia, giurista e magistrato francese. Il francese Raymond Aron, storico della sociologia, ha messo in evidenza il suo contributo alla sociologia, tanto da poterlo considerare uno dei primi osservatori non partecipanti della società. È considerato uno degli storici e studiosi più importanti del pensiero liberale.«Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà.» (Alexis de Tocqueville, Epistolario, da una lettera a Joseph Arthur de Gobineau)

(4) Henry Brooks Adams (Boston, 16 febbraio 1838 – Washington, 27 marzo 1918) è stato uno scrittore e storico statunitense. Discendeva dai presidenti John e John Quincy Adams: in gioventù viaggiò attraverso tutta l’Europa accompagnando e collaborando con il padre Charles Francis, diplomatico, ministro plenipotenziario in Gran Bretagna sotto il presidente Lincoln. Si trovava a Palermo durante la Spedizione dei Mille: volle incontrare Giuseppe Garibaldi e ne descrisse l’opera in una serie di lettere al Boston Courier.

(5) Il simbolismo massonico nel dollaro americano. Guardando con attenzione una banconota americana da un dollaro, il cosiddetto The one dollar, è possibile notare alcuni simboli che celano in sé significati legati alla Massoneria. È noto che quest’ultima, definita anche come “arte reale”, è un’associazione iniziatica che si propone come patto etico-morale tra liberi individui, come perfezionamento delle più nobili condizioni umane. Al suo interno, l’uso dei simboli, rappresenta l’essenza stessa della Massoneria, il mezzo tramite il quale dialogare a distanza con tutti i fratelli massoni. Infatti, stando alle stesse parole di Pierre Mariel, massone e martinista, “il simbolo dunque, non è destinato a nascondere la verità. Il suo scopo è invece quello di selezionare coloro che, integrandosi a esso, si mostrano degni di accedere alla Realtà ultima”. Girando la banconota da un dollaro, sulla sinistra è possibile notare, all’interno di un cerchio, una piramide tronca sormontata al vertice da un Delta, al centro del quale vi è un occhio (“Delta Luminoso” o “L’occhio che tutto vede”). La piramide, uno dei simboli più famosi della Massoneria, è formata da tredici gradini e settantadue mattoni (7+2=9, numero della perfezione massonica). Alla base vi è incisa la data “MDCCLXXVI”, ovvero 1776, anno sia della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America sia della nascita dell’Ordine degli Illuminati. Sotto la piramide la scritta Novus Ordo Seclorum (e non Secolorum come ci si aspetterebbe) è formata da diciassette lettere, numero che indica la mancanza della perfezione divina, rappresentata invece dal numero diciotto.

Il simbolismo massonico nel dollaro americano

(6) John Quincy Adams (Braintree, 11 luglio 1767 – Washington, 23 febbraio 1848) è stato un politico statunitense, 6º Presidente degli Stati Uniti d’America, e figlio di John Adams, secondo Presidente degli Stati Uniti d’America.

(7) Le guerre dell’oppio furono due conflitti, svoltisi rispettivamente dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860, che contrapposero l’Impero cinese sotto la dinastia Qing al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, i cui interessi militari e commerciali nella regione erano stati posti sotto il controllo della Compagnia britannica delle Indie orientali. Le guerre giunsero al culmine di annose dispute commerciali tra i due Paesi: in risposta alla penetrazione commerciale britannica che aveva aperto il mercato cinese all’oppio proveniente dall’India britannica, la Cina inasprì i propri divieti sulla droga e ciò scatenò il conflitto. Sconfitto in entrambe le guerre, l’Impero cinese fu costretto a tollerare il commercio dell’oppio e a firmare con i britannici i trattati di Nanchino e di Tientsin, che prevedevano l’apertura di nuovi porti al commercio e la cessione dell’isola di Hong Kong al Regno Unito. Ebbe così inizio l’era dell’imperialismo europeo in Cina, e numerose altre potenze europee seguirono l’esempio, firmando con Pechino vari trattati commerciali. Gli umilianti accordi con gli occidentali ferirono l’orgoglio cinese e alimentarono un sentimento nazionalista e xenofobo che si sarebbe poi espresso nelle rivolte di Taiping (1850-1864) e dei Boxer (1899-1901).

(8) Joseph Ernest Renan (Tréguier, 28 febbraio 1823 – Parigi, 2 ottobre 1892) è stato un filosofo, filologo, storico delle religioni e scrittore francese. Famoso per la sua definizione di nazione data nel suo discorso Qu’est-ce qu’une nation? ma anche per i suoi contributi in storia delle religioni, soprattutto in quanto autore della popolare Vie de Jésus (Vita di Gesù), primo volume dell’Histoire des Origines du Christianisme. Teorico della razza ariana, affermò il primato della razza indo-europea, celebrando l’eccezionalità degli ebrei come nucleo etnico parte delle “grandi razze civilizzate”.

(9) Ezra Weston Loomis Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972) è stato un poeta, saggista e traduttore statunitense, che trascorse la maggior parte della sua vita in Italia. Visse per lo più in Europa e fu uno dei protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo. Costituì, assieme a Thomas Stearns Eliot, la forza trainante di molti movimenti modernisti, principalmente dell’imagismo e del vorticismo, correnti che prediligevano un linguaggio d’impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza tra la musicalità del verso e lo stato d’animo che esprimeva, in contrasto con la letteratura vittoriana e con i poeti georgiani. Sono temi ricorrenti nella sua poesia epica e lirica la nostalgia per il passato, la fusione tra culture diverse, e il tema dell’usura, contro cui si scaglia apertamente. Durante gli anni Trenta e Quaranta espresse ammirazione per Mussolini, Hitler e Oswald Mosley; trasferitosi in Italia nel 1924, sostenne il regime fascista fino alla caduta della Repubblica Sociale Italiana. Catturato dai partigiani, venne consegnato alle forze armate degli Stati Uniti d’America, dove fu sottoposto a processo per tradimento. Dichiarato incapace con una contestata diagnosi, fu detenuto dodici anni in un manicomio giudiziario fino a quando, liberato, tornò in Italia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Ernest Hemingway si espresse come critico letterario sul lavoro poetico di Pound in questi termini: “Il meglio della scrittura di Pound – e si trova nei Cantos – durerà finché esisterà la letteratura”.

(10) Auguste Comte, (Montpellier, 19 gennaio 1798 – Parigi, 5 settembre 1857), è stato un filosofo francese, considerato il fondatore del Positivismo. Discepolo di Henri de Saint-Simon, che fu il primo a usare il termine, è generalmente considerato l’iniziatore di questa corrente filosofica. Comte coniò il termine “fisica sociale” per indicare un nuovo campo di studi. Questa definizione era però utilizzata anche da alcuni altri intellettuali suoi rivali e così, per differenziare la propria disciplina, inventò la parola sociologia. Comte considerava questo campo disciplinare come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche. Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi. Si richiama comunque a Kant e Leibniz affermando che nell’uomo esistono disposizioni mentali spontanee.

(11) Jean Cau (Bram, 8 luglio 1925 – Parigi, 18 giugno 1993) è stato uno scrittore, giornalista e sceneggiatore francese. Scrittore e saggista. Segretario di Jean-Paul Sartre, è stato giornalista e reporter per l’Express, Le Nouvel Observateur, Le Figaro e Paris-Match. Proveniente dall’estrema sinistra, si è avvicinato progressivamente (dal 1960) verso la destra radicale, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne (GRECE, chiamato anche “Nouvelle Droite”), scrivendo testi anticonformisti che criticavano la sinistra, la decadenza dell’Europa ed esaltando le tradizioni europee. Ha scritto la sceneggiatura di film come “Borsalino” e “Il ribelle di Algeri” e il soggetto di “Una donna come me”. In Italia sono stati pubblicati romanzi e saggi: Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo(Volpe 1979; Settimo sigillo 2015), Una passione per Che Guevara (Vallecchi 2004), La pietà di Dio(Mondadori 1962), Il Papa è morto (Volpe 1969), Il popolo, la decadenza e gli dei (Settecolori, 1993),Toro (Longanesi 1962; Iduna 2019).

Fonte: Wikipedia.

 

 

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