Quando la narrazione prende il posto dei fatti

«L’informazione occidentale è basata sulle menzogne, tutte le fake news sul Venezuela»

Venezuela, guerra dell’informazione e doppio standard occidentale

di Luca Lezzi

L’attacco al Venezuela, con cui si è aperto il nuovo anno, non rivela soltanto una nuova fase di tensione geopolitica, ma mette in luce un meccanismo ormai consolidato: l’allineamento quasi automatico dell’informazione occidentale alle posizioni di potere. Tra atti di guerra mai dichiarati, narrazioni capovolte e categorie morali applicate a geometria variabile, ciò che colpisce è la disinvoltura con cui vengono diffuse notizie non verificate o costruite ad arte. In un’epoca in cui anche l’informazione è diventata un campo di battaglia, la velocità ha soppiantato la deontologia e la verifica delle fonti è spesso sacrificata alla propaganda. Il caso Venezuela diventa così emblematico di una comunicazione “orwelliana”, dove il racconto precede i fatti e la verità finisce per essere una vittima collaterale. (N.R.)


L’apertura del nuovo anno con l’attacco al Venezuela da parte delle forze statunitensi ha confermato un allineamento, se non una subordinazione, da parte del cosiddetto “Occidente”. Oltre alla prassi con cui vengono modificate le tesi che comportano la difesa di un deliberato atto di guerra, peraltro mai proclamata ufficialmente, compiuto da un alleato mentre si ricorre alle formule di “aggredito e aggressore” negli altri casi, ciò che fa riflettere è l’arte con la quale si giunge a fornire informazioni non verificate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se è vero che in epoca contemporanea anche quella dell’informazione è una guerra, in questo caso basata sulla velocità con la quale si fornisce, un minimo di deontologia professionale dovrebbe far sì che il mondo del giornalismo non dimentichi la necessità di verificare le fonti prima di fornire notizie infondate quando non addirittura create ad arte.

Ed è proprio in quest’ultimo caso che subentra la narrazione pilotata. Eventi sui quali bisognerebbe agire con distacco per riportare fedelmente quanto avvenuto all’opinione pubblica interessata a conoscere i fatti, vengono stravolti in pieno spirito orwelliano. Spesso si suol ricordare autori ed opere letterarie a sproposito magari mai davvero lette, capite e comprese ma il dubbio è che, invece, 1948 di George Orwell ne rappresenti l’eccezione ergendosi ad imprescindibile manuale per i lavoratori del mondo dell’informazione.

Venendo all’ultimo caso citato in apertura il diradarsi della nebbia dalla quale sono stati avvolti gli eventi ci permette di constatare alcune lampanti falle (probabilmente volute):

1)Maduro non è stato né si è difeso: falso

L’ipotesi che il presidente venezuelano si fosse consegnato o fosse stato tradito da altri componenti del chavismo si è subito fatta largo sia per la sorpresa della cattura e deportazione su suolo statunitense dello stesso e della moglie Cilia Flores sia conoscendo l’attenzione che il socialismo bolivariano ha avuto per la componente militare. Affermarlo con certezza, però, alla luce dei cinquantacinque morti della guardia personale del presidente, di cui ben trentadue cubani, è una palese falsità.

2)Maduro è un dittatore: falso

Piaccia o meno la politica perpetrata dal socialismo bolivariano fin dal suo primo insediamento a palazzo Miraflores, risalente al 2013, l’uomo che detiene la massima carica istituzionale della nazione sudamericana si è sempre presentato regolarmente alle elezioni vincendo quelle presidenziali e vedendo il suo partito di riferimento (il Partito Socialista Unito del Venezuela, PSUV) e la coalizione di cui fa parte (il Grande Polo Patriottico Simón Bolívar, GPPSB) imporsi spesso ma non sempre nelle tornate per l’Assemblea Nazionale e le amministrative riconoscendo l’esito anche in caso di sconfitta. Ne conviene che se il modello di riferimento per giudicare un uomo e una componente politica sia la democrazia liberale il Venezuela vi rientri ampiamente.

3)Maduro è un comunista: falso

Premesso che idee ed ideologie in politica dovrebbero essere sconfitte dalla mancata adesione dei popoli e non dall’uso indiscriminato della forza militare esterna ad essi ridurre venticinque anni di governo chavista a farlo combaciare in toto con un’ideologia pregressa significa non conoscerlo affatto. Il socialismo di stampo bolivarista è stato l’artefice originario dell’ondata di populismi rosa nel continente indioamericano affermatisi nei primi anni Duemila portando in dote ai propri abitanti conquiste sociali, lotta ad analfabetismo e povertà, nazionalizzazioni di settori strategici e materie prime soprattutto sotto la guida di Hugo Chávez. Nel caso venezuelano ha poi sancito un patto tra l’ala civica e quella militare senza precedenti in una sfera del globo in cui i militari hanno spesso assunto il ruolo dei gestori della cosa pubblica per conto delle oligarchie interne ed esterne attraverso il terrore e la dittatura, quella vera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4)Trump e gli Usa hanno agito per ripristinare la democrazia in Venezuela: falso

Sono bastate poche ore, quelle che hanno separato l’attacco armato dalla conferenza tenuta in Florida da Donald Trump per conoscere, ammesso che ci fossero dubbi a riguardo, il vero interesse della nazione a stelle e strisce. “Gestiremo noi il petrolio venezuelano” ha tuonato il tycoon newyorkese. D’altronde ciò che interessa a Washington è questo, appropriarsi della risorsa principe della nazione sudamericana e, contemporaneamente, privarne gli alleati cubani, russi e cinesi. Se le ragioni fossero state diverse, le modalità dell’attacco sarebbero state diverse e non si sarebbe certo proceduto a rapire solamente Maduro sapendo che il chavismo non sarebbe caduto in sua assenza, come finora è successo.

Redazione Electo
Luca Lezzi

 

 

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