La corsa all’IA rischia di travolgere il pianeta

«L’intelligenza artificiale ha fame. Ma di cosa?»

L’intelligenza artificiale promette il futuro mentre divora energia, acqua, territorio e silenziosamente il nostro domani.

di Massimo Mazzucco


Nota editoriale

L’intelligenza artificiale viene celebrata come la più grande conquista tecnologica del nostro tempo. Ogni nuovo modello è accolto con entusiasmo, ogni innovazione come un passo inevitabile verso il progresso. Eppure, quasi nessuno sembra voler discutere il prezzo reale di questa corsa.

I data center si moltiplicano, divorano energia, consumano acqua, occupano territorio e impongono nuove centrali elettriche, mentre il dibattito pubblico resta confinato alle meraviglie dell’IA. È davvero questo il progresso? O stiamo costruendo una macchina sempre più potente senza chiederci se il conto, ambientale e sociale, sarà sostenibile?

Questo articolo non è un atto d’accusa contro la tecnologia. È un invito a rompere un silenzio sempre più assordante. Perché una società che discute soltanto dei benefici dell’intelligenza artificiale e ignora il costo materiale che essa comporta rischia di scoprire troppo tardi che il vero mostro non era la macchina, ma la nostra incapacità di porci dei limiti.

 

Le Big Tech hanno un problema di acqua. E l’intelligenza artificiale lo sta peggiorando. Secondo un nuovo studio, Google, Microsoft, Alphabet e Meta hanno prelevato nel 2022 più di 2 miliardi di metri cubi di acqua dolce per il raffreddamento dei server e per l’elettricità. Più del doppio del prelievo totale della Danimarca in un anno. L’intelligenza artificiale cambia le carte in tavola. Ma è anche un’idrovora.

Ogni volta che apriamo ChatGPT, chiediamo un’immagine o interroghiamo un assistente digitale, pensiamo di utilizzare qualcosa di immateriale.

Non è così.

Dietro ogni risposta esistono edifici grandi quanto quartieri cittadini: i data center.

Milioni di processori lavorano senza sosta.

Consumano enormi quantità di elettricità.

Richiedono sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati.

In molti casi utilizzano anche immense quantità di acqua.

Il vero paradosso è che l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come la tecnologia del futuro, mentre il suo sviluppo dipende da infrastrutture che stanno mettendo sotto pressione reti elettriche, territori e risorse naturali. In diversi Paesi si stanno costruendo data center a un ritmo superiore rispetto alla capacità delle infrastrutture energetiche di sostenerli.

Naturalmente non si tratta di demonizzare l’IA.

Sarebbe un errore.

La domanda, però, è inevitabile.

Possiamo continuare ad aumentare all’infinito la potenza di calcolo senza chiederci quale prezzo stiamo pagando?

Ogni rivoluzione tecnologica ha avuto un costo.

Quella digitale rischia di nasconderlo dietro uno schermo apparentemente pulito.

Forse il problema non è l’intelligenza artificiale.

Il problema è la nostra idea di progresso: una crescita continua che sembra non conoscere alcun limite.

Ed è proprio sui limiti, prima ancora che sulla tecnologia, che dovremmo tornare a riflettere.

Massimo Mazzucco

 

 

 

 

 

 

 

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