Quando la guerra non è improvvisazione ma previsione

«L’Iran reagisce e colpisce duro»
Allerta precoce, strategia missilistica e risposta calibrata di Teheran
Il Simplicissimus
L’attacco israeliano contro obiettivi iraniani non è stato un colpo improvviso, né un’azione isolata. Grazie all’allerta satellitare cinese, Teheran conosceva in anticipo i movimenti dei velivoli e il momento dell’aggressione, potendo così attivare contromisure e preparare una risposta. L’uso degli F-35 come piattaforme di lancio — più che come strumenti di penetrazione diretta — conferma i limiti operativi dell’azione e smonta la narrazione dell’invulnerabilità tecnologica. La difesa iraniana ha intercettato parte dei missili diretti ai comandi militari, già evacuati, ma non ha potuto evitare vittime civili: non un errore collaterale, bensì un elemento strutturale di una strategia di logoramento psicologico, ampiamente sperimentata nelle guerre occidentali. La reazione iraniana si colloca così dentro una logica di guerra asimmetrica consapevole, dove l’intelligence, la deterrenza e il messaggio politico contano quanto — se non più — dell’impatto militare immediato. (N.R.)
Fin da ieri sera i satelliti cinesi avevano avvertito Teheran che gli aerei israeliani erano usciti dagli hangar e stavano preparandosi all’attacco: dunque l’Iran non è stato colto di sorpresa in merito al momento preciso dell’aggressione. Qui forse vale la pena di dare una spiegazione preventiva: gli F35 non possono attaccare direttamente l’Iran, anche perché, al di là del rischio di essere abbattuti, non avrebbero l’autonomia necessaria per andare e tornare, quantomeno nella configurazione che “garantisce” la cosiddetta invisibilità che poi è molto relativa. Per questo sono usati essenzialmente come piattaforma volante per il lancio di missili. Ad ogni modo l’allarme precoce ha consentito agli iraniani non soltanto di abbattere alcuni missili avversari, soprattutto Tomahawk diretti verso i comandi militari della marina iraniana, probabilmente evacuati prima dell’impatto, ma di preparare una risposta adeguata. Certo la densità dell’attacco non ha potuto evitare vittime civili che non sono affatto errori, ma fanno parte di una specifica strategia volta a demoralizzare le popolazioni che gli Usa in particolare hanno adottato in tutte le loro guerre.
Al momento in cui scrivo i colpi più importanti messi a segno da Teheran e impossibili da nascondere, come quelli che hanno colpito direttamente Israele e anche Tel Aviv, sono:
- la distruzione di un sistema antiaereo Patriot in Giordania dove si trovano anche batterie di Thaad
- il bombardamento della base americana di Al Udeid in Qatar: sette missili sono andati a segno e tre sono stati intercettati
- l’attacco della base di Usa in Baharein, praticamente il centro nevralgico del sistema aeronavale statunitense nel golfo e sede del comando della Quinta flotta Usa. Qui sei missili sono andati a segno
- una salva di missili ha inoltre colpito la base di Al Dhafra, situata a 30 km da Abu Dahbi e sede del 380° Air Expeditionary Wing, nerbo della componente di ricognizione e rifornimento in volo dell’aeronautica Usa
Da questo momento colpi attacchi e contrattacchi si susseguiranno fino a che Israele e Usa avranno missili da lanciare. E siccome la tattica iraniana è quella di lanciare assieme ai missili anche droni pesanti, le difese si esauriranno in un tempo relativamente breve. In apertura una significativa tabella che falsifica come meglio non si potrebbe, la sordida menzogna dell’attacco preventivo: l’Iran non ha mai attaccato nessuno, mentre gli Usa hanno al loro attivo decine di aggressioni. E ci si ferma al 2011 prima della questione iraniana.

Considerazione della Redazione di Inchiostronero
Ciò che sta avvenendo non può essere liquidato come uno “scontro” né ricondotto a una presunta “escalation inevitabile”. Siamo di fronte, ancora una volta, alla manifestazione di una guerra preventiva divenuta sistema, che l’Occidente tollera, giustifica e infine normalizza quando a praticarla sono i propri alleati. L’attacco contro l’Iran non ha nulla di difensivo: si inserisce in una strategia consolidata di destabilizzazione controllata, fondata sull’illusione che la superiorità tecnologica possa sostituire il diritto, la diplomazia e persino l’accertamento dei fatti. In questo schema, le vittime civili non rappresentano una deviazione tragica, ma un costo previsto, accettato e poi rimosso dal racconto pubblico perché incompatibile con la narrazione morale dominante.
All’interno di questo dispositivo, l’Iran viene definito “minaccia” a prescindere dalle azioni concrete, mentre chi colpisce per primo viene assolto in anticipo, protetto da un lessico che trasfigura l’aggressione in sicurezza e la violenza in stabilità. È una grammatica ipocrita del potere, che svuota le parole di significato e riduce la geopolitica a un regime permanente di doppi standard. La Redazione di Inchiostronero ritiene che non ci si trovi soltanto di fronte a una crisi militare, ma a una crisi ben più profonda di responsabilità politica e intellettuale: quando la forza decide chi ha torto prima ancora che i fatti si compiano, non siamo più nel campo della difesa, ma in quello dell’arbitrio imperiale.