Oltre la retorica europeista

LO SPECCHIO DEFORMATO DELL’UNIONE EUROPEA

Perché non ha senso parlare di un’Italia “con o senza Europa” senza analizzare cosa davvero sia diventata l’Unione Europea

di Andrea Zhok

Nel dibattito pubblico italiano, ogni discussione sui rapporti con l’Europa viene spesso ridotta a una falsa alternativa: restare nell’UE o affrontare da soli un mondo ostile. Ma questa dicotomia, sostiene Andrea Zhok, è uno specchio deformante che oscura le vere questioni in gioco. La cooperazione tra stati europei non è in discussione: esiste da ben prima dell’attuale UE. Il nodo cruciale è piuttosto la forma specifica che l’Unione ha assunto, a partire dal trattato di Maastricht e poi da quello di Lisbona: un assetto che ha favorito politiche neoliberiste, penalizzato l’intervento pubblico, promosso la privatizzazione e costruito un sistema economico fondato su una moneta unica funzionale all’export tedesco ma paralizzante per economie come quella italiana. In questo intervento breve ma denso, Zhok invita a rompere il tabù e a ragionare in modo serio e concreto sui meccanismi che oggi rendono l’UE più un vincolo che un’opportunità, senza cadere né nel sovranismo semplificato né nell’europeismo fideistico. (Nota Redazionale)


Due considerazioni di passaggio sul tema dei rapporti tra Italia e UE.
1) Spesso si tende ad opporre due immagini astratte, da un lato l’Europa vista come coincidente con l’UE, dall’altra l’immagine dell’Italia, fragile fuscello affidato ai marosi della politica internazionale e dell’economia dei Big Players. (le economie forti e le élite finanziarie)

Una volta che il discorso prende questa piega è facile chiedersi retoricamente: dove potrà mai andare l’Italia da sola, come se giocassimo la partita Italia-Resto del Mondo.

Questa visualizzazione è completamente fuorviante.

Non ha mai senso parlare di un’Italia “con o senza l’Europa”.

Forme di trattati di cooperazione europea ci sono sempre stati, da quando l’Italia esiste come stato unitario.

Il problema non è rappresentato dai trattati europei o internazionali in generale, ma dalle specifiche caratteristiche del trattato di Maastricht (e poi di Lisbona), con l’istituzione di un modello di relazioni assai specifico, votato a politiche neoliberali, mercantiliste, rivolte a massimizzare l’export a scapito del mercato interno, inteso ad indebolire le capacità auto organizzative delle istituzioni nazionali nel fornire servizi di interesse pubblico, punitivo nei confronti delle industrie di stato e premiale verso le operazioni di privatizzazione. In questo quadro l’istituzione della BCE e il lancio della moneta unica ha trasformato l’Europa in uno hub eminentemente finanziario, in cui la Germania e i suoi paesi satellite potevano giovarsi per l’export di una moneta comparativamente più debole di quanto sarebbe stato una moneta libera di fluttuare sulla scorta della bilancia commerciale tedesca.

Dopo il 1992 in Italia abbiamo assistito ad una colossale svendita di asset produttivi nazionali, oltre che ad una massiva privatizzazione di asset pubblici. E niente di tutto ciò è stato accidentale. Come attestano un’infinità di testimonianze, questo impianto era sollecitato dagli accordi dell’UE, il cui dominus era ed è la Germania.

L’alternativa all’UE per l’Italia non è diventare uno Stato Commerciale Chiuso alla Fichte, non è neanche diventare la Corea del Nord. Trattati di cooperazione simili a quelli che hanno istituito la CEE potrebbero risultare proficui sul piano economico, e ad essi si possono affiancare trattati di cooperazione tecnologica bi o trilaterale in molteplici settori.

L’idea di sovranità nazionale non ha niente a che fare con un aureo isolamento né con un aggressivo nazionalismo.

Questo è semplicemente l’apparato propagandistico di chi ha interessi in solido nell’attuale regime europeo.

2) L’idea che l’UE rappresenti o abbia mai rappresentato un tentativo di rafforzare la potenza politica europea come contraltare agli altri “Big Players” è una assoluta sciocchezza.

Il modello neoliberale, incardinato negli attuali trattati europei,  mira esplicitamente all’indebolimento di tutti gli ordinamenti statali che non siano meramente a servizio delle multinazionali.

L’UE ha lavorato per la perdita di sovranità degli stati che la compongono, e lo ha fatto NON al fine di sostituirla con una fiabesca super nazione sovrana (gli Stati Uniti d’Europa, su cui non c’è mai stato alcun tipo di accordo, né a livello politico né come premesse storiche o culturali). Questo specchietto per le allodole, questo “sol dell’avvenir” dei liberali che sarebbero gli Stati Uniti d’Europa non ha mai avuto alcuna chance di nascere e nessuno, che non sia uno sprovveduto, vi ha mai creduto per un minuto.

In altre parole l’UE è un meccanismo istituzionale che indebolisce sistematicamente la capacità di autodeterminazione degli stati nazione per sostituirla con istanze oligarchiche di matrice economica.

Quanto prima usciremo da questa gabbia di specchi deformanti e illusioni psichedeliche, tanto prima all’Italia (e all’Europa) si riaprirà il cancello del futuro.

Andrea Zhok

 

 

 

 

 

Fonte: Andrea Zhok

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«Ogni volta che sento qualcuno che mi cerca di spiegare come noi saremmo la civiltà e l’Iran la barbarie mi viene da piangere»

Quando la civiltà diventa una parola di propaganda …