In Niger arrivano i russi

LOGICHE AFRICANE


In Niger arrivano i russi. E se ne vanno gli americani. Con un certo imbarazzo reciproco. Ma anche con buona educazione. Stile militare da entrambe le parti.

La giunta militare nigerina ha deciso. Via gli statunitensi dalla base militare di Niamey. E per rafforzare la scelta, ha chiesto ad una milizia “privata” russa di prenderne il posto. Per garantire la sicurezza contro i gruppi jihadisti.

Presidente ad interim del Burkina Faso, Ibrahim Traoré

La milizia in questione è la, famosa e famigerata, Wagner. La ricordate? Quella di Prighozin, il “cuoco” di Putin. Quella che avrebbe dovuto, secondo i nostri acuti analisti, rovesciare lo Zar. E farci vincere la guerra con la Russia, senza colpo ferire.

E invece la Wagner è in Africa. A fare gli interessi della geopolitica del Cremlino.

E, a quanto pare, li sta facendo bene.

Il cambio della guardia è avvenuto senza incidenti. Anzi, sembra che russi e americani si siano salutati con educazione.

Di fatto l’episodio – appena affiorato nelle nostre cronache – rivela la crescente presenza russa nell’Africa del Sahel. L’ormai fatiscente Franceafrique, che sta perdendo un pezzo alla volta. Senza che gli States siano riusciti nell’intento, neppure tanto recondito, di sostituire Parigi nel controllo della regione.

Che nella logica di Washington avrebbe dovuto bilanciare, e contenere, l’espansione dell’influenza cinese dal Sud e dal Corno d’Africa.

Perché i francesi sono sì alleati, ma non sempre affidabili.

E poi, come diceva Kissinger, essere nemici degli States è pericoloso. Ma esserne amici è letale.

Però tutti avevano fatto i conti senza l’oste. Ovvero senza gli africani. Perché i quadri militari dei paesi della cintura sub-sahariana si saranno pure formati sotto l’egida della NATO, ma stanno dimostrando di essere stanchi di ogni tutela. Ovvero di questo neocolonialismo che li mantiene in una secolare situazione di minorità. E di miseria.

Thomas Sankara

E allora prima Burkina Faso – memore della lezione di Sankhara – poi Mali e Niger si sono svincolati dall’Occidente Collettivo. Cacciando i francesi. E invitando, più educatamente, gli americani a fare i bagagli.

E ora anche il Senegal, da sempre la sentinella di Parigi, ha visto l’ascesa, democratica, di un Presidente che rivendica la totale indipendenza dalla Francia.

E anche il Congo sta prendendo le distanze da Washington. E strizzando l’occhio a Mosca.

Resta il Ciad. Con la sua, forte, tradizione militare. Ma anche lì si avvertono scosse telluriche sempre più intense e frequenti.

Sembra, quasi, che si stia realizzando il sogno di Gheddafi. La creazione di un polo geopolitico africano nella regione del Sahel. Capace di misurarsi nel Grande Gioco geopolitico, con un ruolo autonomo. Non più terra di conquista.

Il Colonnello era, certo, tipo strambo. Ma aveva la vista lunga.

Perché tanti africani odiano la Francia?

Naturalmente, questa nuova generazione di leader, prevalentemente militari, africani è ben cosciente dei pericoli cui sta andando incontro. Il fantasma di Sankhara inquieta le loro notti. E così chiamano i russi.

Perché la Russia non ha obiettivi coloniali. E concepisce la crescente presenza in Africa come una strategia per mettere in difficoltà Washington. E per saldare il rapporto con la Cina, che sta assumendo il controllo delle altre regioni del Continente.

Una partita estremamente complessa. Difficile dire come andranno le cose. Certo è, però, che l’Africa non rappresenta più una appendice periferica del Grande Gioco. Ne sta diventando uno dei teatri principali.

Ala.de.granha
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

 

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