Costruiamo l’arca degli uomini, cacciamo chi ci vuole morti e ce lo dice senza vergogna

L’UOMO INUTILE E L’ARCA DELL’OLIGARCHIA


La più stupida tra le panzane diffuse dal sistema è che i suoi oppositori siano complottisti, paranoici che inventano intrighi e cospirazioni, convinti per debolezza mentale che dietro ogni evento si celi la manona invisibile di una Spectre planetaria. Non che manchino soggetti del genere, ma la verità è che non esiste alcun complotto o macchinazione. Azioni, obiettivi, strumenti, agenti del potere sono sotto gli occhi di tutti. Assomigliano a un giochino della Settimana Enigmistica, la pagina bianca con puntini che a sta al lettore unire per comporre l’immagine. I nostri “superiori “ci dicono tutto: sta a noi mettere insieme fatti e parole.

Già negli anni Cinquanta del secolo passato, all’alba della rivoluzione tecnologica, Gunther Anders scriveva che l’uomo è antiquato. La sua intelligenza non era più in grado di tener testa alle innovazioni tecnologiche, a scoperte rispetto alle quali si rivelava l’inadeguatezza dell’homo non più tanto sapiens. Anders chiamava “dislivello prometeico”(1)il fossato che si andava allargando tra l’uomo e la macchina. A decenni di distanza appare chiaro il disegno di trascendere l’uomo sino a sostituirlo con l’apparato artificiale. Robot, nanotecnologie, l’auge dell’Intelligenza Artificiale, il cyberuomo ibridato con la macchina, sono realtà. Difficile, per molti, afferrare il senso di tale gigantesca riconfigurazione, il reset più grande, definitivo.(2)

Lo storico, filosofo e saggista israeliano Yuval Noah Harari parla alla platea del Forum di Davos nel 2020.

L’ideologia delle élite non è soltanto il liberismo globalista tendente alla privatizzazione del mondo e all’unificazione planetaria sotto il dominio di un’oligarchia padrona di tutti i mezzi. Il vero obiettivo è il transumanesimo, ovvero la volontà di superare la creatura uomo cambiandone irrevocabilmente la natura biologica. Chi scrive ha analizzato tutto questo in un libro, L’uomo transumano – uscito da poco, edito da Arianna Editrice – il cui sottotitolo, La fine dell’uomo, è stato oggetto di un contrasto con l’editore. Avremmo preferito il punto interrogativo per dare speranza, indicare una possibilità, lasciare aperta la porta alla confutazione. Dobbiamo dar ragione al marketing: davvero, la fine dell’uomo – homo sapiens sapiens , la specie a cui apparteniamo, è vicina. Ce lo dicono con chiarezza i portavoce dei padroni universali. L’uomo antiquato di Anders è ormai “inutile”, parola di Yuval Harari, intellettuale di riferimento e portavoce del Forum di Davos, transumanista, autore del best seller Homo Deus, il cui titolo è un preciso programma ideologico.

Harari è egli stesso un prodotto transumano: uomo di fiducia dei signori del mondo, israelo-americano, ateo, omosessuale (l’umanità rovesciata, sterile…). È uno di quelli che la cupola incarica di elaborare idee e diffondere all’uomo antiquato, a piccole dosi e in maniera mirata, il verbo dei superiori. Dobbiamo abituarci. Peggio per noi se non capiamo: loro ci hanno messi al corrente. L’homo deus, che rifà la creazione imperfetta e si mette al posto di Dio, della natura o dell’evoluzione – vecchia, risorgente utopia gnostica – non siamo noi. Sono “loro”, gli illuminati, che si arrogano non solo la direzione dell’umanità, ma addirittura la proprietà degli umani.

In una recente intervista al medium svizzero Uncut-news.ch Harari ha sganciato la bomba definitiva, se abbiamo ancora gli strumenti cognitivi per riconoscerla: l’uomo comune – gran parte dell’umanità – è “inutile”. Dunque, occorre liberarsene. L’immagine che usa è biblica: “quando arriverà il diluvio, l’élite costruirà l’Arca di Noè e la classe inutile (io, voi, amici, figli e nipoti) affogherà”. Paranoia, indizio di problemi psichiatrici? No, se la voce è di uno dei grilli parlanti di Davos, tradotto in tutte le lingue per educare la transumana futura umanità.

Così parla Harari, il tecno-Zarathustra. “Il mondo sta attraversando un profondo cambiamento: l’intelligenza artificiale sta ricoprendo un ruolo sempre più importante. Che impatto ha questo? L’idea che gli esseri umani abbiano un’anima o uno spirito e un libero arbitrio è finita.” Non conosciamo alcun materialismo più assoluto, gelido e disumano di quello distillato dai ventriloqui di lorsignori. Prevedono (o sanno…) che l’umanità sarà divisa in caste biologiche. Invece di un’unica umanità, ci saranno diverse. Il risultato è che la maggior parte delle persone diventa “economicamente inutile” e “politicamente impotente”.

I nostri padroni ci chiamano “inutili”, ovvero non utili; non serviamo ai loro scopi, gli unici degni di essere perseguiti. Utilità declinata in senso unicamente economico: braccia da sfruttare, cervelli da spremere. Fine: hanno i robot, le Chatbox dell’Intelligenza Artificiale. A che serve l’obsoleto, malaticcio, lamentoso essere umano, titolare di “diritti” da loro stessi proclamati? Solo a inquinare Gaia, pianeta di loro proprietà. “Stiamo già vedendo i primi segni di una nuova classe di persone, la classe inutile, coloro che non hanno competenze da utilizzare nella nuova economia.” Non c’è che da liberarsene sopprimendole. “Ora sta iniziando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, creando una classe senza utilità militare o economica e quindi senza potere politico.” Poiché non c’è bisogno delle nostre braccia e del nostro cervello – il mio, il vostro – secondo Harari dobbiamo mantenerci felici con droghe e giochi per computer. No, grazie, all’incultura dello scarto.

La profezia è precisa. “Quando arriverà il diluvio, gli scienziati costruiranno un’arca di Noè per l’élite e il resto annegherà”. Il diluvio potrebbe essere una guerra nucleare – le premesse ci sono – o una nuova pandemia. Le prove hanno funzionato benissimo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrà presto poteri diretti sugli antiquati Stati nazionali. Oppure una carestia, che l’occidente suicida prepara vietando coltivazioni e allevamento con l’alibi del mutamento climatico. La regione Emilia Romagna paga i contadini per non lavorare i loro terreni. Il diluvio è sotto forma di pioggerella costante: l’appello alla sessualità compulsiva ma sterile (omosessualità, ideologia gender), la diffusione di modelli di vita da cui sono esclusi i figli, cioè la trasmissione della vita. In questi giorni la “fluida” segretaria del PD, portavoce delle magnifiche sorti e progressive, si è pronunciata contro il desiderio di maternità.

Con grande enfasi viene celebrato un futuro in cui gli esseri umani (superstiti) non verranno più concepiti e partoriti in modo naturale. Il transito al di là dell’umano viene presentato come liberazione della donna. Per l’uomo, più inutile che antiquato, arriva la pillola che sterilizza. Altro progresso: ecco un modo per vivere in modo nuovo le relazioni sessuali e sentimentali. La pioggia diventa alluvione nelle parti di mondo più avanzate. Avanzate verso la fine…

Viene imposto un nuovo diritto capovolto: non più diritto alla vita, ma alla morte di Stato, per malati, anziani, depressi, poveri. L’esercito degli inutili deve avviarsi sereno al suo annientamento, calmo, composto: è per il suo “migliore interesse”, come vietare le cure alla piccola Indy. Se il nostro interesse è stabilito da qualcun altro, non siamo liberi e abbiamo perduto la proprietà di noi stessi, corpo e anima.

Questo vogliono i danti causa di Harari. Pensiamoci. Soprattutto, liberiamoci dei dispositivi mentali che rendono egemone l’accettazione pregiudiziale di ogni cambiamento, il determinismo positivista-idealista secondo il quale la storia volgerebbe inevitabilmente verso il progresso e ogni trasformazione sarebbe un’evoluzione positiva. Come tutto ciò si concili con l’inutilità della maggior parte dell’umanità, chiamata ad estinguersi perché inservibile nel sistema trans e disumano voluto dall’alto, è al di là della nostra comprensione. Pensiero magico creduto per ripetizione e abolizione del giudizio critico.

Per Harari e per il Dominio l’umanità è un “algoritmo obsoleto”. Dopotutto, qual è la superiorità degli umani sulle galline, afferma il teorico degli uomini inutili, se non che in noi l’informazione fluisce secondo schemi più complessi? Le galline processano più informazioni visive di noi uomini, ma non dipingeranno mai la Cappella Sistina. Sgomenta la deriva anti umana di tendenze e convinzioni le cui conseguenze sono nichilismo e meccanicismo. Ogni ordine, verità, bellezza, è una costruzione sociale, la persona umana non è che una serie di algoritmi contenuti in una massa biochimica.

Dunque, la vita diventa disponibile, modificabile. Di manipolazione in manipolazione, di manomissione in manomissione, l’uomo diventa altro da sé in un percorso continuamente in fieri: il transumano sfocia nel postumano e nell’antiumano. Secondo la vulgata transumanista entro cinquant’anni gli umani “faranno tutti parte di una rete con un sistema immunitario centrale.” Segue la minaccia: non potrete sopravvivere se non sarete connessi. L’oligarchia sarà una specie di Dio e l’homo sapiens perderà il controllo della sua vita.

Continua è la ripetizione del mantra elitista dell’eccesso di popolazione da combattere. “Loro” preparano il diluvio e ci avvertono. Nel frattempo, devono convincere che è per il nostro bene. Harari afferma in Da animali a dèi che “non sembra esserci alcuna barriera tecnica insormontabile che impedisce di produrre superumani. Gli ostacoli principali sono le obiezioni etiche e politiche che hanno rallentato il ritmo della ricerca umana. E per quanto convincenti possano essere le argomentazioni etiche, è difficile vedere come possano resistere a lungo al passo successivo, soprattutto quando la posta in gioco è la possibilità di prolungare indefinitamente la vita umana, sconfiggere malattie incurabili e migliorare le nostre capacità cognitive e mentali”.  L’esca è la salute, ma l’obiettivo è la morte.

A Davos, montagna incantata della transumana Agenda 2030, così si è espresso Harari: “la scienza sta sostituendo l’evoluzione per selezione naturale con l’evoluzione attraverso un disegno intelligente. Questo non è il disegno intelligente di qualche Dio che sta al di là delle nuvole (clouds), ma è il NOSTRO disegno intelligente, delle nostre nuvole (i clouds informatici, N.d.A.), i clouds di IBM e di Microsoft. Queste sono le nuvole che guideranno la nostra evoluzione”.  Gli applausi scroscianti dei presenti – tutti membri di primo piano delle oligarchie economiche, finanziarie, tecnologiche e politiche – mostrano qual è il pensiero dominante, il materialismo greve da cui è animato, il delirio di onnipotenza convinto di avere detronizzato e sostituito Dio.

Per la cupola di potere, ubriaca di hybris, la transumana futura umanità, diversa antropologicamente e ontologicamente dalla vecchia, ha bisogno di una drastica sfoltita. Harari, ha il pregio della franchezza. La maggior parte delle persone è “inutile”, non più “necessaria”. Siamo obsoleti, eccedenti, un impaccio da risolvere. Corre un brivido lungo la schiena. “Semplicemente non avremo più bisogno della stragrande maggioranza della popolazione, perché il futuro prevede lo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate, come l’intelligenza artificiale [e] la bioingegneria.”

Coloro che non trovano più lavoro a causa dell’avanzare dell’automazione non apportano alcun beneficio alla società, non servono più, non fanno parte del futuro. Raggelante. Il valore della persona umana, per l’élite transumanista, consiste solo nella sua utilità economica. L’uomo è un animale con un’intelligenza più raffinata, un essere esclusivamente biologico-corporeo che si può manipolare, selezionare, modificare geneticamente, ibridare e infine abbattere per eccesso di “capi di umanità”.

Anche i “diritti umani” orgoglio dell’uomo occidentale, sono sconfitti. Si tratta, per i transumanisti, di miti privi di senso a livello biologico, una storia inventata, una narrativa, come Dio, il diritto alla vita, alla libertà e così via. Per quanto importanti in determinati contesti storici, diventeranno del tutto insignificanti. L’agenda del Grande Reset (grande cancellazione …) non è che l’attuazione progressiva di un governo mondiale tecnocratico basato sul superamento dell’umano (solve) e la creazione di un mondo del tutto nuovo (coagula), in cui è la macchina a dominare sull’umanità.

Le parole di Yuval Harari in Homo Deus sono esemplari. “Oggi l’umanità è pronta a sostituire la selezione naturale al disegno intelligente e ad estendere la vita oltre l’organico, nel regno dell’inorganico. Invece dell’uomo che crea nuova tecnologia, la tecnologia crea nuova umanità.” E la distrugge in quanto inutile per i disegni di alcuni pazzi padroni di tutto. Se ci piace, continuiamo a tacere o a pensare che non ci riguardi. Se ci fa paura, come è normale, non facciamo gli struzzi nascondendo la testa sottoterra. Costruiamo l’arca degli uomini, cacciamo chi ci vuole morti e ce lo dice senza vergogna. In caso contrario avranno ragione loro: l’homo sapiens non meriterà di sopravvivere.

Struzzo-uomo

Roberto PECCHIOLI

 

 

 

 

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Descrizione

In questo libro del 1956, Günther Anders muove dalla diagnosi della “vergogna prometeica”, cioè dalla diagnosi della subalternità dell’uomo, novello Prometeo, al mondo delle macchine da lui stesso create, per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto di fronte l’umanità, costringendola fra angoscia e soggezione. La vergogna prometeica è legata anche a un senso di “dislivello”, di non sincronicità, tra l’uomo e i suoi prodotti meccanici che, sempre più nuovi ed efficienti, lo oltrepassano, facendo sì che egli si senta “antiquato”. Oltre che perfetta la macchina è ripetibile, standardizzata, riproducibile in esemplari sempre identici; quindi possiede una specie di eternità che all’individuo umano è negata. Di qui, una rivalità, una impari gara dell’uomo, una inversione dei mezzi con i fini, di cui Anders analizza con grande anticipazione tutta la portata. In particolare, là dove tratta delle tecniche di persuasione, soprattutto televisive e radiofoniche, che ci assediano con immagini-fantasma, irreali, di fronte alle quali l’individuo diventa passivo, maniaco, incapace di pensare e comportarsi liberamente.
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