Magari fosse solo una questione di Natale, la rinuncia a un cenone, a una festa in famiglia, una sciata, un viaggio e un veglione

Domenico Arcuri

 

Magari fosse solo una questione di Natale, la rinuncia a un cenone, a una festa in famiglia, una sciata, un viaggio e un veglione. Qui sono in ballo pure i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e non si intravede la fine. Non è in questione il ponte tra Natale e Capodanno ma quello ben più lungo tra Natale e Pasqua, e oltre. Anzi è un ponte da qui all’eternità.

Ci dicono minacciosamente che dobbiamo abituarci a convivere a lungo con il virus, magari per sempre, anche perché il virus aggiorna continuamente le sue versioni. Anche se il vaccino dovesse essere celere ed efficace, cosa che dubito fortemente, non dovremo abbassare la guardia, tantomeno le mascherine, sono ormai parte integrante della nostra faccia. Sul vaccino non entro nel merito e nemmeno sui tempi e le modalità di somministrazione; però per favore spiegateci, non capiamo. Ma è vero che i due vaccini a noi più vicini all’uso, Pfizer e Moderna, non sono in realtà due vaccini ma vanno a modificarci geneticamente per resistere all’attacco del virus? E trattandosi non di vaccinazioni ma di mutazioni genetiche, quali effetti potranno produrre alla lunga distanza? Ci vorrebbero anni per saperlo. Ma a noi non è dato sapere nemmeno di cosa si tratta.

Fatemi poi capire: se è vero che il vaccino rende immuni nella migliore delle ipotesi al 95-97 per cento dei vaccinati, ovvero non riesce a immunizzare il tre-quattro per cento della popolazione, qual è la radicale differenza rispetto al tre-quattro per cento della popolazione finora contagiata (quasi 2 milioni, di cui un terzo ancora positivi) rispetto al 96-97% che non risulta ancora infetta? La stessa percentuale, mi pare di capire, o poco meno, riguarda pure coloro che hanno avuto una ricaduta dopo aver già avuto il virus. Qual è la differenza effettiva rispetto alla restante popolazione? Lo chiedo senza polemica, magari non ho capito…

Mentre siamo nella seconda ondata, gli impazienti si portano avanti e ci parlano già della terza ondata in gennaio, ormai sicura per gli addetti ai lavori; e i precursori, i lungimiranti ci annunciano la quarta ondata tra la fine di febbraio e di marzo. I virologi a mezza bocca, dicono che ne avremo fino a maggio, come l’anno scorso.

il commissario straordinario Arcuri che ci sollecita sempre a fare il vaccino, poi mette le mani avanti sul suo operato e dice che non sarà possibile una vera campagna di vaccinazione finché ci sarà l’epidemia in corso. Ciò vuol dire che fino a maggio, viste le ondate che si prevedono, neanche il tanto vagheggiato vaccino sarà realmente operativo nel paese.

A questo punto che facciamo, continuiamo sempre con questi balletti settimanali sui colori, i divieti, i permessi, poi ancora i divieti, e via all’infinito in uno schizofrenico stop and go, con un vorticoso cambio di programmi a ogni cambio di dati? Continuiamo a usare il vaccino come un placebo o peggio come la resurrezione dei corpi dopo il calvario del covid?

Saremmo disposti se non a tutto, certo a molto, se avessimo acquistato in questi mesi un po’ di fiducia in chi ci guida. E invece è accaduto esattamente il contrario. Tutto improvvisato, tutto va e viene a capocchia; ripicche, aperture sbagliate, chiusure esagerate, più tanta prosopopea, tanta narrazione, ora drammaturgica ora finto-paterna. Ma come possiamo fidarci di chi ci metteva in quarantena per salvare Natale e noi sapevamo benissimo che dopo un allentamento di metà dicembre ci avrebbero mostrato nuovi dati di risalita e saremmo ripiombati – sempre per colpa nostra – in misure ancora più restrittive? Come puoi fidarti di chi continua a prendere in giro a turno ristoratori e cittadini, con ordinanze psicolabili e in mutazione incessante?

Con l’assurdo che se blocchi la circolazione a Natale e Capodanno hai poi il pienone nei giorni precedenti, come era facilmente prevedibile, e come è avvenuto, con la deprecazione governativo-sanitario-televisiva di ogni giorno. Ti apro i negozi, ti do tutte le facilitazioni sulla carta, perfino gli incentivi a spendere; ma poi se vai nei negozi sei uno sciagurato. Stiamo patendo un carcere e dobbiamo pure sentirci in colpa perché non serve allo scopo, non è abbastanza cruento per essere efficace…

Intanto continuiamo a sorbirci per altri mesi quei Tg sempre uguali, sempre gonfi di pianti, terrore, annunci, minacce e solite raccomandazioni, più contorno di virologi e iettatori. Stando anzi a quel che ci dicono, il virus non procede a ondate, ma è un mare, dunque permanente, che periodicamente si agita, ma non sparisce. A questo punto dovremo smettere di considerare il virus e la profilati come un’emergenza: non è un ospite ma un concubino molesto. Nell’altra ondata c’erano i dottor sottili che per rassicurarci dicevano ma lo stato d’emergenza non è lo stato d’eccezione, che è appannaggio delle dittature; questo è ben altra cosa. Magari il nostro fosse uno stato d’eccezione; a un anno di distanza dal lockdown ci dicono che saremo ancora dentro la prigionia, che così rischia di diventare strutturale e permanente, non provvisoria o eccezionale.

A Natale l’Italia avrà doppiato il numero di vittime della prima ondata: erano 35mila, tra pochissimi giorni supereranno i 70mila. Ci avevano detto: arriva la seconda ondata ma stavolta non ci coglie impreparati, sappiamo di cosa si tratta, non verranno commessi gli errori della prima, ci saranno meno morti, sapremo controllare il virus. E invece non è stato così. Continuiamo a sentire in tv ogni giorno che il paese più infestato dal virus al mondo è l’America, almeno fino a quando non andrà Biden alla Casa Bianca: vorrei far notare che 300mila vittime in Usa su una popolazione di 328 milioni d’abitanti è meno di una vittima su mille (0.90), mentre 68 mila vittime in Italia su una popolazione di 59,5 milioni sono più di uno su mille (quasi 1,2). La Germania ha un terzo di contagiati in più di noi e due terzi di morti in meno.

Insomma, stiamo passando il peggior Natale possibile perché non solo dobbiamo rinunciare a tutto ciò che rappresentava per noi Natale; ma lo facciamo sapendo che non basterà, che non finirà, che il pericolo anzi, crescerà e si prevede un ulteriore balzo in avanti. E saremo pure additati come colpevoli. Anche il popolo più allegro del pianeta è istigato al suicido collettivo. Ma uno alla volta, per non contagiarsi.

Fonte: MV, La Verità 22 dicembre 2020

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