Le catastrofi sono bruschi cambiamenti di stato

Spring Kids

MALEDETTA PRIMAVERA. CHE FRETTA C’ERA?

Catastrofi. Sfiga. Batoste. Soluzioni finali. Intelligenze démodé


Diario di bordo. Giorno 21.

50.000 fan potranno fare parte dei nostri eventi in stream!

… dopo i trasferimenti rimasero 4.000 bambini da mandare nelle camere a gas – nessuna operazione fu più difficile, i bambini avevano sempre dimostrato fiducia, ma avviati alle camere, compresero.

(Rudolf Hoos, Memoriale autobiografico, primavera 1942)

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Ti stavo aspettando. Potrebbe iniziare così, questa nuova era di condizione umana. Le catastrofi sono bruschi cambiamenti di stato di fronte ai quali si scattano fotografie fermo-immagine come relais automatici. Per cambiamenti di stato, ovvio, si intende status quo e nient’altro.

“Ma dicci cosa intendi per status quo” – mi potreste chiedere. “Eh eh – rispondo io – dipende”. E mi arrivano pomodori in faccia. Appunto. L’ignoto contrario all’istinto di conservazione fa scattare il sintomo di reazione d’allarme. Un gesto, automatico se vogliamo, un istinto: “accade qualcosa”! Allarmi! Allarmi! Le pupille si dilatano il sangue accelera, l’adrenalina entra in circolo, sale l’attenzione, per consentire e vedere meglio.

Se veder fa rima con cosa e come. E proprio qui casca l’asino.

Forse, se non si vede meglio, si poteva utilizzare l’obiettivo fotografico dico io. “Ma già lo facciamo” – mi affermerete un po’ rosso-paonazzi in volto voi.

I cambiamenti di “stato” quo non sono rovinosi e bruschi. Sono prossimi al rito di transizione, e questo fa parte delle cose. La percezione di questo processo mutanti mutantis è affidato nella modernità all’obiettivo, ed esso sceglie da vero appartenente al sistema binario, cose sbadate, incerte, frivole in qualche modo, immense di stupidità melensa o, al versante opposto, curiosità tristi e morbose, riflessioni meste, filoni patetici, e di uso si sta andando tra le due.

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“Perché sono piccolo e borghese e tendo a drammatizzare tutto?”. Scriveva Pasolini. E qui sta il dubbio. Status quo depressivo, realtà, percezioni da errato rapporto d’obiettivo? Il rapporto uomo macchina-che-crea-immagini, se possibile, si irrigidisce ancor più dello stridore tra metallo freddo e carne calda, e non siamo in una partita di morra cinese. È una sorta di liaison dangereuses che preferisce vedere la morte, come se si stia sempre su di un orlo estremo da raggiungere dimenticando che anche il Tempo e la Vita si arrendono ad un certo punto.

Che cosa sta bruciando là? Domandai – Non guardare da quella parte.” Ricorda cosa ti ha fatto Amalek, 1944.

E poi? Di colpo eccomi qua. Sarei arrivato io in vetta al sogno mio. Come è lontano ieri. Se non conosco amore. Canta Renato Zero.

E qui sta il punto.

Fino al 15 Giugno, approfittate degli sconti, dormire bene per vivere meglio. Acquistate il materasso Favolan e vi addormenterete senza accorgervi.

Nelle pause, quando non accade nulla. E qui non succede mai niente.

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I prigionieri del Sonderkommando inducano i prigionieri destinati al trattamento a spogliarsi, educatamente, assicurando che trattasi di fare la doccia. È interesse comune che tutto proceda col massimo ordine e calma. Dopo la svestizione: a) entri per primo nella camera un addetto ai lavori; b) lo segua un milite delle SS; c) ingresso dei ‘trattati’; d) loro ordinata sistemazione fianco a fianco a medio contatto di gomito; e) tranquillizzare gli irrequieti: l’opera di persuasione deve essere svolta dai prigionieri non dalle SS per ragioni che si possono intuire; f) il personale di servizio uscirà dalla camera solo all’ultimo momento.

(Rudolf Hoss, Auschwitz, memoriale autobiografico, primavera 1942)

E qui, come sempre, interessa lo spettatore, non il fotografo. Al quale l’immagine agisce come un grimaldello che scassina la porta della coscienza – in chi la possiede – che un tempo poteva chiudersi o socchiudersi dinanzi all’orrore, alla catastrofe, la ‘lepre’ insomma.

L’Umanità della rappresentazione è questo e nient’altro. O si mente, o non si dice nulla di necessario per l’individuo.

Deciderete voi se sarò riuscita a condividere il concetto che logica è distruttiva, in quanto la sua forza di gravità tende inevitabilmente verso la catastrofe.

“E poi ha un sacco di follower”, sarà la risposta? Almeno ho parlato con voi.

Christina Magnanelli Weitensfelder

 

 

 

Letture consigliate

Articolo 21 della Costituzione italiana, originale, cum note.

Approfondimenti del Blog

La morte di Agag (Dore Gustov, 1865)

(1)

 

 

 

 

 

 

 

 

Christina Magnanelli Weitensfelder nasce a Milano, nel 1968, da padre italiano e mamma austriaca Alcuni giorni lavoro come designer, altri come artigiano, altri sono il manager di un gruppo editoriale, ma ciò che mi interessa veramente è cercare il filo rosso tra arte, commercializzazione e filosofia, più che il processo personale di interesse per l’una o l’altra cosa.

 

 

 

 

 

 

 

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