Le metropoli del mondo occidentale cambiano volto, ma il sistema resta lo stesso.

MARX FA IL SINDACO A NEW YORK

New York elegge un sindaco socialista e musulmano: l’illusione di Marx nell’impero di Wall Street.

di Marcello Veneziani

Marcello Veneziani analizza con ironia e inquietudine la notizia di un nuovo sindaco socialista e musulmano alla guida di New York. L’evento, che molti interpretano come un segnale di svolta epocale, diventa per l’autore un sintomo del vuoto ideologico dell’Occidente: città governate da sinistre radicali che non mettono più in discussione il capitalismo, ma solo la propria identità culturale. Tra l’ombra di Marx e la luce dei grattacieli, Veneziani riflette sul divorzio tra popolo e metropoli, tra il lavoro e il potere, tra l’illusione del cambiamento e la realtà immutabile del dominio finanziario. (Nota Redazionale)


Non è la prima volta che una metropoli occidentale sia guidata da un sindaco di matrice islamica. Il sindaco di Londra, per esempio, Sasiq Khan, è un musulmano praticante che giurò sul Corano nella cerimonia del suo insediamento. E a New York non è la prima volta per un sindaco radicale di sinistra: senza andare lontano pensiamo all’oriundo italiano, Bill de Blasio. Zohran Mamdani è musulmano, radicale e socialista, come del resto

Anne Hidalgo, socialista ed emigrata, sindaco di Parigi.

La prima osservazione che si può fare è che in Occidente le grandi città, o perlomeno la metà dell’elettorato che va a votare, votano a sinistra; il resto dei paesi, la campagna e l’America profonda come la Francia profonda invece no, votano dall’altra parte.

La seconda notazione è che a giudicare dalle esperienze precedenti i sindaci emigrati, musulmani, socialisti non possono fare più di tanto per cambiare realmente le cose; e se è diffuso parlare di una delusione della destra e dei sovranisti al governo, la stessa cosa si potrebbe dire della sinistra e dei socialisti alla guida delle città. E comunque l’islamizzazione dell’Occidente, per motivi demografici e per vitali, è un processo in corso.

La terza, quella più polemica e stridente, è l’elezione di un sindaco socialista e musulmano nell’era di Trump alla Casa Bianca. Anche qui sono prevedibili scontri, anche clamorosi, ma non sono escluse coabitazioni e perfino intese.

Il vero tema di fondo che invece emerge, è che l’elezione di personaggi come Mamdani alla guida della Capitale dell’Occidente, è un piccolo segnale di una grande aspettativa, qualcosa come la volontà di rovesciare il capitalismo e il suprematismo occidentale. La sua elezione è un segnale di rigetto della civiltà euro-occidentale e dei suoi valori o è un segnale di rigetto della società capitalistica e del dominio tecno-finanziario? I due temi sembrano connessi, ma alla fine non lo sono; anzi a ben vedere, sono antitetici. Di superare il capitalismo non ne parla più nessuno e la sinistra occidentale ci ha ormai abituato da decenni a essere solo la versione liberal sul piano dei diritti civili di uno stesso orizzonte che non viene più messo in discussione. Il nemico della sinistra è ora il reazionario, il tradizionalista, il fascista e il nazionalista, ma non è più da tempo il capitalismo, il padronato, il mercato. Anche i sindacati, se ci fate caso, si oppongono sempre meno nelle loro lotte ai padroni e ai privati per accanirsi sullo stato e occuparsi dei dipendenti pubblici bloccando i servizi pubblici.

A rendere più propizio il clima per l’elezione a New York del sindaco venuto dall’Islam è la mobilitazione occidentale pro-Pal, l’avversione diffusa della nuova sinistra nei confronti d’Israele guidata da Netanyahu sull’onda dei massacri di Gaza.

Ma l’elezione di un giovane di matrice islamica e di provenienza etnica indo-ugandese, che si professa socialista – termine ormai desueto nella nostra geografia politica occidentale – indica una tendenza, un desiderio, a riaprire i conti con l’eredità del socialismo in occidente e con la vecchia lezione del socialismo ottocentesco e primonovecentesco. Per dirla in breve, c’è un ritorno di Karl Marx. Un Marx separato dal comunismo e dalle esperienze storiche di tipo sovietico, ma non del tutto immune dall’influenza del capital-comunismo cinese, che costituisce oggi un nuovo stadio del socialismo a livello globale. Finora avevamo conosciuto di un marxismo separato dal comunismo solo la variante radical, woke, femminista, in difesa delle diversità, col suo bigottismo progressista. Con gli esponenti nuovi di questa sinistra radical, un po’ outsider rispetto alle vecchie lobbies democratiche, riaffiora invece il tema del socialismo e dunque dell’anticapitalismo. Naturalmente in un contesto cittadino poco potrà emergere di questa pulsione, l’ambito di decisioni e di competenze di una città, pur grande e tentacolare come New York, non tocca gli assetti di fondo del sistema politico-economico e sociale; ma è un segnale. Da tempo sostengo che anche in Italia per quella sinistra prima o poi si troverà un leader politico e un leader sindacale di quell’estrazione islamica o nera e di origine non italiana. Perché il nuovo proletariato proviene dai flussi migratori, il nuovo fronte antioccidentale si alimenta di cause esterne all’occidente, legate al medio-oriente, all’Africa, al sud del mondo.

Sarà ancora Marx o sarà qualcosa di diverso, sarà un inedito Marx-Maometto, o un Marx Luther King di pelle nera, ma anche nella storia tutto si trasforma e nulla si distrugge, parafrasando una legge chimica di de Lavoisier. E mentre continuiamo ancora a giudicare Trump, Putin, Netanyahu con le categorie vecchie del fascismo, del nazismo e del nazionalismo, riprendono fiato forme di socialismo e di cripto-marxismo, lotte di classe e dichiarazioni di ostilità verso il capitalismo globale. Saranno loro i nuovi esponenti della sinistra all’insegna di un risorto socialismo o diventeranno col tempo i più acerrimi rivali della sinistra dominante in Europa e anche tra i dem, già liberal, radical, e ormai conquistata al capitalismo e all’individualismo? Il futuro a volte procede come una spirale, diceva Vico; dunque, è possibile che il nuovo ciclo possa somigliare a quello antecedente, in un mutato contesto, e differire nettamente dal presente stato della sinistra.

Ci restano allora alcuni quesiti importanti: se la tendenza al nuovo socialismo postmigratorio crescerà, chi e cose sorgerà dal versante opposto come risposta? Avrà ancora senso riporre fiducia nel neo-liberismo o si dovrà ripensare un’economia sociale di mercato? Sarà possibile immaginare un diverso destino oltre il capitalismo globale, e quanto peserà l’esempio del modello cinese? E soprattutto: sarà ancora possibile la rinascita della politica, come possibilità di direzione della storia e capacità di orientare il futuro, o queste fiammate alla fine si spegneranno in una società interamente veicolata e dominata dalla tecnica e dal mercato? Intanto la politica superstite si attarda nelle retroguardie con i suoi illusionismi propagandistici.

La Verità – 14 giugno 2024
La Verità – 8 novembre 2025

 

 

 

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