«Marzo: mese di attesa. Le cose che ignoriamo. Sono in cammino.»  (Emily Dickinson)

MARZO

“Che anno è, che giorno è?…”
I Giardini di Marzo… suonano, come sempre, quasi ossessivi, in questo giorno. La musica di Battisti, le parole di Mogol…
Beh, l’anno è questo… mi verrebbe da dire maledetto 2022. Ed è il primo di Marzo. Un martedì. Per altro anche Martedì Grasso. L’ultimo giorno di Carnevale. A New Orleans probabilmente in questo momento è festa grande. Sfilate e musica. Orchestre che suonano jazz. Gente che balla nelle strade.
A Rio de Janeiro stesse scene, anche più variopinte. La grande parata delle Scuole di Samba. Altra musica. Ma stessa folle allegria, per fugare la paura. Per celebrare la vita nella sua manifestazione più ebbra, eccessiva. Incontrollata. Perché è primavera, anche se ancora non dal punto di vista astronomico. E, nella leggenda inglese, Jack Frost, lo spirito folletto dell’inverno, cammina felice sui prati tornati verdi, prima di ritirarsi nelle sue dimore sotterranee. Da cui uscirà nuovamente solo con la fine di novembre. E il ritorno del gelo.

Qui, però, è solo silenzio e vento gelido nelle vie. Roma non è città da Carnevale. I secoli di dominio papale hanno tollerato, ma mai amato, i Carnevali popolari di Borgo e Trastevere. Meo Patacca è maschera ormai da tempo dimenticata. Certo a Venezia sarà, forse, diverso. Nel mio, recente e breve, ritorno a Mestre, ho visto luminarie e decorazioni carnevalesche, e coriandoli sparsi al suolo. Qualche bambino mascherato. Ma, tutto sommato, ben poca cosa.
Perché anche lì, come in tutta Italia, il Carnevale è stato proibito. Anche a Viareggio nessuna sfilata di carri. Nessun carro satirico opera degli ultimi maestri di quell’arte. Beh, a questo potere occhiuto, ottuso, gretto e cupo, non sarà parso vero di vietare ciò che poteva metterlo in berlina.

Dicono che questa sia democrazia…
Che i cattivi, i tiranni siano altrove. Ma ad Atene, in piena Guerra del Peloponneso e con ancora vivo il flagello della peste (che fu epidemia vera) Aristofane mise in scena I Cavalieri. Dove sbeffeggiava pesantemente Cleone, il demagogo a capo del governo ateniese. Si dice che Cleone fosse presente a teatro. E che abbia riso ed applaudito. Ma Cleone era greco. E non faceva il banchiere…

Qui, comunque, il Carnevale è morto non solo, forse neppure tanto, per chi lo ha vietato. Piuttosto perché ne manca lo spirito. Le maschere circolano ormai in ogni stagione. Onnipresenti come ossessioni. Ma sono maschere della paura. La paura di morire che si è tradotta in paura di vivere. E il Carnevale è l’opposto di questo. È vita.

Primo di marzo. Un tempo era Capodanno. A Roma. Nella Roma arcaica e repubblicana. Ed anche dopo la riforma calendariale voluta da Cesare. Era il primo marzo a segnare la svolta. Perché dava inizio alla Primavera. Ed era sacro a Marte. Il padre e il protettore della città e del suo popolo.
Ed anche a Venezia, sino al Rinascimento ed oltre, questo giorno era Capo de’ Ano. E sui documenti ufficiali si scriveva la data in stile veneziano.
Qualche traccia resta ancora nei paesi della pedemontana veneta. Brusar Febrao e Bater Marso. Falò per celebrare la fine dell’inverno. Ragazzi che schiamazzano nella notte suonando campanacci e battendo sulle pentole. Ciò che resta di antichi riti per fugare l’inverno. Gesti scaramantici. Rituali apotropaici

Certo, dirà subito qualcuno. Ma non ti rendi conto che c’è il Covid? Come puoi rimpiangere il Carnevale con le terapie intensive bla, bla, bla…
A questi manco provo più a rispondere. Se non hanno capito ancora… beh, a queste cose il loro cervello è morto e sotterrato. Per dirla col Giusti.

Però già sento altre voci. “C’è la guerra! In Ucraina muoio i bambini… Come fai a dire certe cose…”
Beh, intanto la guerra nel Donbass, c’è dal 2014. E anche lì morivano bambini. Russi certo… ma ammetterete che sono anche loro bambini, no?
E poi la Siria, la Libia… guerre decennali. E quanti bambini morti? E il genocidio in atto nello Yemen… E…
Già… Di questo mai vi siete preoccupati, né interessati. Non c’era Mentana con le maratone e tutto l’attuale circo mediatico… E voi vi facevate i vostri bei Carnevali spensierati, le vacanze al mare, i viaggetti, le cenette… Mica colpa vostra. L’ignoranza non è una colpa. Se non quando pretende di impartire lezione…

Comunque, tranquilli. Su una cosa avete ragione. La guerra c’è davvero. Solo che vi sfugge un piccolo particolare. Siamo in guerra anche noi. E, Dio non voglia, stavolta la nostra partecipazione potrebbe implicare ben altro dallo sventolio di bandiere arcobaleno. O dal vedere esplodere le bombe in televisione.

Buon fine Carnevale a tutti.
E buon inizio di marzo. Il mese più pazzo dell’anno.

Andrea Marcigliano

Fonte: ElectoMagazine

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