Narra una leggenda che quando venne fuori il motto “non moriremo democristiani” Andreotti lo sottoscrisse…

Clemente Mastella

Narra una leggenda che quando venne fuori il motto “non moriremo democristiani” Andreotti lo sottoscrisse, aggiungendovi di soppiatto una virgola prima di democristiani: non moriremo, democristiani. La storia non sarà vera, ma le fandonie a volte dicono la verità più dei fatti. Con un democristiano come Mattarella al Quirinale, un para-dc a Palazzo Chigi, l’ombra di Casini, le trame di Tabacci e la corte spietata ai voti dell’Udc per galleggiare, quella virgola d’immortalità si è rivelata ancora in vigore. Il diavolo, si sa, si nasconde in un dettaglio. Per qualche giorno il sogno dei grillini e della sinistra è rimasto appeso alla virgola di Clemente Mastella. È stato salutato, con la di lui consorte, come la quarta zampa del governo Conte, questo quadrupede mostruoso, un po’ grillo, un po’ camaleonte, un po’ iena, un po’ sanguisuga. È rimasto il simbolo dei trasformisti in soccorso di Conte. “Siamo tutti Mastella”, ha commentato con orgoglio l’interessato.

Ho un antico debole per Mastella; una simpatia a pelle, selvatica e irragionevole. Un simpatico gaglioffo, dicevo, per temperare la mia simpatia o stemperarla in un giudizio controverso. La buttavo sulla comune origine terronica e sulla corrente d’empatia che sorge quando mi è capitato d’incontrarlo. Una volta avevo scritto che il sud è così malridotto che il suo unico leader nazionale è Mastella; lui incontrandomi per strada mi abbracciò ringraziandomi per averlo riconosciuto come unico leader del sud. Ah, l’astuzia democristiana della virgola… Un tempo la simpatia verso Mastella era solo istintiva, etnica, biologica e ludica, ma non politica, tantomeno culturale. Ebbi il primo turbamento quando appresi che Mastella era laureato in filosofia; pensai a uno scherzo, una perfida bufala campana; ma era vero. Ora considero Mastella un vero filosofo, che ha preso il mondo e la politica con vera filosofia; una filosofia che chiamerei paraculismo, una corrente di pensiero assai affollata. Una filosofia che lui ha adattato alla militanza democristiana ma che è precristiana, forse preumana. Mi piaceva persino la sigla cacofonica del suo partito, l’Udeur, che pure sembrava il grugnito di un cinghiale sannita o la parola d’ordine per ammiccare a misteriosi intrecci, una specie di password per entrare nel regno segreto di Clemente. Da pronunciare con una mimica allusiva, facendo l’occhiolino, ciucciando le labbra e ruotando la mano mentre si pronuncia la parola chiave. Tipo “Birra e salcicce” (con la c) di una famosa gag di Totò per entrare nella Legione straniera. Mastella è l’emblema della legione straniera a cui si accede grazie a “birra e salcicce”.

In caso di emergenza rompere il vetro; là nella teca, come il martello e la Madonna, c’è lui, il serafico San Clemente da Ceppaloni, già Salvatore di altri governi in difficoltà, patrono delle cause più spinose. Mastella è una frontiera fatta persona, una dogana con dazio, già simbolo del terzismo nazionale e ora ideologo e leader morale del governo Conte. È passato alla storia, anche se si ostinano a condannarlo alla geografia, perché grazie a lui l’Italia ebbe per la prima volta nella storia un premier venuto dal comunismo, D’Alema; dove non riuscì Gorbaciov, il muro di Berlino o il compromesso storico, vi riuscì Mastella. Così nacque il governo Falce e Mastella. Ora è riuscito a mastellizzare pure i grillini.

Con lui ci si può sempre accordare. Non sogna grandi strategie ma amorosi inciuci, come ha proposto all’indignato Calenda. Mastella ha l’occhio inquietante di un imam ma la voce sussurrante di Geggè e i confidenziali: è sannita, non sunnita. E nelle sue mutazioni può rivendicare perfino un’origine nordica e guerriera; infatti il ducato di Benevento fu dominato a lungo dai longobardi. Mastella è duttile, è malleabile, rende più umani e più ameni i giochi della politica e il meraviglioso mondo degli ex Dc, è un politico di lungo corso che riporta in servizio i suoi baratti atavici, la virgola e il voto di scambio.

Ma su Mastella non c’è niente da dire, è coerente col suo personaggio e il suo ruolo storico. Mastella fa il Mastella. Quel che sorprende, invece è la parabola dei grillini dal vaffanculismo al paraculismo. Ora merita di concludersi con la leadership di Mastella. Mastellate il movimento 5stelle e avrà un volto Clemente. Non si sono mastellati solo il vate Grillo o gli ominicchi di potere, come Di MaioFicoBonafedeCrimi; ma persino il purissimo Ale Di Battista si è dichiarato pronto a battersi per Conte, il governo con la sinistra e i trasformisti pur di respingere il Nemico, ridotto al solo Renzi.

Dei grillini fummo facili profeti nel prevedere la loro mutazione genetica da scappati di casa a imbucati nel Palazzo a qualunque prezzo. Un partito che nasce dal niente, fatto da gente di niente, cambia come niente pur di sopravvivere. Ma non pensavamo alla rapidità della loro conversione: detestavano tutti, ma in meno di tre anni hanno cercato alleanze con tutti, pur di restare al potere e non tornare nel nulla da cui provenivano. Destra, sinistra, leghisti, Mattarella, Ursula, Responsabili, Mastella. Tutti, proprio tutti; hanno corteggiato tramite Conte pure Berlusconi.

Il punto più basso della politica non è Mastella ma Conte, il trasformista acrobatico più mutante della pur ricca storia di voltagabbana del nostro Paese. Rispetto a lui, Mastella è un punto di risalita; in fondo lui è coerente alla virgola di sopravvivenza democristiana. Dal Travaglio di questa crisi è nato il movimento 5Mastelle. Parola d’ordine per entrare: Birra e Salcicce.

 

 

Fonte: MV, Panorama n.4 (2021)

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