Conti pubblici, guerra e consenso: i limiti della politica delle armi

«Meloni, forse, si sveglia. Forse, solo forse, sprecare soldi in armi non è una grande idea.»

Tra deficit fuori controllo e impegni internazionali onerosi, emergono dubbi tardivi sulla sostenibilità dell’aumento della spesa militare italiana

di Augusto Grandi

Dopo mesi di adesione quasi automatica alle richieste di incremento delle spese militari e agli impegni finanziari legati al sostegno all’Ucraina, affiorano segnali di possibile ripensamento da parte del governo. Il superamento della soglia del deficit e il peso crescente degli obblighi europei e atlantici sembrano aver riportato al centro una domanda semplice ma decisiva: quanto può permettersi davvero l’Italia? Il commento interpreta questo possibile cambio di tono come un segnale più contabile che politico, più prudenziale che strategico, lasciando aperto il dubbio se si tratti di una svolta reale o soltanto di una pausa tattica dettata dalla pressione dei numeri. (N.R.)


Pare, ma non è sicuro, che sora Giorgia sia stata illuminata sulla via non di Damasco ma del disastro. Dopo aver fallito l’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo (3,1% contro il 3%), qualcuno deve averle spiegato come funzionano i conti. E, forse, ha capito che i 2 miliardi di euro di differenza non hanno nulla a che fare con il superbonus edilizio, che rientra in altri resoconti, ma sono molto più legati alla follia della spesa per armi, ai regali concessi alla banda Zelensky.

E, dopo aver detto sì al prestito di 90 miliardi concesso al bandito di Kiev (che ha subito chiesto altri soldi, dimostrando immediatamente che non intende restituirli), che peserà per 5,6 miliardi per l’Italia, dopo aver promesso a chi si compra i cessi d’oro i macchinari sanitari che mancano alla sanità pubblica italiana, sora Giorgia ha detto che forse bisognerebbe ripensare al folle aumento delle spese per armi, decise in precedenza per far contento il pirata di Washington.

Nessuna illusione. Forse, bisognerebbe, si valuterà. Tempi biblici, tanto per restare in tema di padroni del governo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Però, perlomeno, qualche dubbio inizia a serpeggiare. Già dobbiamo pagare di più l’energia per le sanzioni contro Mosca e, soprattutto, contro le famiglie italiane. Già abbiamo una pessima sanità pubblica. Ma distruggere definitivamente l’economia nazionale per far contento Trump, per sostenere Zelensky, per tutelare Netanyahu, appare davvero eccessivo.

Redazione Electo
Augusto Grandi

 

 

 

Un commento

  1. Pinuccia

    27 Aprile 2026 a 11:07

    Che schifo l’Italia sempre più giù 😢😢

    rispondere

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