Quando il silenzio diventa complicità

«Mi vergogno dell’Europa»
L’Europa dei doppi standard e la perdita di ogni credibilità morale
Il Simplicissimus
Non è il disincanto qualunquista di chi sogna la fuga, né la posa di chi si dichiara “cittadino del mondo” per sottrarsi alle responsabilità. È una vergogna più profonda, che nasce dal constatare l’assenza di visione politica e di statura morale dell’Europa contemporanea. Di fronte ai bombardamenti statunitensi e alle contraddizioni di una guerra condotta mentre sono in corso negoziati, le principali capitali europee scelgono il silenzio o, peggio, applicano un doppio standard che condanna le reazioni e assolve le aggressioni. Le parole di Sahra Wagenknecht cristallizzano questa deriva: un continente che rinuncia alla propria autonomia politica e accetta di essere percepito come appendice dell’imperialismo americano non perde solo influenza internazionale, ma anche il diritto di parlare in nome dei valori che proclama. Vergognarsi dell’Europa, oggi, non significa rinnegarla, ma riconoscere il fallimento di una classe dirigente incapace di dire no. (N.R.)

Molto spesso l’abitudine all’inazione coniugata con la scarsissima capacità di visione politica e storica induce i divanisti da social a dimettersi da italiani e/o a esprimere l’intenzione di andarsene altrove. Io non ho mai coltivato questi vizi, pensando che è qui che bisogna cambiare le cose, che scappare non risolve nulla, anche perché i problemi sono più bravi ad inseguire chi fugge che nel fronteggiare che resta e dice no. E tuttavia questa Europa mi fa così orrore che davvero mi vergogno di farne parte, persino come ‘infinitesima parte. Ciò che esprime meglio questa condizione raggelante sono le parole dette ieri da Sahra Wagenknecht: “Mentre Trump attacca l’Iran durante i negoziati in corso, Merz, Macron e Starmer condannano i contrattacchi iraniani ma tacciono sui bombardamenti illegali degli Stati Uniti. Chi, come gli europei, applica doppi standard non dovrebbe sorprendersi di perdere la propria reputazione internazionale ed essere visto come una mera appendice dell’imperialismo statunitense”.
La posizione di questi tre boia in conto terzi, che proprio nei giorni scorsi hanno dichiarato di voler sacrificare tutti gli ucraini, fino all’ultimo uomo, di questi banditi senza onore, rivela di che pasta sono fatti i nostri violenti codardi: accusare l’Iran di difendersi dalle aggressioni, non solo è impolitico, immorale e stupido, ma anche patetico perché rivela tutta la debolezza di colonialisti fascistiformi, ormai falliti che non fanno altro che piegarsi e adorare il bastone del loro padrone assoluto. Il fatto stesso di permettere al lugubre pagliaccio Zelensky di parlare in ogni dove, di invitarlo persino alla Bbc per recitare il solito rosario di infami fantasie, mostra, semmai senza più veli il livello di abbrutimento cui è giunta la civiltà occidentale. Ma almeno il bandito di Washington e il suo compare genocida di Tel Aviv hanno dei visibili interessi nel loro osceno killeraggio, mentre i gaglioffi europei si compiacciono di tutto questo contro il proprio interesse o meglio contro quello dei popoli che fanno finta di governare, mentre vogliono solo dominarli. Quindi la loro turpitudine è ancora più manifesta, essendo del tutto gratuita e appare sempre di più come una pulsione di morte che deriva dal fatto di non poter più esercitare la violenza se non verso se stessi.
Forse è qualcosa che viene da lontano, che è diventato un oggetto della cultura alta dopo la prima guerra mondiale con Freud e dopo la seconda con Lacan: Eros contro Thanatos o principio del piacere che diventa così assoluto da non poter essere realizzato e che spinge all’annullamento. Per la verità non ho mai troppo apprezzato questo tipo di teorie e considerazioni che in fondo si formano dentro la malattia, ma certo i necrofori del nostro continente danno da pensare. Ma siamo palesemente nel campo della patologia, di un nichilismo frustrato che al posto della morale comune, introduce un banale immoralismo. Ed eccoli lì questi tre signori del nulla che pontificano turibolando il loro mefitico incenso che sa di merda, di impotenza e di sottomissione. Ma con le pulsioni di morte bisogna stare attenti: chissà che non vengano esaudite.


I tre sacerdoti del nulla e la resa morale dell’Europa
Commento della Redazione di Inchiostronero
Merz, Macron e Starmer non agiscono più come leader politici, ma come officianti di un rito vuoto, celebrato davanti a un altare che non rappresenta l’Europa bensì la sua rinuncia. Le loro dichiarazioni solenni, calibrate, moralistiche solo a senso unico, non sono atti di responsabilità: sono formule liturgiche ripetute per mascherare l’assenza di coraggio, di autonomia e di pensiero. Invece di parlare quando sarebbe necessario, scelgono di tacere; invece di distinguere tra aggressione e risposta, preferiscono confondere; invece di difendere il diritto, lo piegano all’opportunità.
Questa non è prudenza diplomatica, ma resa morale. Un linguaggio che condanna selettivamente e assolve preventivamente, che colpisce il bersaglio consentito e ignora quello scomodo, trasforma l’Europa in un’entità ancillare, incapace di esprimere una posizione propria. Così la politica si riduce a incenso retorico: parole dense di gravità apparente, ma prive di sostanza etica e di forza storica.
La Redazione di Inchiostronero condanna senza ambiguità questo spettacolo di vuota autorevolezza. Quando chi governa si limita a benedire decisioni altrui e a ripetere formule di comodo, non esercita leadership ma amministrazione dell’irrilevanza. Un’Europa guidata in questo modo non perde solo credibilità internazionale: perde la propria ragion d’essere. E nella storia, la rinuncia sistematica a scegliere non è neutralità. È complicità.