Cosa ci dice oggi uno scrittore giapponese che il 25 novembre di cinquant’anni fa si suicidò davanti alle telecamere. Un gesto incomprensibile agli occhi del nostro tempo

Yukio Mishima

 

Cosa ci dice oggi uno scrittore giapponese che il 25 novembre di cinquant’anni fa si suicidò davanti alle telecamere col rito tradizionale del seppuku(1) perché la sua patria aveva svenduto l’anima alla modernità e all’americanizzazione?

Il generale Akashi Gidayū si prepara al seppuku dopo aver perso una battaglia nel 1582. Ha scritto la sua ultima poesia, visibile nell’angolo in alto a destra del dipinto.

Un gesto incomprensibile agli occhi del nostro tempo, assai remoti da quel clima e dalla radice da cui provenivano: oggi i suicidi avvengono per motivi personali, non ci sono suicidi contro lo spirito dell’epoca. L’ultimo suicidio che somiglia a quello di Yukio Mishima(2) (L.C.)(fu quello compiuto da uno scrittore francese, Dominique Venner(3), sette anni fa, in Notre-Dame.

Ma a noi ragazzi e adolescenti degli anni Settanta, che non amavamo il nostro tempo, quel gesto assoluto s’impresse nel nostro sangue e nella nostra memoria. E si associò a quello compiuto l’anno prima da Jan Palach(4) a Praga. L’uno contro la repressione comunista che mortificava la patria e la libertà dei popoli; l’altro contro il nichilismo occidentale che divorava l’Impero del Giappone e rubava l’anima, lo spirito e la dignità alla sua tradizione sacra. E Mishima era scrittore famoso nel mondo, nel cinema, e largamente permeato dall’Occidente.

Mishima fu il nostro Che Guevara, il nostro Pasolini, il nostro D’Annunzio. Dico Guevara perché Mishima fu il nostro eroe contro il dominio americano e la perdita di sovranità; ma guerriero, non guerrigliero. Dico Pasolini perché Mishima fece scandalo come lui contro il consumismo e il capitalismo, lo sradicamento e l’industrializzazione, l’omologazione e l’irreligione. Dico D’Annunzio perché Mishima fu esteta armato e poeta soldato, anche se di una guerra senza guerra, e come lui scrisse la sua opera tra Eros, Morte e Bellezza.

Mishima fu un ponte tra letteratura e vita, tra visione e azione eroica, tra Oriente e Occidente, nel segno della Tradizione. Sole e Acciaio, il suo testamento spirituale, fu il nostro breviario di quegli anni: al sole e all’acciaio, sintesi di tradizione e modernità, natura e volontà, mito e palestra, ci addestrammo, dedicammo il corpo e la mente. L’acciaio per temprare i nostri corpi, il sole per far risplendere la nostra anima alla luce. Ore in palestra e corse in campagna al sole a torso nudo, anche in pieno inverno, con la fascia sulla fronte come Mishima, con sprint finale allo stremo delle forze su un ponte che sembrava sfociare nel sole. Riti di un’imprecisata religione, un po’ pagana, un po’ sportiva, spiritual-carnale, estetica on the road, con un piccolo gruppo di fidati amici e militanti metapolitici, figli del Sole e dell’Acciaio in versione mediterranea. Cercavamo in lui un’etica e un’estetica del coraggio. Dopo qualche anno, pubblicai con un mio ampio saggio introduttivo, Sole e Acciaio(L.C.). Era un debito con la prima gioventù, i suoi sogni e le sue illusioni; che rinsaldai di recente dedicando a Mishima un ritratto in Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti.

Ma Mishima non è solo questo, e non è solo quell’opera, ricorda Danilo Breschi che ha pubblicato ora da Luni YUKIO MISHIMA. ENIGMA IN CINQUE ATTI. È uscito pure un libretto di scritti mishimiani, LA DIFESA DELLA CULTURA a cura di Daniele Dell’Orco (ed. Idrovolante) tradotto da uno “storico” cultore del Giappone,

Mishima arringa i membri del Tate no Kai e i militari, prima di suicidarsi tramite seppuku (25 novembre 1970)

Romano Vulpitta. Sì, il nostro Mishima non era il letterato, l’autore di romanzi famosi e opere teatrali ardite, ma era il testimone ardito di una vita, di una protesta e di memorabili scritti contro il nostro tempo. L’uomo gracile che non aveva fatto in tempo a perdere la guerra e si era forgiato fino a diventare un atleta della mente e del corpo. Era l’ultimo dei samurai, un kamikaze in tempo di pace, un milite che aveva combattuto la sua battaglia con la penna e la spada. Ci colpiva la sua vita combaciante col suo disegno e il suo suicidio rituale, premeditato da anni, dopo un discorso fiero e disperato, davanti a una folla scettica e irridente. C’era estetismo, narcisismo, decadentismo nel suo gesto impolitico, di testimonianza pura. Morì a 45 anni nel pieno della fama e del vigore fisico e intellettuale.

Mishima era un nemico ante litteram della globalizzazione, non amava il Giappone all’ingrasso, cresciuto fra transistor, macchine fotografiche e benessere ma evirato della sua tradizione imperiale, militare e aristocratica, privo di un ruolo geopolitico e di una dignità nazionale. Era un antimoderno e un nemico fiero del ’68 che contestò in un pubblico dibattito con gli studenti del Movimento studentesco giapponese. C’era in lui una vena di voluttà omo-erotica riversata in esibizionismo; la stessa che lo spingeva a estasiarsi davanti al martirio di san Sebastiano trafitto dalle frecce. C’era pure fanatismo e velleità (era un golpista mancato); la tradizione fu per lui come un urlo di Munch prima di suicidarsi. Ma si avvertiva il senso del sacro.

Tomba di Mishima, Tokyo

Mishima sognava di rigenerare la cultura giapponese mediante il Crisantemo e la Spada, l’equivalente nipponico del mazziniano Pensiero e azione. Per lui i principi cardine della civiltà sono la ciclicità, ossia la ricorrenza in forme sempre nuove della tradizione; la totalità, che è la capacità di congiungere il conoscere all’agire; e la soggettività, l’elemento creativo e innovativo che traduce la lezione del passato nel proprio tempo.

Lo rivedo oggi in un ritratto a torso nudo che brandisce la spada con lo sguardo fiero e trovo in lui qualcosa della nostra prima giovinezza; ma lo vedo lontano anni luce dal nostro tempo, inattuale. E non so se questo suoni come una condanna del suo anacronismo e del suo gesto finale; o sia una critica del nostro tempo e della sua incapacità di ascoltare le voci dei tempi e degli eroi andati. Lo vedi urlare in un poster nel silenzio glaciale di un tablet e non sai se è lui muto o noi sordi.

 

Fonte: MV, La Verità 25 novembre 2020

 

Note:

  • (1) Seppuku è un termine giapponese che indica un rituale nell’antico Giappone per il suicidio obbligatorio o volontario, privilegio esclusivo della casta dei samurai. Era il modo in cui il samurai evitava la pena capitale, manifestava cordoglio per la morte del proprio signore oppure protestava per un’ingiustizia subita. Il seppuku (“taglia ventre”) è anche conosciuto come harakiri, “ventre taglio”) che è scritto con lo stesso kanji ma in ordine inverso, con un okurigana. In giapponese il termine più formale seppuku, una lettura cinese on’yomi, è usato di solito nella lingua scritta, mentre harakiri, una lettura kun’yomi, è utilizzato nella lingua parlata. «Di norma si considera hara-kiri come un termine di uso volgare, ma si tratta di un malinteso. Hara-kiri è la lettura giapponese Kun-yomi dei caratteri; poiché divenne uso comune preferire la lettura cinese negli annunci ufficiali, negli scritti si impose l’uso del termine seppuku. Quindi hara-kiri è un termine del registro parlato, mentre seppuku è un termine del registro scritto per indicare lo stesso atto.» (Christopher Ross, Mishima’s Sword, p.68). La pratica di fare seppuku alla morte del proprio signore, nota come oibara o tsuifuku, lo on’yomi o lettura cinese), segue un rituale simile.
  • (2) Yukio Mishima (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970), è stato uno scrittore, drammaturgo, saggista e poeta giapponese. Acceso nazionalista, ebbe notorietà anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Mishima fu uno dei pochi autori giapponesi a riscuotere immediato successo anche all’estero. Le sue numerose opere spaziarono dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese Kabuki e Nō, quest’ultimo rivisitato in chiave moderna. Il suo suicidio rituale dopo l’occupazione del Ministero della Difesa, assieme a un gruppo di paramilitari da lui guidati, ha avuto ampia notorietà caratterizzando il personaggio di Mishima nell’immaginario della letteratura.
  • (3) Dominique Venner (Parigi, 16 aprile 1935 – Parigi, 21 maggio 2013) è stato un saggista, storico e militare francese. Attivista, morì suicida nella Cattedrale di Notre-Dame il 21 maggio 2013. All’età di 18 anni si arruolò volontario nell’esercito francese; servì poi come paracadutista in Algeria durante gli anni della guerra d’Algeria. Venner si tolse la vita nella Cattedrale di Notre-Dame il 21 maggio 2013, con un colpo di pistola alla tempia, in segno di protesta contro la percepita progressiva scomparsa dei valori tradizionali di matrice europea. «Io mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze assopite. Mi ribello contro la fatalità del destino. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invasivi desideri individuali che stanno distruggendo i nostri ancoraggi identitari, prima su tutti la famiglia, intimo fondamento della nostra civiltà millenaria. Mentre difendo l’identità di tutti i popoli a casa propria, mi ribello nel contempo contro il crimine che mira alla sostituzione dei nostri popoli
  • (4) Jan Palach (Praga, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato un patriota cecoslovacco divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese. Di confessione protestante, era iscritto alla Facoltà di filosofia dell’Università Carlo IV di Praga, assistette con interesse alla stagione riformista del suo paese, chiamata Primavera di Praga. Nel giro di pochi mesi, però, quest’esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell’Unione Sovietica e degli altri paesi che aderivano al Patto di Varsavia. «Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà»
Fonte

 

 

Libri Citati

  • La voce delle onde
  • Yukio Mishima
  • Traduttore: Liliana Frassati Sommavilla
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Edizione: 25
  • Anno edizione: 2016
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 3 marzo 2016
  • Pagine: 176 p., Brossura
  • EAN: 9788807887550  Acquista € 7,65

Descrizione

Senza mai chetarsi, ora infuriata ora implacabile, la voce delle onde ci accompagna durante tutta la lettura di questo romanzo. Si tratta di una storia d’amore che sulla sponda del mare nasce e si sviluppa, raggiungendo apici di toccante e poetica spontaneità e semplicità. La vita, fatta di coraggio e di sacrificio, di un povero villaggio di pescatori giapponesi è lo sfondo per le uscite sul mare in tempesta, la pesca delle perle e i convegni d’amore di due giovani protagonisti, Shinji e Hatsue, su al tempio di Yashiro, che dall’alto del monte domina l’Isola del canto – Uta-jima – come armoniosamente la chiamano i suoi abitanti.

 

  • La scuola della carne
  • Yukio Mishima
  • Traduttore: Carlotta Rapisarda
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Anno edizione: 2014
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 8 ottobre 2014
  • Pagine: 238 p., Brossura
  • EAN: 9788807885488 Acquista € 8,08

Descrizione

Taeko, elegante e avvenente donna di trentanove anni, conduce una vita agiata e godereccia, destreggiandosi tra l’atelier d’alta moda di cui è proprietaria, le amiche con cui condividere racconti piccanti ed eventi mondani cui partecipare. Stereotipo della donna divorziata e indipendente, immersa nell’alta società nipponica del dopoguerra, ove il desiderio di occidentalizzazione si contrappone a vecchie tradizioni e pregiudizi, Taeko non vuole rinunciare al proprio stile di vita né alla libertà. Poi, una sera, scorge il giovane Senkichi in un gay bar e l’attrazione è fatale. Una magia che scaturisce dalla carne fresca e virile del ragazzo, i muscoli ben tesi, i lineamenti fieri del viso. La vita di Taeko cambia in un batter d’occhio: proprio colei che aveva sempre voluto avventure di poco conto, si ritrova irrimediabilmente in balia di un giovane tanto bello quanto misterioso. Ne scaturisce un gioco perfido e ossessivo. Ma chi è davvero la vittima? Chi il carnefice?

 

  • Sole e acciaio
  • Yukio Mishima
  • Traduttore: L. Origlia
  • Editore: Guanda
  • Collana: Le Fenici tascabili
  • Edizione: 4
  • Anno edizione: 2016
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 5 maggio 2016
  • Pagine: 96 p., Brossura
  • EAN: 9788823514089  Acquista € 8,00

Descrizione

L’autore racconta la scoperta della propria identità fisica, l’interesse per la pratica delle arti marziali e la ricerca di un “linguaggio del corpo”; la testimonianza di un’appassionata indagine nella propria identità di uomo, oltre ogni limite, oltre ogni convenzione.

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