Miss alla conquista di un sogno: l’Italia anni ’50 dei concorsi di bellezza

MISS, MIA CARA MISS

 

1958 per la colonna sonora del film “Totò a Parigi”, diretto da Camillo Mastrocinque. Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, Principe di Bisanzio, Conte palatino e Marchese di Tertiveri, in arte Totò, scrisse una delle sue canzoni più famose: “Miss, mia cara miss” L’uso del termine miss, accorciativo di mistress, diviene d’uso comune nel dopoguerra, come sinonimo di “Reginetta”, utilizzato soprattutto nei concorsi di bellezza. Nel nostro paese, antesignano fu il concorso: “5000 lire per un sorriso”, nato nel 1939 da un’idea di Dino Villani. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, nel 1946 il concorso adotta il nome di Miss Italia. Da allora si svolgerà annualmente in diverse città Italiane, passando indenne gli anni della contestazione giovanile, della lotta armata e del femminismo. Le miss, sono state soggetto di molti film hollywoodiani e della commedia sexy all’italiana, recentemente la serie tv “Insaziable” trasmessa su Netflix, ne ha ridefinito i contorni nel mondo post MeToo, e post ddl Zan. Molte delle partecipanti ai vari concorsi riescono a sfondare nel mondo del cinema, in Italia da quella manifestazione sono uscite starlette come Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Roberta Capua, Simona Ventura, Anna Falchi, Martina Colombari, e molte altre.

Negli Stati Uniti nel 1952 la ditta produttrice di costumi da bagno, “Catalina”, storico sponsor del concorso di Miss America, decide di recedere il contratto di sponsorizzazione, promovendo la nascita di un concorso alternativo, nasce così la kermesse di Miss Universo un evento mondiale atto ad eleggere ogni anno la “Donna più bella del Mondo”. Le regole del concorso negli anni hanno subito piccole alterazioni, mantenendosi comunque fedeli al format originale. Le candidate vincitrici dei vari concorsi di bellezza nazionali trascorrono cerca un mese nella località ospite partecipando a serate di gala, eventi ed incontri con il pubblico. Le finaliste vengono scelte durante una competizione preliminare divisa in tre categorie: intervista, sfilata in costume da bagno e sfilata in abito da sera. L’Italia non è mai riuscita a raggiungere il primo posto, aggiudicandosi solo la seconda posizione nel 1960 con Daniela Bianchi e nel 1987 con Roberta Capua. La vincitrice si aggiudica una borsa di studio di due anni presso la New York Film Academy, uno stipendio per l’intera durata del titolo, un’ampia collezione di vestiti e moltissimi altri premi inclusa la permanenza in un appartamento di lusso nella Trump Tower a New York. Ogni anno il concorso è seguito da oltre 800 milioni di spettatori in circa 90 paesi. La manifestazione è particolarmente sentita in America latina, soprattutto in Venezuela, dove le rappresentanti vengono sottoposte ad una preparazione minuziosissima anche sul versante politico.

“Tutto è politica.” faceva dire al massone Settembrini, Thomas Mann nel suo La montagna incantata.  L’edizione 2021 di Miss Universo, si terrà ad Eilat in Israele il 12 e 13 dicembre, di questi giorni la polemica innescata da Zwelivelile Mandla Mandela, nipote del più noto Nelson, politico e attivista sudafricano, presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999. Fra le partecipanti al concorso dovrebbe esserci anche Lalela Mswane, ventiquattrenne neoeletta Miss Sudafrica. Il problema è che per Zwelivelile Mandela: “Israele è uno Stato dell’apartheid e continueremo a mobilitare tutte le persone amanti della libertà del mondo per boicottare e far approvare sanzioni contro il suo brutale regime”. Al suo appello hanno fatto eco numerosi utenti dei social, fra cui la deputata dell’Economic Freedom Fighters (Eff), Yoliswa Yako. “Non so perché il Sudafrica non abbia ancora preso una posizione” contro l’edizione israeliana di Miss Universo, (..) Con la nostra storia, dovremmo stare in prima linea nelle proteste”.  Da qui le esortazioni fatte alla Miss di non partecipare all’evento.  Le polemiche sono anche sfociate in un comunicato dell’organizzazione Africa4Palestine, con cui si affermava che Mswane non avrebbe più preso parte all’evento proprio a fronte della mobilitazione popolare degli ultimi giorni. Una dichiarazione

Lalela Mswane

questa, smentita da Miss Sudafrica, che ha confermato la partecipazione. “Il governo ritira il suo sostegno a Miss Sudafrica” si legge in una nota rilasciata domenica dal ministero dello Sport e della Cultura sudafricano. La scelta della concorrente, secondo il ministro della Cultura Nathi Mthethwa non terrebbe in considerazione: “il potenziale impatto negativo di una tale decisione sulla reputazione e sul futuro di una giovane donna di colore”. A parlare per la reginetta invece l’organizzatrice di Miss Sudafrica, Stephanie Weil, già balzata agli onori della cronaca per aver accettato nel concorso 2021 le “donne trans”: “Un concorso di bellezza non è un evento politico”. Gli organizzatori fanno sapere che finora non è giunta nessuna disdetta. Resta da capire se Miss Sudafrica potrà sfilare con la fascia nazionale. Hanno invece scelto l’edizione israeliana del concorso due paesi arabi, gli Emirati Arabi, che parteciperanno a Miss Universo per la prima volta e il Marocco, che mancava dal 1978. Entrambi i Paesi hanno “normalizzato” i rapporti con lo Stato ebraico nel 2020 nell’ambito degli “Accordi di Abramo”. Nelle recenti Olimpiadi due judoka, l’algerino Fethi Nourine e il sudanese Mohamed Abdalrasool, sono stati sospesi dal “Cio”, (Comitato olimpico internazionale) per essersi rifiutati di gareggiare con l’atleta israeliano Tohar Butbul. Nourine ha rivendicato alla tv di stato algerina che il suo ritiro era dovuto alla sua fede nella causa palestinese, la bella Lalela invece rivendica il suo attico nella Trump Tower, con buona pace della lotta di liberazione del proprio popolo.

Perdonami se cantoti/Quell’aria che sai tu/Il cantico dei cantici/Nel blu dipinto di blu.

La Spina nel Fianco

 

 

 

Fonte: Il Pensiero Forte del 17 novembre 2021

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