In Italia, laboratorio di un futuro irriconoscibile ma evidentemente già pianificato…

Mr. HYDE, LO SPECCHIO E I SUB-UMANI

Gerard Du Bois Washington Post Stutter

Uk e Israele si apprestano a togliere i loro microscopici (nel primo caso) o circoscritti (nel secondo) passaporti sanitari. La Spagna, che non lo ha mai voluto istituire (e dove è stato posto per iniziativa locale è stato immediatamente rimosso dalla magistratura), si prepara a trattare covid come l’influenza, uscendo da ogni logica e iniziativa emergenziale.

Apartheid

In Italia, laboratorio di un futuro irriconoscibile ma evidentemente già pianificato, il 10 gennaio, dopo 5 mesi di tappe di avvicinamento, è iniziato l’ apartheid, quello vero, quello che priva milioni di persone di diritti essenziali e libertà fondamentali sulla base di convinzioni e scelte personali che non costituiscono la violazione di alcuna norma. Una rivoluzione che si perfezionerà in capo a due settimane: oggi banche, uffici postali, parrucchieri, estetisti; dal primo febbraio l’interdizione degli esercizi commerciali per chi sia sprovvisto del lasciapassare – veri e propri esseri subumani.

Contestualmente il garante della Costituzione esce di scena convinto di lasciare “un Paese unito”: una affermazione talmente paradossale e contrastante con la realtà da apparire tecnicamente comica, al punto che verrebbe da pensare che i cronisti per pudore abbiano voluto omettere la “p” che nella versione originale stava all’inizio dell’aggettivo.

Uno dei più autorevoli e influenti (anche socialmente) scienziati italiani, Guido Silvestri, ultimamente molto impegnato ad accreditarsi con Draghi, rilascia un’intervista a Repubblica in cui si legge un passaggio che reputo emblematico:

“[Il green pass] Serve a dire questo alle persone. Il vaccinato può infettarsi, ma subisce una malattia lieve e non crea il disagio ospedaliero. Se non lo capisci, te lo spiego impedendoti di andare al ristorante, allo stadio o al cinema. È giusto? Sarebbe stato più bello se tutti ci fossimo vaccinati spontaneamente, ma se non succede bisogna evitare le conseguenze più gravi”.

Questo passaggio ha il pregio di porre la questione nei termini corretti, inquadrando il GP come una misura non direttamente sanitaria (difficile, del resto, sostenere ancora la gran menzogna estiva di Draghi, quella della “garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”), ma puramente coercitiva rispetto a un obiettivo indiretto; e, nei confronti degli irriducibili, propriamente punitiva.

Parendomi questa, tra tutte, l’unica argomentazione a favore del green pass fondata su una logica (ancorché brutale e per quello che mi riguarda irricevibile), voglio condurne una critica; che non è una critica a chi l’ha pronunciata, ma è una critica del potere – come si usava fare una volta, soprattutto a sinistra, senza rischiare di essere chiamati complottisti.

1) La frase citata descrive il green pass come una misura destinata a incidere sullo svago e sul tempo libero. Questo poteva essere vero in agosto, quando Draghi, a corredo della gran menzogna già citata, legava la funzione del GP alle opportunità di “divertimento”. Oggi potremmo dire che non c’è niente di più lontano dal vero: oggi si tratta di lavoro, sostentamento di famiglie, carriere interrotte, istruzione universitaria limitata o interdetta, corsi di formazione, accesso agli uffici pubblici, servizi alla persona, attività sportive, ginniche e motorie, mezzi pubblici e libera circolazione nel territorio nazionale, vita sociale e formazione culturale degli adolescenti; tra dieci giorni si tratterà anche di potere accedere a qualunque esercizio commerciale, salvo farmacie e supermercati.

2) Chiarito quanto sopra, se lo scopo diretto del GP non è tutelare la salute pubblica impedendo i contagi, né bloccare la circolazione del virus, ma costringere le persone a una forma di prevenzione individuale (per non rischiare di diventare fonte di disagio ospedaliero), siamo proprio sicuri che quanto avviene oggi in Italia risponda al criterio della proporzione? Il fatto che l’accorto Silvestri ometta di fare riferimento a lavoro, istruzione, trasporto, fa sospettare che la proporzione non ci sia neanche per gli stessi sostenitori del GP; e che nominando questi ambiti vitali dall’interno di una frase che inizia con “te lo faccio capire impedendoti…” avrebbe provato lui stesso un certo imbarazzo. Come Mr. Hyde che passasse davanti a uno specchio mentre pensasse di essere ancora il dr Jekyll. Trattare oggi il GP come una picciola cosa che riguarda solo aspetti marginali e frivoli dell’esistenza mi pare proprio come un voltarsi davanti a quello specchio. Del resto, Mr. Hyde si nasconde. Soprattutto a se stesso. Ma chissà… Lasciamo perdere le indebite suggestioni letterarie e andiamo avanti.

3) Se per assurdo fosse diventato improvvisamente legittimo rilasciare/ritirare diritti e libertà fondamentali in base all’impegno che ognuno assume e dimostra per non pesare sul sistema ospedaliero (o magari anche su altri ambiti contrassegnati da costi e rischi), perché mai dovremmo limitare il discorso al covid? Sappiamo che in Italia i ricoveri ospedalieri sono circa 7-8 milioni all’anno, per un totale di qualcosa come 40 milioni di giornate di ricovero. Quanti di questi ricoveri sarebbero evitabili spingendo le persone ad adottare diversi comportamenti individuali e collettivi? Quali misure restrittive/costrittive/ricattatorie potrebbero abbassare sensibilmente questi numeri?

Per esempio, dei 70-80.000 decessi annui, in Italia, causati dall’inquinamento atmosferico (gran parte dei quali coinvolgerà gli ospedali, presumo), quanti se ne eviterebbero se nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro si tenesse la temperatura sotto i 17 gradi?

“Non capisci che basta che tutti si mettano un maglione in più per ridurre il particolato? Te lo spiego impedendoti di andare al ristorante, allo stadio o al cinema… (e all’università, al lavoro, sul bus, alla posta…)”. Idem per il consumo di carne: “Non vuoi capire che comprare la fettina o l’hamburger alimenta una filiera industriale che è responsabile per il 20% della produzione di quel particolato che fa morire precocemente così tante persone? E io te lo spiego impedendoti…”.

E che dire dei 250 mila feriti in incidenti stradali ogni anno in Italia, di cui 17 mila (45 al giorno) gravi? Come cambierebbe il numero se si abbassassero tutti i limiti di velocità del 30%? Poi, certo, “se vuoi andare a 130 fai pure, ma se non capisci che così rischi 10 volte di più di entrare, e fare entrare altri magari prudentissimi, a fare parte di quella statistica, molto costosa, be’, te lo spiego io impedendoti…”.

4) Dove sono dunque, oggi, la differenza e il limite tra il caso covid e tutte le altre occorrenze sanitarie e ospedaliere? Forse nel fatto che le seconde, pur costituendo un fenomeno di dimensioni colossali e dagli smodati costi sociali, sono “pietrificate” in uno status quo, che è anche un’economia sanitaria consolidata, e non essendo emergenza testimoniabile dalle telecamere e misurabile con tamponi, non importa se è sofferenza evitabile?

E se non è così, ma c’è un effettivo, sostanziale discrimine tra covid e tutto il resto, chi si incarica di definire quel discrimine? Quali costi e quali sofferenze e quali rischi pubblici, esattamente, vanno evitati a costo di negare diritti fondamentali ai cittadini ritenuti (da chi? dalla maggioranza?) irresponsabili, e quali no?

5) Nel liberale mondo anglosassone in cui lo stesso virologo vive e lavora, certamente staranno ridendo forte di noi, che siamo disposti a soggiacere a simili paradigmi paternalistici/padronali da puro Stato etico, che non è lui che è violento, ma sono i cittadini cattivi che lo costringono a esserlo.

Ma, a parte quello che possono pensare di noi gli altri, mi chiedo, lo chiedo ai sostenitori del GP se ce n’è qualcuno tra i lettori di questo post: davvero volete vivere in un mondo in cui un inedito soggetto con un corpo e due teste – una testa politica e una testa tecnica – non si fa alcuno scrupolo a mostrare un volto così minaccioso?

Carlo Cuppini

 

 

 

 

Fonte: THEUnconditionalblog del 20 gennaio 2022

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