La gauche caviar si trasforma in gauche quinoa

NASCE LA GAUCHE QUINOA CHE ODIA CAVIALE

GRIGLIATE, VINO E SAPONE


La gauche caviar si trasforma in gauche quinoa. Basta con il piacere, facciamoci del male! Il nuovo corso masochista della sinistra inizia, ovviamente, in Francia. Anzi, a Parigi. Perché la Francia profonda continua ad amare il foie gras ed il camembert, le ostriche ed il burro. Ma la gauche quinoa inizia a preoccupare gli intellettuali di sinistra, perlomeno quella parte che non ha ancora ceduto alla dittatura del politicamente corretto, della cancel culture. Quei reduci del maggio francese che credevano agli slogan sulla fantasia al potere, sul godimento senza ostacoli, sulla ragionevolezza di chiedere l’impossibile.

Ora, invece, la sinistra parigina politicamente corretta si scaglia contro i gilet jaunes rei di avere creato nei loro raduni una “socialità felice”, tra bicchieri di vino e grigliate di carne. Si scaglia contro l’idea stessa del piacere, considerandolo un retaggio culturale da estirpare. Si ribalta il tipico atteggiamento delle mamme italiane di qualche decennio addietro che costringevano i figli a finire tutto ciò che c’era nel piatto con il ricatto morale: “Mangia! Pensa ai bambini del Biafra che sarebbero felici di essere al tuo posto”. La gauche quinoa cambia prospettiva (anche perché il Biafra non sanno più dove sia): “Digiuna! Per solidarietà con i profughi e con i migranti che soffrono”.

Teneva soldi nella cuccia del cane. La senatrice Pd Cirinnà

Ovviamente si tratta di un onanismo intellettuale tipicamente parigino. Ma inizia a far proseliti anche in Italia, seppur solo teoricamente. Sarebbe poco credibile una Cirinnà – sì, proprio quella che si lamentava sui social perché la domestica si era licenziata e le toccava pulir casa – impegnata a promuovere i sacrifici e le rinunce pontificando dalla sua mega tenuta di Capalbio.

Così l’ascetismo viene rilanciato dalla poubelle (pattumiera n.d.b.) del Tg5. Con una serie di consigli per risparmiare su luce e gas. Il primo è tipico di una sinistra italiana d’antan: lavare e lavarsi di meno, con minor frequenza. Perché mai fare il bucato più volte ogni settimana? Magari perché la lavatrice è piena e in famiglia servono indumenti puliti. Ma al Tg5 se ne fregano. In attesa di recuperare i consigli, generalmente estivi, per combattere la siccità e come forma di solidarietà nei confronti dei Paesi poveri: tirare lo sciacquone del water solo per ragioni “solide” e risparmiare l’acqua negli altri casi. E risparmiarla anche per lavarsi. Che bisogno c’è di farlo tutti i giorni?

Dobbiamo dunque aspettarci, con i prossimi caldi, un drammatico incremento dei cattivi odori sui mezzi pubblici, a scuola, nei luoghi di lavoro, nei negozi. A cui seguirà la discriminazione sociale, orchestrata dai media di regime, nei confronti di chi oserà presentarsi pulito e non maleodorante. Dopo i No Vax partiranno gli attacchi mediatici contro i Sì Water, Barbara D’Urso e le eroiche truppe di Lamorgese andranno a caccia di chi sorride con denti puliti. Ci saranno perquisizioni nelle case da dove proverranno canzoni (meno stonate che a Sanremo) che rappresenteranno un indizio di tentativo di farsi una doccia.

Con la differenza che, in Francia, è il quotidiano della gauche, Libération, a interrogarsi sull’idiozia del nuovo corso. In Italia nessuno si interrogherà perché il pensiero ed il dubbio non sono ammessi.

Augusto Grandi

 

 

 

 

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